Sarà candidato a sindaco Carmelo Miceli. Lo formalizzerà stasera al tavolo del campo largo che si riunisce a Palermo. la sua è una provocazione ma poi, alla fine, neanche troppo. Candidato a tutto, dice, a qualsiasi ruolo nel caso in cui la riunione verterà sui nomi.

Miceli, esponente di Progetto Civico Italia ce lo ha raccontato ospite degli studi di BlogSicilia nella prima puntata di talk Sicilia dedicata all’avvio delle trattative, a sinistra come a destra, in vista delle elezioni del 2027, un anno di grandi novità che porterà nuovi governi della Nazione, della regione e della città.

Carmelo Miceli e l’esperienza di Progetto Civico Italia

Dal Pd renziano al Pd dopo Renzi, poi, più vicino a Ismaele La Vardera. Ma oggi chi è Carmelo Miceli?

“Miceli continua a essere quello che è sempre stato: una persona che ha valori precisi e sicuramente di centrosinistra. Sono dei valori che si incentrano sul riformismo, sala laicità dello Stato, sul rispetto dei principi costituzionali. Sono i principi che mi hanno portato a credere fortemente in una prima fase nel Partito Democratico, al quale ho dato tantissimo e dal quale ho avuto anche l’onore di ricevere tantissimo.
Con l’allora segretario Renzi, io dopo essere stato il segretario provinciale qui a Palermo, fui portato alla Camera dei Deputati. Poi non ho condiviso la scelta di Matteo in una fase storica, nella fase in cui c’era l’uomo solo al comando. Rimasi nel PD, entrai nella segreteria nazionale di Zingaretti”.

“Sono rimasto lì a dare il mio contributo anche quando dopo ho deciso, mentre ero parlamentare, di candidarmi al Consiglio Comunale di Palermo, ottenendo di essere il più votato di tutto il centrosinistra.
Sono rimasto nel Partito Democratico fino al nuovo congresso da quando, poi, mi sono sentito un pesce fuor d’acqua”.

Credo che sia stata complice anche l’esperienza amministrativa: quando ho iniziato a essere un amministratore locale e quindi quando ho dovuto mettere i piedi per terra, quando ho dovuto iniziare a confrontarmi quotidianamente con i problemi reali della maggior parte dei cittadini, quelli più semplici, quelli più diretti e immediati, mi sono sentito scollato dal Partito Democratico che si occupava sì di grandi temi, ma forse era un po’ troppo distante dalla realtà di base. Da lì nasce un percorso in solitaria, una traversata nel deserto del gruppo misto per un lunghissimo periodo che alla fine porta ad una rete di amministratori locali che via cominciano a incrociarsi, a scambiarsi buone pratiche e consigli e che si cominciano a riunire a Roma, complice la caparbietà, lo spirito di iniziativa di Alessandro Onorato che è il coordinatore fino alla nascita dal basso di Progetto Civico Italia“.

Nelle ultime settimane, negli ultimi mesi abbiamo Abbiamo visto Carmelo Miceli avvicinarsi a Ismaele Lavardera, poi allontanarsi di nuovo.

“No, in realtà diciamo Ismaele La Vardera si era avvicinato a Progetto Civico Italia dopo la prima riunione fatta più di un anno fa, tra pochi amministratori.  Dopo il progetto è cresciuto ed ha assunto una dimensione nazionale. Si è deciso di provare a vedere chi eravamo e quanti eravamo. E lì abbiamo dato ospitalità a tantissimi, alla sindaca Salis di Genova al sindaco di Udine, a Ismaele La Vardera, dando centralità a soggetti ai quali non chiedevamo di snaturarsi, ma di valutare l’opportunità di seguire un percorso comune che avesse una dimensione nazionale, che avesse le idee chiare, quindi una collocazione nel centrosinistra a prescindere dal destino dei singoli, quindi una collocazione chiara con un mandato nazionale chiaro che è quello di mandare a casa Giorgia Meloni e questa destra che a nostro avviso ha malgovernato da Roma come a Palermo passando per la Sicilia”.

“In una prima fase Ismaele aveva deciso di contribuire a questo percorso, poi ha puntato di più sulla sua creatura, su Controcorrente e su un percorso che comprendo. Ha deciso di puntare tutto sulla sua candidatura alla presidenza della regione e i percorsi si sono allontanati, ma si sono momentaneamente divisi ma per ritrovarsi, speriamo, dentro un contenitore, quello del campo largo”

Le indicazioni delle amministrative e la capacità di stare insieme

Dopo le amministrative che hanno dato qualche indicazioni, ora si guarda al 2027. Il campo largo, ci sarà o resta soltanto un’utopia? Perché già i primi distinguo già si vedono.

