Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Non è un refuso, un lapsus, o un’ignoranza da T9. Quella che in Germania si chiama sfiducia costruttiva, in Sicilia deve essere declinata come costrittiva. La sfiducia costruttiva è un istituto costituzionale esistente per dare stabilità,  ma anche responsabilità, alla politica. Cioè, in sintesi, un governo può cadere solo se si riesce, a maggioranza parlamentare, a costruire un nuovo governo. Questa è la proposta lanciata da Gianfranco Miccichè, che da vecchio osservatore della politica ne vede ormai i caratteri precipui di autodissoluzione. La sfiducia costruttiva è presente in Germania, Spagna, Belgio, Ungheria, Polonia, perfino in Albania e Lesotho. In Italia vige in due autonomie speciali, come la Sicilia, la Val d’Aosta e la provincia di Bolzano.

Ma perché ci vorrebbe anche in Sicilia? È presto detto. In Sicilia non esiste altro potere, o contropotere di equilibrio, che non sia Palazzo d’Orleans. Mentre nella famosa Lombardia del Celeste Formigoni il Pirellone, come luogo di potere era, ed oggi ancor di più, se va bene decimo in classifica, perché c’erano altri palazzi molto più influenti di lui, in Sicilia non c’è nemmeno,  non diciamo un palazzo, ma un appartamento. Non abbiamo Banche di statura, industrie, non c’è la Bocconi o la Cattolica, o il Corriere della Sera, non c’è nulla di nulla che possa essere messo a confronto con il potere allocato a Piazza Indipendenza. Sulla presidenza della Regione, eletta dal 2001 direttamente, precipita tutto, dalle aspettative agli appetiti, dagli interessi legittimi a quelli illeciti, dallo spazzino precario che vuole la stabilizzazione, all’imprenditore che vuole il contributo Irfis, da chi vuole leggi a chi solo incarichi. Praticamente quel posto è destinato all’impazzimento come la maionese. O ci si rifugia nell’isolamento, che può portare a vedere fantasmi e congiure ovunque, oppure si viene stravolti da tutti i questuanti. La triste realtà è che questo univoco, universale, ubiquo potere da Viceré fa impazzire chiunque, ha la capacità di trasformare un Padre Pio in un Caligola. Il presidente della regione di turno nomina gli assessori a suo piacimento,  i dirigenti generali, i direttori delle ASP. Nemmeno un presidente del consiglio in Italia ha tali poteri, ha un Capo dello Stato sopra di lui e deve comunque ricevere la fiducia dal parlamento. Se ci fosse il deterrente della sfiducia “costrittiva”, perché noi siciliani siamo individualisti ed autoreferenziali come nessuno, siamo “torti e minorti”, per cui andiamo costretti, aumenterebbe il senso di controllo parlamentare. I Viceré si sentirebbe solo degli amministratori delegati, a cui la delega in casi estremi può essere tolta. Questo restituirebbe un ruolo ad un parlamento che sembra un pascolo ozioso, dove non avendo nessun potere di controllo sul governo, se non in finanziaria, si passa il tempo senza legiferare e cambiare nulla. Si cercano solo sottogoverni in cui tutto e fuori controllo.  L’immobilismo più totale a spese dei contribuenti. Questo sistema dell’elezione diretta senza contrappesi in Sicilia alla fine ha generato in questi 25 anni solo scandali e processi, nessun miglioramento della qualità della vita dei siciliani, ed una palpabile sfiducia dell’elettorato, che si sfoga andando dietro fugacemente al populista giacobino di turno. Perché se c’è un monarca, quantomeno a tempo, non c’è bisogno di un parlamento. Se invece c’è una responsabilità, anche se indotta per costrizione, tutti possono, debbono, essere messi in discussione. Si chiama politica, per chi non lo sapesse.

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