Novembre 2025, supermercato di Pesaro. Imagbe Ehizomwengie, 36 anni, nigeriano, stava facendo quello che faceva tutti i giorni: vendere qualcosa nei pressi dell’ingresso e chiedere l’elemosina ai passanti. Con parte di quei soldi ha comprato un biglietto del Gratta e vinci. Era vincente: 500mila euro. Da quel momento il problema non era più sopravvivere. Era come fare per incassare quei soldi.
Senza documenti, niente conto corrente
Le norme italiane ed europee in materia antiriciclaggio sono chiare: per incassare premi di questa entità occorre presentarsi con documenti di identità validi e disporre di un conto corrente bancario. Imagbe era in Italia dal 2022 in condizione di irregolarità. Aveva presentato domanda di protezione speciale alla questura di Pesaro, che l’aveva respinta. I ricorsi dei suoi avvocati erano in corso, ma nel frattempo non aveva né documenti né conto. Il biglietto vincente era lì. I soldi no.
L’accordo che non ha funzionato e il ruolo della comunità
Per uscire dall’impasse, Imagbe si è rivolto a un connazionale disponibile ad aprire un conto e incassare la vincita per conto suo. I soldi sono arrivati sul conto dell’amico. Poi qualcosa si è incrinato: il connazionale ha cominciato a trattare quella somma come propria. La disputa è rimasta all’interno della comunità nigeriana, che ha mediato un accordo: 250mila euro, la metà esatta della vincita, sono finiti sul conto di un cugino di Imagbe. Con quella cifra il cugino ha acquistato un negozio a Falconara Marittima, in provincia di Ancona. Sarebbe diventato il posto di lavoro di Imagbe, non appena avesse avuto i documenti in regola.
Chi è Imagbe e perché è fuggito dalla Nigeria
Imagbe aveva lasciato la Nigeria nel 2016. Il motivo era preciso: la famiglia lo spingeva a entrare in una setta segreta capeggiata dal padre e lui non ne voleva sapere. Dopo un lungo percorso, è arrivato in Italia nel 2022 e ha tentato la strada della protezione speciale. La questura di Pesaro ha detto no. I giudici di Ancona hanno detto sì, ma ci sono voluti anni.
A supporto del ricorso hanno pesato tre elementi: la padronanza della lingua italiana, la condotta integrata nel territorio e la fedina penale completamente pulita. Su queste basi il tribunale di Ancona ha ribaltato la decisione amministrativa, ordinando il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale.






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