Da domani, 3 luglio, cambia nuovamente il prezzo dei carburanti in Italia. Scade, infatti, il taglio temporaneo sulle accise introdotto dal Governo e, salvo una proroga dell’ultimo minuto, milioni di automobilisti dovranno fare i conti con rincari immediati su benzina e diesel. Le stime parlano di un aggravio superiore ai 3 euro per ogni pieno.

La misura fiscale in vigore dal decreto del 5 giugno aveva garantito uno sconto di 5 centesimi al litro sia su benzina sia su gasolio. Una riduzione temporanea che termina ufficialmente domani e che rischia di tradursi in un aumento immediato dei prezzi ai distributori di tutto il Paese.

Quanto aumentano benzina e diesel dal 3 luglio

Secondo le elaborazioni diffuse dal Codacons, con la fine dello sconto fiscale un pieno costerà mediamente 3,05 euro in più, considerando anche l’impatto dell’Iva che grava direttamente sulle accise.

Nel dettaglio, il prezzo medio del diesel dovrebbe attestarsi intorno a:

  • 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria
  • 2,02 euro al litro in autostrada

Per quanto riguarda la benzina:

  • 1,86 euro al litro nei distributori ordinari
  • 1,95 euro al litro sulla rete autostradale

L’incremento scatterebbe in maniera pressoché immediata, riportando i listini su livelli superiori a quelli registrati nelle ultime settimane.

Il nodo del petrolio: quotazioni giù ma prezzi ancora alti

Il punto centrale della polemica riguarda il disallineamento tra mercato internazionale e prezzi reali alla pompa.

Negli ultimi trenta giorni il Brent, riferimento europeo del petrolio greggio, è passato dai 95 dollari al barile registrati a inizio giugno agli attuali 70,8 dollari, con un crollo complessivo del 25,5%.

Una discesa molto significativa che però non si è tradotta in un beneficio proporzionato per i consumatori italiani.

Secondo Codacons, infatti, nello stesso periodo i prezzi di benzina e diesel nei distributori italiani si sono ridotti appena del 6%, una differenza che continua ad alimentare forti dubbi sulle dinamiche di formazione dei prezzi nel settore energetico.

Consumatori all’attacco: richiesta immediata di proroga

Le associazioni dei consumatori chiedono al Governo di intervenire immediatamente.

Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha lanciato un appello diretto all’esecutivo. “Il Governo rinnovi lo sconto sulle accise. Dato che non ha fatto nulla per combattere le speculazioni, non ha modificato il Codice del Consumo per consentire ad Antitrust di intervenire contro le speculazioni anche in assenza di intese restrittive della concorrenza o abusi di posizioni dominanti, non ha modificato l’articolo 501 e 501 bis del Codice penale per permettere alle Procure di intervenire contro chi si approfitta di guerre o calamità per arricchirsi e aumentare i prezzi delle merci, anche senza bisogno di accaparrare o fare incetta di materie prime, visto che con la moral suasion il ministro Urso non ha concluso nulla, almeno riconfermino lo sconto minimo di 5 cent, 6,1 con Iva al 22%”.

Una richiesta che nasce anche da un altro dato. Nonostante il prezzo del greggio sia ormai tornato sotto i livelli registrati prima della crisi internazionale del 27 febbraio, i carburanti continuano a mantenere prezzi sensibilmente più elevati.

Il confronto con i prezzi precedenti alla crisi

Secondo i dati diffusi dall’Unione Nazionale Consumatori, oggi il diesel in autostrada costa ancora 14,4 centesimi in più rispetto ai livelli precedenti alla crisi energetica.

Tradotto sul piano pratico:

  • Un pieno da 50 litri di diesel costa circa 7,20 euro in più
  • Un pieno di benzina costa circa 5,90 euro in più

Massimiliano Dona sottolinea inoltre che il tentativo di contenimento attraverso la moral suasion del ministro delle Imprese Adolfo Urso non ha prodotto risultati concreti sul mercato.

Famiglie e trasporti tornano sotto pressione

Il rischio ora riguarda soprattutto famiglie, lavoratori pendolari e imprese di trasporto.

L’aumento dei carburanti ha un effetto immediato non soltanto sul costo degli spostamenti quotidiani, ma si riflette rapidamente anche sui prezzi della logistica, delle merci e della distribuzione alimentare.

Il 3 luglio potrebbe quindi segnare l’inizio di una nuova fase di pressione economica su consumi già fortemente condizionati dall’inflazione e dal rallentamento del potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Per milioni di automobilisti la fine dello sconto sulle accise rischia di trasformarsi nell’ennesima stangata dell’estate 2026.