“Il campo largo sicuramente ha avuto una boccata d’ossigeno. Secondo me ha rischiato anche di ubriacarsi di ossigeno per effetto del risultato del referendum prima che delle amministrative. Oggi la partita è su chi deve essere a rappresentare il centrosinistra o il campo largo, chiamiamolo come vogliamo. Ma secondo noi più che chi bisognerebbe discutere sul come. La differenza che noi poniamo nel dibattito di questi giorni è proprio questa”.

Progetto Civico è la quarta gamba del campo largo, non la seconda lista di nessuno

“Noi non partiamo dai nomi. Non siamo come ‘Progetto civica’ costola di nessuno, non siamo la seconda lista di nessuno. Abbiamo l’ambizione di crescere e di misurarci e battere gli altri. Compresi gli alleati. Questa è la nostra ambizione. Non fosse altro perché siamo una moltitudine di amministratori che sono abituati a misurarsi sui problemi e fisiologicamente con il consenso, perché siamo tutti figli di un consenso che ha visto scrivere i nostri nomi sulle schede elettorali e non essere indicati da questa o quella segreteria.

Detto questo, il dibattito sui nomi, su ‘tizio è migliore di Caio’ o “trovatemi uno migliore di me”, sono dibattiti sbagliati.  Sono dibattiti che rischiano di non essere in linea con le esigenze di questa regione, perché io non credo all’uomo salvifico, non lo credo, non l’ho mai creduto. L’uomo solo al comando non ha funzionato a destra, non funzionerà a sinistra”.

“Serve la capacità di fare sintesi tra tutti, di coniugare competenza, esperienza, entusiasmo. Serve un ragionamento un po’ più articolato su quel tema delle scelte. A nostro avviso, prima si scelgano le cose che vogliamo fare, il il programma, chiamiamolo  con il suo nome. Una lista di cosa da fare da presentare ai cittadini. Poi si scelga sicuramente chi ci sta, penso a forze autonomiste che a mio avviso, proprio perché tali e regionalizzate, potrebbero trovare spazio. Cerco di immaginare di rendere sempre più largo un campo che è già largo. Una cosa che ho già sollecitato e continuerò a sollecitare al tavolo e che credo sia condiviso dai più”.

“Il vero tema è chi decide di sposare il nostro progetto. Si fa un accordo sui programmi, sulle cose da fare. Poi si individua il sistema di selezione per scegliere il candidato, che sia il tavolo politico per noi va bene, che sia il tavolo del confronto col con i cittadini attraverso le primarie: e noi siamo prontissimi. Nell’uno caso indicheremo i nostri nomi, nell’altro le primarie, esprimeremo i nostri candidati”.

Quindi i nomi ci sono,. E allora facciamoli

“Se è quando ci sarà la data fissata per indicare il nome Progetto Civico lo indicherà. Intanto pensa ad una cosa, pensa a organizzare gli eventi, pensa a organizzare la sua scuola. di formazione politica per gli amministratori locali e regionali. Pensa a farlo, lo anticipo e la diciamo ho l’onore di dirlo per primo a lei, direttore, che noi a settembre faremo la nostra scuola di formazione politica aperta agli aspiranti amministratori locali e anche non solo da intendersi amministratori, consiglieri comunali per la città, ma anche parlamentari regionali, perché ci rendiamo conto che c’è bisogno di, diciamo, di un di le aree un po’ le le conoscenze dei dei deputati e lì non solo abbiamo”.

Ma intanto stasera si riunisce il tavolo del campo largo

“Stasera avremo uno straordinario evento, una straordinaria riunione del Campo largo. Finalmente ci vediamo fisicamente. Ci vediamo a Palermo, ai cantieri culturali alla Zisa (Miceli depista, non è quello il luogo dell’incontro ndr). Sarà presente il campo largo nella sua formazione, così come fino a oggi è stata conosciuta, da Progetto civico a Contracorrente, passando per i socialisti, passando per Più Europa, passando per Italia Viva, passando per il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e lì cominceremo, diciamo, a fare un po’ di chiarezza”.

La scelta del candidato primo elemento divisivo

Il vero tema è quello della candidatura per quanto vogliate evitarlo. Insomma stasera al tavolo pioveranno nomi

“Se vogliamo continuare così, ad alzarci ciascuno ogni mattina per annunciare una candidatura! Diciamo che noi volevamo sottrarci. Ma se questo è il gioco allora sono candidato a qualsiasi cosa”.

