Il tribunale di sorveglianza di Milano ha depositato nella mattina di oggi, 13 luglio, il provvedimento con cui accoglie l’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali presentata da Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco.
Nel momento in cui la notizia si diffondeva, una quindicina di giornalisti e telecamere presidiavano l’ingresso del carcere milanese scrutando le auto in entrata e in uscita. Cercavano Stasi. Ma Stasi era altrove: “Cosa aspettate qua davanti? Stasi non è qui ma a casa in licenza, fino a domenica sera non torna, qui perdete tempo”.
Queste le parole con cui alcuni detenuti di Bollate, in uscita per recarsi al lavoro, si sono rivolti ai cronisti assiepati nel parcheggio antistante. La circostanza è stata confermata anche da un agente della polizia penitenziaria in uscita dall’istituto.
Il percorso che ha portato all’ordinanza
La decisione del tribunale presieduto da Marcello Bortolato era attesa e, secondo chi ha seguito l’udienza, sostanzialmente scontata. Nella giornata precedente al deposito, la Procura generale di Milano aveva espresso parere favorevole alla misura alternativa. La sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha articolato la propria posizione a braccio in aula, elencando gli elementi che hanno orientato il giudizio positivo: la buona condotta tenuta da Stasi durante la detenzione, le relazioni positive dell’istituto, il comportamento mantenuto dopo la controversa intervista televisiva rilasciata a Le Iene nel marzo 2025, poco prima di ottenere la semilibertà, la presenza dell’imputato all’udienza stessa.
Marino ha sottolineato, tra gli elementi favorevoli, anche il fatto che Stasi “ha accettato la condanna (anche continuando a dirsi innocente), stia risarcendo la famiglia della vittima e non abbia più fatto interviste alla stampa”. La decisione si inserisce, nelle parole degli stessi magistrati, “in un percorso naturale” per i detenuti che vedono avvicinarsi il termine della pena.
Cosa prevede il provvedimento
L’ordinanza trasmessa al carcere di Bollate – oltre che alla difesa e alla Procura generale – avvia i passaggi tecnici necessari per formalizzare la misura. Il provvedimento contiene una serie di prescrizioni: orario di rientro, limitazioni agli spostamenti nel territorio nazionale, indicazioni sul comportamento quotidiano. Stasi continuerà a svolgere l’attività di contabile e amministrativo presso una società di gestioni finanziarie con sede in centro a Milano, lavoro che svolgeva già nel regime di semilibertà precedentemente concesso.
Va precisato un aspetto: l’affidamento in prova non equivale a libertà piena. La misura può essere revocata in qualsiasi momento qualora il condannato non rispetti le indicazioni del tribunale di sorveglianza. Il 42enne rimane soggetto a un regime di controllo, con la possibilità concreta di tornare in cella in caso di violazioni.
Una volta completate le formalità previste dalla legge – un iter stimato entro cinque giorni dal deposito dell’istanza – Stasi potrà ritirare i propri effetti personali e lasciare formalmente l’istituto.






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