Il Tribunale di Pesaro ha ridotto a 14.232 euro un debito che una società finanziaria aveva quantificato in 32.447 euro, chiedendone il pagamento a una donna pesarese titolare di tre rapporti di finanziamento. La sentenza, che ha revocato il decreto ingiuntivo originario, è finita al centro di un’iniziativa di Sos Utenti Aps, associazione di difesa dei consumatori, che ha sollevato una questione più ampia: il meccanismo che ha portato al dimezzamento del debito potrebbe riguardare una fetta consistente dei circa 2,5 miliardi di euro di mutui, prestiti personali e credito al consumo accesi dalle famiglie nella sola provincia di Pesaro e Urbino.
Tre contratti, un decreto ingiuntivo e la contestazione della cliente
La vicenda nasce da tre rapporti di finanziamento: un’apertura di credito del 2012, una seconda linea di credito del 2018 e un prestito personale, sempre del 2018. La finanziaria, come cessionaria del credito, aveva chiesto alla cliente il pagamento di 32.447 euro, oltre a interessi e spese.
La donna si era opposta al decreto ingiuntivo contestando diversi aspetti dei contratti: dalla validità della documentazione alla trasparenza delle condizioni, fino ai tassi applicati e ai costi collegati al finanziamento. Il Tribunale non ha accolto le contestazioni più radicali.
Cosa ha deciso il giudice: validi i contratti, ma la somma va ricalcolata
La sentenza chiarisce che i contratti erano validi, che la cliente aveva sottoscritto la documentazione e che non è stato accertato alcun superamento dei tassi soglia. Dunque, niente usura, niente cancellazione dei rapporti, niente azzeramento del debito. Ma la somma effettivamente dovuta è stata ricalcolata e dimezzata.
Il punto nodale è nella funzione stessa del giudizio di opposizione. Il giudice ha ricordato che l’opposizione a un decreto ingiuntivo non serve solo a verificare se il provvedimento iniziale fosse formalmente corretto, ma impone di accertare l’esistenza e l’esatto ammontare del credito. La consulenza tecnica d’ufficio disposta nel corso del procedimento ha rilevato una differenza rilevante tra la cifra pretesa dalla finanziaria e il debito residuo reale della cliente. Al termine del ricalcolo, il credito riconosciuto dal Tribunale è sceso a 14.232 euro.
Il meccanismo dell’anatocismo implicito
Secondo la consulenza tecnica, nel meccanismo di calcolo era incorporata una componente di interessi sugli interessi, il cosiddetto anatocismo implicito. Questo non ha portato il giudice a dichiarare nullo il contratto, né a parlare di usura. Ma ha inciso sul ricalcolo finale del credito e sulla revoca del decreto ingiuntivo originario.
L’anatocismo, nella sua forma esplicita, è il calcolo di interessi sugli interessi già maturati e non pagati, una pratica vietata o fortemente limitata dalla normativa italiana salvo specifiche eccezioni. Nella sua forma implicita, individuata dalla consulenza tecnica in questo caso, si manifesta invece nella struttura interna del piano di rimborso o del metodo di capitalizzazione degli interessi, senza che il contratto la dichiari espressamente. È sufficiente a modificare in modo significativo la somma finale dovuta, senza che il debitore ne sia consapevole al momento della firma.
Il commento di Sos Utenti Aps: “Può riguardare milioni di famiglie”
Stefano Cesare Palazzi, vicepresidente di Sos Utenti Aps, ha commentato: “Quando si parla di mutui e prestiti non si parla di formule astratte ma della vita economica delle famiglie e delle imprese. Anche differenze tecniche apparentemente minime nel calcolo degli interessi possono produrre effetti economici molto rilevanti lungo la durata di un finanziamento”.
L’associazione chiede controlli più stringenti sui contratti di finanziamento, prendendo la sentenza pesarese come punto di partenza. Il richiamo ai 2,5 miliardi di euro di finanziamenti in corso nella sola provincia di Pesaro-Urbino serve a dare la misura di quanto il problema possa essere diffuso: se anche solo una parte di quei contratti contenesse anomalie analoghe a quelle rilevate dalla consulenza tecnica, le somme in gioco sarebbero molto più alte di quelle emerse in questo singolo procedimento.






Commenta con Facebook