“Quello che sta succedendo è che, complice anche il fatto che crediamo di poter vincere, adesso tutti pensano di potere passare alla fase due e vedere se riescono a rappresentare il campo largo. Io credo che tutti possono essere dei buonissimi nomi tutti. Lo può essere Carmelo Miceli, lo può essere il segretario Barbagallo, lo può essere Ismaele La Vardera, lo può essere lo stesso Nuccio di Paola che di recente ha annunciato la sua candidatura (però per la Regione ndr). Il tema è che non serve l’uomo, serve una squadra”

“Non escluderei che, come sempre, i primi nomi sono quelli che si bruciano e poi alla fine qualche, diciamo, fanciulla riesca ad affermarsi come donna di sintesi e il candidato sia una donna”

Carmelo Miceli comunque è candidato. Lo ha detto fra le righe, ma lo ha detto.

“E’ disponibile a candidarsi come portatore di borracce d’acqua, guidatore dei pullman, cioè per qualsiasi cosa: Io ci sono, se serve noi ci siamo”.

Palermo non funziona

Miceli, poi, parla già di cose da fare e di cose che non vanno in quel che è stato fatto: “Veniamo da una lunghissima seduta sulle partecipate, per esempio, li ho snocciolato quanto il programma promesso e sviluppato sia in realtà fallimentare. Ho dimostrato che se RAP non funziona, se Reset non funziona, se AMG non funziona, se SISPI non funziona i motivi sono da ricercare nelle scelte del Comune. Io dico una cosa che forse sembrerà strana: non è neanche colpa delle governance, è colpa del modo in cui si concepiscono le governance, non è sicuramente colpa dei lavoratori, è colpa di come hanno concepito queste governance, perché con il sistema Cencelli (manuale di divisione politica dei ruoli legato al risultato elettorale ndr) con cui il sindaco Lagalla ha governato, a cui si è piegato, si è neutralizzato tutto: Si è finito per perdere una visione. Una tra tutte l’agenzia di verifica e controllo dei servizi essenziali ovvero la holding delle partecipate che era l’unica parte di programma indicato sulle partecipate dal professore Lagalla. Non c’è un solo atto che è stato compiuto in questi 4 anni che vada nel senso della holding e dell’agenzia di verifica per il livello dei servizi essenziali, e potrei continuare con altro”.

La proposta ambientalista per il festino, basta botti, spettacoli di droni

“Io ho presentato una mozione, non me ne vorranno i palermitani, per chiedere la progressiva sostituzione dei fuochi artificio della festa di Santa Rosalia con i droni”.

 Questa cosa non so come la prenderanno i palermitani, può essere un boomerang

“Lo so, ma io credo che non è una sostituzione immediata ma nel tempo, progressiva. Una soluzione molto più ambientalista. C’è un fattore ambientale che riguarda non solo gli animali, perché i nostri amici si terrorizzano e sono costretti con i botti a soffrire pene infernali e chi ha un animale lo sa. Ma c’è una questione ambientalista più ampia, anche perché i residui sono inquinanti”.

“E’ anche una questione anche di apertura al futuro. In Cina, dove i fuochi d’artificio sono nati, sono stati ormai sostituiti dai droni e chi ha dubbi e timori su cosa si può perdere e vada a vedere online il Giubileo piuttosto che le ultime immagini di un recentissimo evento a Palermo. C’è stato il World Art dei Droni e qui a a Palermo il 12 di giugno. Vada a vedere cosa sono questi eventi. Quello a Palermo è stato fatto con poche centinaia di droni mentre a Roma il giubileo con qualche migliaio”.

“Gli spettacoli da 3.000 droni sono in grado di rappresentare dei veri e propri film nel cielo senza gli effetti collaterali dei botti”.

In chiusura facciamo sintesi politica però. Allora alla riunione di stasera, insomma, quanti saranno i candidati? O Carmelo Miceli è uno, lo hai detto, e gli altri?

“Ma delle due l’una: o si sceglie la strada di mettere mano al programma, di cominciare a buttare giù le cose da fare e da proporre ai cittadini, di darci i tempi certi, di definire anche gli schieramenti in maniera certa.
C’è da definire se in questo schieramento ci si sta a prescindere o ci si sta solo se eh si ottiene qualcosa.
Io sono dell’idea che chi vuole stare lì solo per ottenere qualcosa, vada accompagnato verso fuori, perché l’io diciamo perde e rischia di farci perdere. Il noi è l’unica cosa ci può fare vincere”.

“Se invece si deciderà da subito che ci faranno le primarie, allora noi è sicuro che proporremo i nostri nomi, uomini o donne che siano”.

La video intervista integrale

Ecco, a seguire, la versione integrale della puntata di Talk Sicilia