Quattro braccianti morti bruciati vivi all’interno di un veicolo fermo in un distributore di carburante ad Amendolara, nel cosentino. La Procura di Castrovillari ha emesso il fermo di due cittadini pakistani al termine di un lungo interrogatorio condotto nella Questura di Cosenza. Il delitto plurimo è stato integralmente documentato dalle telecamere dell’impianto di videosorveglianza del distributore. C’è anche un superstite: un uomo afghano che viveva con le vittime a Villapiana, fuggito rompendo un finestrino con le braccia fasciate per le ustioni, che ha raccontato tutto al TgR Calabria.
Il fermo: come gli investigatori hanno identificato i due indagati
I due cittadini pakistani erano stati fermati a Villapiana nella serata del giorno dell’omicidio, poi trasferiti alla Questura di Cosenza per l’interrogatorio condotto dagli investigatori della Squadra Mobile. Al termine delle operazioni, la Procura di Castrovillari ha formalizzato il fermo con l’accusa di omicidio volontario.
Lo strumento decisivo per l’identificazione è stato il sistema di videosorveglianza del distributore di carburante teatro del delitto. Le telecamere hanno ripreso tutte le fasi del crimine senza interruzioni, fornendo agli investigatori un elemento probatorio di rara completezza per un’indagine nella sua fase iniziale.
Cosa mostrano le immagini delle telecamere
Il video dell’impianto di videosorveglianza ha trasformato un sospetto degli investigatori della Squadra Mobile in una certezza. Dalle immagini si vedono due persone che, prima una e poi l’altra, bloccano le portiere del veicolo dall’esterno facendo forza con le braccia. Dal portellone posteriore viene quindi presumibilmente lanciato liquido infiammabile. Poi si vede una fiammata. I due fuggono.
Le quattro vittime erano intrappolate all’interno mentre il fuoco si propagava nell’abitacolo.
La testimonianza del superstite al TgR Calabria
C’è un quinto uomo. Era con le vittime, viveva con loro a Villapiana, e ha raccontato quello che ha visto. Rintracciato e intervistato dal TgR Calabria, il superstite ha parlato in un italiano stentato con le braccia ancora fasciate per le ustioni riportate nel momento in cui è riuscito a rompere un finestrino e fuggire.
L’uomo ha precisato che tre delle quattro vittime erano afghane. Ha poi ricostruito il movente riferito dai due fermati: volevano del denaro per il trasporto. Le vittime non intendevano pagare. A quel punto, ha detto il superstite, i due hanno gettato benzina nell’abitacolo e poi un accendino.
Il superstite ha anche descritto il contesto in cui le vittime vivevano e lavoravano. Secondo il suo racconto, i due cittadini pakistani fermati minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per costringerli a lavorare, e non li pagavano. “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no”. Ha aggiunto che esiste una “grande mafia del Pakistan”.






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