Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Alla fine è finita con il rapporto Bankitalia sull’economia siciliana del 2025 la narrazione da tigre asiatica della Sicilia. Il PIL isolano si ferma allo 0,6,  nella purtroppo triste media nazionale, più che dimezzandosi rispetto all’anno precedente. Decresce a discapito della Next Generation Ue, dove non si percepiscono progetti evidenti, l’occupazione di donne e giovani. Cresce la cantieristica navale ma diminuiscono le entrate dalla chimica, vedi crisi Eni Versalis, agroalimentare, e soprattutto dai prodotti petroliferi, dopo il boom derivante dalla guerra in Ucraina.  I buoni risultati del 2023 e 2024 erano stati trainati dalla droga del 110% edilizio e da fattori di guerra, non era una crescita strutturale, c’erano stati incrementi nel settore ristorazione legata al turismo, ma l’analisi della GdF ci dice che sono settori ad alta infiltrazione criminale dedita al riciclo. C’è stata per un anno una certa retorica, non solo politica, sul PIL siciliano, ma tutti gli studenti di economia, e soprattutto l’ottimo Giorgetti,  sanno che difficilmente il PIL  cresce per mano pubblica, tantomeno per mano di istituzioni che non battono moneta e non decidono sul tasso di sconto o politiche fiscali. Inoltre fino ad oggi, il governo regionale solo ora sta ratificando i bilanci, non avevamo possibilità di spesa dei residui attivi dopo circa 12 anni di politiche di rigore e riallineamento dei conti in forza del d.l. 118, normativa che evoca l’ambulanza ma riguarda regole di armonizzazione dei bilanci, che ci hanno, non è stata una scelta o una decisione politica, obbligato a rigar dritto.

 Al di là del tesoretto della nuova manovra di bilancio estiva, che sarà sacrificato al solito agli sterili tentativi di incollamento di quel che si è rotto nella maggioranza politica siciliana, le scelte saranno in futuro. Le nuove disponibilità di bilancio dovranno servire alle spese produttive e non a quelle improduttive, alle poste di bilancio che diano servizi reali ai cittadini e alle imprese, e non premi e balocchi agli amici del palazzo. I nuovi poveri sono giovani neet, donne sottoccupate, e soprattutto i Comuni definanziati da anni  che non riescono più ad erogare servizi. Poi ci sono gli esclusi, una massa di circa il 25% della popolazione siciliana, in povertà assoluta, per loro ci sono gli spiccioli, quelli che alcuni danno all’uscita dalla messa domenicale. Questi dati, povertà ed esclusione, non ci sono nel rapporto Bankitalia, ma sono scolpite nelle carni della popolazione siciliana.

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