Massimo Ciarelli, 43 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto al culmine di un inseguimento con i carabinieri tra i territori di Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi, tra le province di Pescara e Teramo. La sua identità è stata confermata stando alle prime informazioni disponibili. Ciarelli era in regime di semilibertà: nel 2025 aveva ottenuto questa misura dopo una condanna definitiva per omicidio e doveva rientrare in carcere ogni sera entro le 21.
Come si è svolto l’inseguimento
L’inseguimento è cominciato intorno alle 20 di ieri sera, nel tratto costiero tra Montesilvano e Silvi Marina. Una pattuglia del Radiomobile dei carabinieri di Montesilvano ha intercettato uno scooter con a bordo due persone che procedeva ad alta velocità in direzione Silvi Marina. Alla richiesta di fermarsi, Ciarelli, alla guida dello scooter, non si è fermato e si è dato alla fuga.
La moto ha percorso diversi tratti di strada con manovre ad alta velocità, invertendo la marcia in prossimità della zona dell'”Expo 2000″ di Silvi Marina e attraversando una rotatoria per tornare in direzione Montesilvano. In quel tratto il passeggero che era a bordo è stato lasciato a terra: i carabinieri si sono fermati per occuparsi di lui. La moto è ripartita, ha superato alcune macchine contromano invadendo la corsia opposta, e sulla statale 16 si è schiantata contro l’auto dei carabinieri di Città Sant’Angelo. Ciarelli è morto nell’impatto.
Sul posto è intervenuta la Polizia Stradale di Teramo, che sta conducendo le indagini sull’incidente. La vicenda è seguita dalla Procura di Teramo. Nelle ore successive sono stati ascoltati alcuni testimoni e sono state acquisite le immagini della videosorveglianza presente in zona.
Chi era Massimo Ciarelli e il caso Rigante del 2012
Massimo Ciarelli aveva 43 anni ed era di etnia rom. Nel 2012 aveva ucciso Domenico Rigante, ultrà del Pescara Calcio. Secondo quanto ricostruito dalle fonti, la sera dell’omicidio Rigante si trovava con il fratello gemello e altri tifosi in un appartamento al piano terra di via Polacchi, nel capoluogo adriatico. Ciarelli arrivò insieme a due suoi cugini, in quella che le fonti descrivono come una vera e propria spedizione punitiva, e con una pistola colpì Rigante sul gluteo. L’ultrà biancazzurro morì poco dopo.
La vicenda giudiziaria fu lunga. In primo e secondo grado Ciarelli fu condannato a 30 anni di carcere. La pena fu poi ridotta a 17 anni: la Cassazione annullò l’aggravante della premeditazione, e la Corte d’assise d’appello di Perugia rimodulò la condanna nel 2017. Nel 2025 aveva ottenuto la semilibertà. Il termine per il rientro serale in carcere era fissato alle 21, un’ora dopo il momento in cui i carabinieri hanno intercettato lo scooter.






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