Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Un dato è incontrovertibile. Il fatto che il modus
operandi di Cateno De Luca ad oras convince di più i messinesi che le dinamiche
del resto del mondo. Probabilmente perché è un abito sartoriale su misura dei
loro attuali gusti. Poi possiamo discettare sul fatto che ciabatte,
pinocchietti e canotte non sono da arbiter elegantiarum. Che gli scappa la mano
con l’AI, che il suo linguaggio a volte, nel surriscaldamento agonistico, è
greve, da foro boario più che da Cicerone, ma non è ipocrita, al limite
contraddittorio, ma chi oggi non lo è? Qualche esteta potrebbe definirlo “zallo”,
ma oggi la società, la comunicazione, i media, a volte persino alcuni
intellettuali, o detti tali, lo sono. Quindi Cateno è collegato con lo spirito
del tempo, coniugato con il territorio, in cui è diventato il Conte dello
Stretto. E magari gli altri, con questo spirito dei tempi non lo sono. Poi lo
spirito del tempo muta e con esso le aspettative, si deve sempre giocare al
rialzo e non sempre i bluff o le carte non buone le puoi nascondere. Oggi è
cosi, del diman non c’è certezza. È certo però che per almeno un anno, quello
decisivo, il suo potere di contrattazione rimarrà alto. Forse non avrà il 20%
dei siciliani con se, come ha dichiarato, ma il 10% certamente, e basta ed
avanza. Lui ha detto che oggi è più certificato, nel senso amministrativo, cosa
vera rispetto agli altri, di ieri. Ma ha anche detto che potrebbe accodarsi ad
uno migliore di lui, ma che costoro non sono né Mulè, né il suo angelo caduto
La Vardera. Migliore può essere di due tipi. O migliore dal punto di vista
gestionale, ma è difficile perché non vediamo dei Draghi titolati a voler
amministrare l’isola. Oppure dal punto di vista politico e visionario, qualcuno
che ha una capacità di rappresentare sogni e generazioni per un cambiamento
sostanziale. E tra coloro che oggi sono sul proscenio oggi nessuno lo convince.
La cosa ormai certa è che a Messina non c’è più il
centrosinistra, la parte centro del centrosinistra è evaporata, o forse
parzialmente assorbita da Cateno, la parte antagonista di 5stelle o La Vardera
è minimale, il PD residuale. Dall’altro lato, a parte il crollo ormai
deprimente di FI, c’è solo la forza personale di Genovese, che non è detto che
voglia continuare a perdere da quel lato. I Genovese in fondo hanno più titoli
degli altri a presidiare altre latitudini visto che Francantonio è stato segretario regionale del PD, non
scordiamocelo. Come non ci scordiamo che Marcello Scurria, il candidato sindaco
del centrodestra, è stato l’ultimo segretario cittadino dei Ds pre PD. Il bello
di una città la cui patrona è la Madonna della Lettera è che le lettere possono
essere ricombinate, cambiando semantica e semiotica. La sinistra sinistra, a
parte l’eremita No Ponte Renato Accorinti, a Messina è scomparsa dal tempo del
mitico rifondarolo Nino Urso, che portò falce e martello nel consiglio comunale
messinese. Da allora niente più El pueblo unido, niente caffè al Welfsthalia,
nessuna Weltanshauung, ma solo Ciuri Ciuri.
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