Àlex Ollé porta Eschilo in divisa militare. E lo fa senza sottigliezze. Al Teatro Greco di Siracusa, davanti a oltre 4.500 spettatori, tra cui l’attrice premio Oscar Helen Mirren e gli attori Aldo Baglio e Donatella Finocchiaro, il regista catalano, tra i fondatori della Fura dels Baus, debutta con I Persiani nella traduzione di Walter Lapini e sceglie subito da che parte stare: questa tragedia è un manifesto contro la guerra, e il pubblico non deve avere dubbi.

La situation room

Il consiglio degli anziani siede in divise militari contemporanee attorno a un tavolo che è, insieme, molte cose: tomba del re Dario, come rivela la scenografia di Alfons Flores, e situation room, quella che il telespettatore conosce bene dalle immagini della Casa Bianca. Il rimando è esplicito,dall’Ucraina a Gaza, dal conflitto tra Iran, Usa e Israele,  e Ollé lo sigilla con un gruppo di manifestanti che attraversa la scena con striscioni “No alla Guerra” e fischietti, come nelle marce per la pace dei telegiornali. Un gesto che, a seconda della sensibilità, si legge come coraggio politico o come didascalia di troppo.

Il maxi schermo che evoca gli sceneggiati della RAI

Discutibile la scelta del maxi schermo su cui vengono proiettati i volti degli attori durante dialoghi e monologhi. Il bianco e nero puntava probabilmente a una patina cinematografica, ma l’effetto richiama più i grandi sceneggiati RAI degli anni Sessanta e Settanta che il cinema d’autore. Un accorgimento che rischia di distogliere lo sguardo dall’unico schermo che al Teatro Greco conta davvero: quello naturale della cavea ma anche il merito di ancorare il pubblico allo spettacolo

Atossa come Jackie

Anna Bonaiuto veste Atossa in tailleur rosso: la figura evoca Jackie Kennedy, e non è un’impressione fugace. Alessio Boni è l’Ombra di Dario: recitazione potente e drammatica come sempre, ma il volto volutamente sfocato nelle proiezioni video, scelta comprensibile per un fantasma, finisce per penalizzarlo proprio nel momento in cui lo schermo lo avvicina al pubblico. Massimo Nicolini è Serse: solo sul tavolo, sconfitto, ha l’aria di un imputato che si assume le colpe della distruzione di un impero. È l’immagine più nitida e più vera dell’intera serata.

Parlano gli sconfitti

Eschilo, nella traduzione di Lapini, non scrive una fanfara per i vincitori: fa parlare gli sconfitti. Ollé lo sa, e costruisce uno spettacolo che nella sua parte più essenziale, quella scena, quegli attori, quel testo, funziona. I sovraccarichi registici ne appesantiscono il passo, ma il Teatro Greco assorbe tutto, e il lungo applauso finale dice che il pubblico ha gradito

I Persiani restano in scena fino al 28 giugno, poi al Teatro Grande di Pompei dal 10 al 12 luglio.