Due coniugi siracusani, collocatari di una minore, sono stati raggiunti da un’ordinanza applicativa della misura del divieto di incontro con la bambina, emessa dal Gip del Tribunale di Siracusa su richiesta della Procura della Repubblica.
Le accuse
Gli indagati, a quanto contesta la Procura, avrebbero ostacolato il ricongiungimento della minore con la madre biologica e sono accusati maltrattamenti in famiglia, sottrazione di minore e mancata esecuzione di provvedimento del giudice. La misura è stata eseguita dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri presso la Procura di Siracusa.
La vicenda
La vicenda trae origine dall’arrivo in Italia di una bambina nata all’estero nel 2019. Appena tre anni, sola, senza genitori né familiari, la piccola giunse sulle coste siciliane nel febbraio 2022, tratta in salvo dalla nave Ocean Viking e sbarcata a Pozzallo il 13 febbraio. Avviate dalla Croce Rossa Italiana le ricerche dei genitori, rimaste infruttuose, nel giugno 2022 la bambina veniva affidata in via provvisoria alla coppia oggi indagata, individuata tra i richiedenti l’adozione. Nel luglio 2023, il tutore della minore avanzava istanza per il riconoscimento dello stato di abbandono e l’avvio della procedura di adottabilità.
La madre
La svolta arrivò pochi giorni dopo: dalla Croce Rossa pervenne la segnalazione relativa a una donna sbarcata a Brindisi nel marzo 2023, che cercava la figlia. Il test del DNA confermò il legame biologico. Il procedimento di adottabilità fu archiviato e venne avviato un percorso di riavvicinamento tra madre e figlia. Con sentenza del 17 luglio 2025, il Tribunale per i Minorenni di Catania dispose l’immediato avvio degli incontri e prescrisse ai coniugi collocatari di favorire la frequentazione, senza ostacolare il ricongiungimento.
La tesi dei magistrati
Secondo la ricostruzione della Procura, i due indagati avrebbero sistematicamente disatteso i provvedimenti del Tribunale, ponendo in essere condotte definite dagli esperti „altamente maltrattanti”: pressioni psicologiche sulla bambina, induzione a rifiutare la madre biologica, isolamento progressivo della minore dalla scuola, dalla neuropsichiatria infantile e dalle attività sociali. Le attività tecniche di indagine avrebbero consentito di documentare, sempre secondo l’accusa, episodi in cui la minore sarebbe stata destinataria di rimproveri e atteggiamenti coercitivi nei momenti in cui non appariva adeguarsi alle condotte richiestele dagli indagati, con conseguente aggravio, secondo i tecnici, del disagio psicofisico già rilevato. Con decreto del 31 marzo 2026, il Tribunale per i Minorenni dispose la revoca del collocamento e il trasferimento della bambina presso una famiglia-ponte, con generalità secretate. Anche tale provvedimento sarebbe rimasto inattuato fino all’esecuzione odierna dell’ordinanza.






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