Pur ringraziando le Forze dell’Ordine per il lavoro straordinario e silenzioso che svolgono ogni giorno è innegabile che Palermo sta attraversando una fase critica sul fronte della sicurezza. Le recenti operazioni di polizia hanno confermato ciò che i cittadini denunciano da mesi: la criminalità organizzata non è arretrata, ma si sta riorganizzando. È ripartita dai quartieri più fragili, dove la presenza dello Stato è discontinua e dove le famiglie mafiose e i gruppi criminali legati al narcotraffico tentano di riconquistare spazi, consenso e silenzi.
Non basta ancora aver colpito con le indagini i mandamenti di Brancaccio, Roccella, Corso dei Mille, Santa Maria di Gesù, Villagrazia e Villaggio Santa Rosalia che raccontano una realtà inequivocabile: sono fiorenti le piazze di spaccio stabili, armi, estorsioni, riciclaggio, reti di approvvigionamento interregionali e internazionali. La mutazione di pelle della mafia è in corso, oggi meno visibile e più finanziaria, più manageriale, più infiltrata nei circuiti economici.
Di fronte a tutto questo, Palermo non può permettersi né rassegnazione né superficialità. Serve una risposta politica chiara, unitaria e coraggiosa. Ma la risposta tarda ancora ad arrivare. Urge un patto che coinvolga Prefettura, Procura, Forze dell’ordine, Comune e Città Metropolitana, Scuole, Associazioni, Parrocchie, Terzo Settore, Università e Centri di Ricerca.
La sicurezza non è solo repressione: è presenza, prevenzione, educazione, lavoro, servizi, ma soprattutto rete di comunità.
Dove è finito il Piano straordinario per le periferie sud, oggi sotto pressione criminale? Dove sono finiti quegli investimenti su illuminazione, spazi pubblici, sport, cultura, scuole aperte? Dov’è finito il rafforzamento dei servizi sociali nei quartieri più esposti? Dov’è il presidio costante della Polizia Municipale e il monitoraggio trasparente dei fondi pubblici per evitare infiltrazioni? Dalla carta, alle parole e al territorio in quest’ultimo non si registrano gli effetti benefici degli interventi annunciati.
La sicurezza non è un tema di destra o di sinistra: è un diritto democratico e un dovere delle istituzioni garantirla.
Oggi la politica istituzionale – locale e nazionale – non è più credibile quando parla di sicurezza. Non lo è perché non ascolta i territori; non vede ciò che i cittadini vivono ogni giorno; non interviene con tempestività; non costruisce politiche pubbliche strutturate; non presidia le periferie; non investe in prevenzione, educazione e comunità.
Inoltre, è ormai indispensabile un decalogo istituzionale chiaro e univoco che indichi ai cittadini quando e come ricorrere al numero di emergenza 112, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Polizia Municipale. Oggi, infatti, chi chiede aiuto si ritrova troppo spesso rimbalzato da un corpo all’altro, in un gioco di competenze che non produce alcuna risposta concreta. Questo rimpallo non è solo un disservizio: inasprisce la convivenza civile, alimenta sfiducia e lascia i cittadini soli di fronte ai problemi.
La distanza tra ciò che accade nelle strade e ciò che viene raccontato nelle dichiarazioni ufficiali è diventata insostenibile. La sicurezza reale e la sicurezza percepita coincidono, e coincidono in un punto critico: i cittadini non si sentono protetti perché troppo spesso non lo sono.
Per questo la narrazione rassicurante di una parte della politica istituzionale non è più credibile. Non lo è perché i fatti la smentiscono ogni giorno. Non lo è perché i cittadini vivono sulla propria pelle ciò che le istituzioni fingono di non vedere. Non lo è perché la città chiede risposte, non slogan.
Serve una politica che torni ad assumersi responsabilità, che dica la verità, che stia nei quartieri, che ascolti e che agisca. Serve uno Stato che non arretri davanti ai piccoli abusi, perché è da lì che si misura la sua capacità di affrontare i grandi crimini.
E allora la domanda è inevitabile, ed è una domanda politica prima ancora che civile: se lo Stato non riesce ad arginare un parcheggiatore abusivo accompagnato da due minorenni già iniziati alla violazione delle regole, come può pensare di fermare chi spara in strada con un kalashnikov?
Emio Corrao
Luogo: Palermo, palazzo delle acquile, PALERMO, PALERMO, SICILIA
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