Ad aprile la probabilità era al 62%. Ora è all’80%. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha pubblicato il 2 giugno 2026, dalla sua sede di Ginevra, un nuovo bollettino su El Niño: le stime indicano che il fenomeno climatico si svilupperà nel Pacifico equatoriale centro-orientale durante il trimestre giugno-agosto 2026 con una probabilità dell’80%, e che proseguirà almeno fino a novembre con il 90% di probabilità.
Il Climate Prediction Center del NOAA spinge ancora più in là: 96% di probabilità che il fenomeno prosegua fino a febbraio 2027.
Cosa è cambiato rispetto alle previsioni di aprile
Il salto dalla stima del 62% di aprile all’80% attuale non è casuale. Tra fine aprile e metà maggio, la temperatura della superficie del Pacifico equatoriale centro-orientale si è avvicinata in modo decisivo alle soglie di El Niño. Le anomalie della temperatura superficiale sono alimentate da condizioni sotterranee insolitamente calde nel Pacifico tropicale, con temperature che superano i 6°C rispetto alla media e che forniscono un notevole serbatoio di calore, che contribuisce al riscaldamento superficiale osservato.
Al momento, però, l’intensità di questo fenomeno resta incerta: la maggior parte dei modelli suggerisce un evento almeno moderato, ma nessuna categoria di intensità supera il 37% di probabilità. Dietro questa prudenza c’è una ragione tecnica ben precisa. Le previsioni elaborate in questo periodo dell’anno vanno interpretate con cautela per via della cosiddetta “barriera di prevedibilità della primavera boreale”, che si verifica tipicamente tra febbraio e maggio.
Il WMO ricorda inoltre un punto spesso trascurato nel racconto mediatico: l’intensità degli indicatori di El Niño non corrisponde direttamente all’intensità dei suoi impatti. Un El Niño più forte può rendere certi effetti più probabili, ma non li garantisce.
“Super El Niño”: perché il WMO non usa questo termine
Nelle ultime settimane il termine “Super El Niño” è rimbalzato su giornali e siti di tutto il mondo. Il WMO non utilizza mai il termine “Super El Niño”, poiché non fa parte delle classificazioni standardizzate ufficiali e rappresenta una mera espressione giornalistica, con cui solitamente si indica un riscaldamento del Pacifico di almeno 2°C rispetto alla media. In assenza di un valore ufficiale riconosciuto, usare quel termine come se fosse una categoria scientifica è impreciso.
L’intensità del fenomeno atteso è ancora aperta: i modelli prevedono uno scenario che va da un riscaldamento debole a valori attorno ai 3°C sopra la media nella zona di monitoraggio Niño 3.4. Ma quella forbice, al momento, non si chiude.
L’allarme di Guterres: “Getterà benzina sul fuoco”
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato: “I dati scientifici sono inequivocabili: c’è il 90% di possibilità che El Niño arrivi alle nostre porte nei prossimi mesi. Il mondo deve trattarlo come l’urgente avvertimento climatico che è. Le condizioni di El Niño getteranno benzina sul fuoco di un mondo in via di riscaldamento. Gli impatti saranno ancora più forti e si faranno sentire ancora più lontano. Attraverseranno i confini a una velocità devastante”.
Per Guterres “l’unica risposta efficace è un’azione climatica all’altezza della crisi. Si tratta di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, proteggere i più vulnerabili e istituire sistemi di allarme rapido per tutti”.
Il 2027 nel mirino: il report WMO sulle temperature 2026-2030
L’allarme di Guterres si inserisce in un quadro più ampio. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha pubblicato il nuovo report sulle temperature medie globali annuali per il periodo 2026-2030: secondo gli esperti saranno comprese tra 1,3 e 1,9 gradi al di sopra della media rispetto al periodo 1850-1900. C’è l’86% di probabilità che uno di questi 5 anni superi il 2024 come quello più caldo mai registrato.
Il sorvegliato speciale è il 2027, che potrebbe rivelarsi particolarmente rovente proprio a causa dell’arrivo di El Niño. Il rapporto, prodotto dal Met Office del Regno Unito in qualità di centro di riferimento della WMO, offre una sintesi delle previsioni fornite da 13 istituti di tutto il mondo, tra cui il Centro di supercalcolo di Barcellona, il Centro canadese per la modellazione e l’analisi climatica, il Servizio meteorologico tedesco e il Met Office stesso.
Gli ultimi dati indicano che c’è il 91% di probabilità, nei prossimi 5 anni, che la temperatura media globale superi temporaneamente di 1,5 gradi i livelli medi del periodo 1850-1900. Questo livello era già stato superato nel 2024, quando la temperatura aveva sorpassato quella soglia di 1,55 gradi.
L’Artico continuerà a risentire in maniera particolarmente intensa del riscaldamento globale: nei prossimi 5 inverni dell’emisfero settentrionale, si prevede che le temperature artiche saranno di 2,8 gradi più alte di quelle medie, un valore 3,5 volte superiore rispetto a quello globale. Il ghiaccio marino subirà un’ulteriore riduzione nel Mare di Barents tra Norvegia e Russia, nel Mare di Bering tra Alaska e Siberia, e in quello di Okhotsk tra Siberia e Giappone.
Cosa può accadere in Europa e in Italia
L’Europa non è tra le regioni più direttamente influenzate da El Niño, che esercita i suoi effetti più marcati su altre aree del pianeta: generalmente questo fenomeno climatico causa maggiori precipitazioni in parti del Sud America, negli Stati Uniti meridionali e nel Corno d’Africa, portando invece maggiore siccità su America centrale, Australia, Indonesia e parti dell’Asia meridionale.
Gli effetti di El Niño si avvertono con più forza nell’anno successivo al picco, non durante lo stesso anno in cui il fenomeno si sviluppa. Questo significa che, in Europa, i possibili impatti potrebbero arrivare nel 2027.
Gli anni durante i quali si sviluppa El Niño sono stati associati a temperature più elevate nella regione europea: si ritiene che l’ultimo El Niño abbia contribuito a rendere il 2024 l’anno più caldo mai registrato in Europa. Su questa base, è ragionevole aspettarsi che nel 2027 possano presentarsi condizioni termiche sopra la media, con un aumento di probabilità di ondate di calore prolungate ed eventi meteorologici estremi.
Per quanto riguarda l’Italia e il Mediterraneo in particolare, vale la cautela già indicata in un precedente approfondimento su BlogSicilia del 24 aprile 2026: la relazione tra El Niño e il clima europeo è più complessa e meno diretta rispetto ad altre aree del pianeta. L’annuncio di un’estate rovente causata direttamente da El Niño non trova riscontro nel piano climatologico. Quello che resta reale è che l’Anticiclone Subtropicale Africano, storicamente spinto verso nord in anni di El Niño forte, agisce come fattore amplificante su un contesto già più caldo di vent’anni fa.
Stando sempre ai dati WMO, per il trimestre giugno-agosto 2026 le previsioni climatiche globali prevedono una dominanza di temperature sopra la norma in gran parte del pianeta. Per l’Europa le proiezioni più precise arriveranno nelle prossime settimane, quando i dati saranno più solidi e la “barriera di prevedibilità primaverile” sarà definitivamente superata.






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