Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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L’assemblea regionale siciliana è ormai diventata un Vietnam, tra indagini, arresti, corruttele, immobilismo, agguati parlamentari, franchi tiratori e cecchini, sterilità legislativa. Tutto questo si deve all’ansia di sopravvivenza dei singoli deputati, ormai scissi dai gruppi, dai partiti di riferimento, nell’attesa del voto, forse addirittura anticipato.  L’unica domanda tra loro, gli onorevoli di Palazzo dei Normanni è solo: secondo te quando si vota?

Il voto mette ansia, psicosi, rabbia, frustrazione, paura di non farcela. E manda a quel paese l’unica cosa che si dovrebbe fare. La politica.

Ora arriva un tesoretto di grosse dimensioni per la variazione di bilancio della regione più ricca d’Italia, secondo i trend del Pil, glorificata dalle agenzie di Rating, ma con due dati incontrovertibili. Abbiamo la maggior percentuale di poveri in Italia ed i Comuni più dissestati.

Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio degli onorevoli per ridare dignità politica all’assise più antica del mondo. Sala d’Ercole dovrebbe destinare tutta la manovra di bilancio, per essere determinante, non esaustiva ma efficace ad uno solo dei due problemi, non frazionato in mille rivoli, anfratti, marchette dei singoli, trattative notturne oscure e perniciose.

Tutto il tesoro della manovra di bilancio ad una sola misura. Non si vogliono destinare i 400 mln, che ci ricordano i 400 colpi di François Truffaut, ai poveri perché il pauperismo sa di sinistra e grillismo? Bene allora facciano politica, quella vera. Destiniamo tutto il bilancio, ammesso al mercato boario assembleare, ai Comuni siciliani, i nuovi poveri istituzionali, che non arrivano alla seconda settimana del mese, tra dissesti, pre dissesti,  post dissesti, riequilibrio finanziari e via discorrendo. I Comuni siciliani sono stati da anni depauperati non solo dal “padre” Stato, ma dall’avara ed egoista “madre”, la Regione Siciliana, per i suoi profumi e balocchi.

Destiniamo i 400 mln a tutti i comuni siciliani, proporzionalmente, senza se e senza ma, non guardando coli politici o assenza degli stessi, come è più probabile, senza guardare ad amici e parenti, logiche clientelari o di collegio. Quei soldi alla spesa corrente servono per i bilanci comunali che sono più asciutti di alcuni quartieri di Agrigento o Caltanissetta. Andranno per i servizi comunali ai cittadini, servizi sociali, illuminazione, riparazione strade, servizi di nettezza urbana, social housing, che abitano nei comuni non nella regione.

Questa sarebbe in un colpo, invece dei quattrocento senza onore e utilità, la politica.

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