Si sono ritirati in camera di consiglio i giudici della seconda corte d’assise del tribunale di Palermo, presieduta da Vincenzo Terranova, per il processo sulla strage di Altavilla avvenuta la notte tra il 10 e l’11 febbraio. Sono imputati Giovanni Barreca, e una coppia, ormai di ex, Sabrina Fina e Massimo Carandente. Nella villetta, nel comune in provincia di Palermo, sono stati uccisi dopo terribili torture Antonella Salamone, moglie di Barreca e i due figli della coppia Kevin di 17 anni ed Emanuel di 5 anni.
“In quella villetta sono state perpetrate delle sevizie nei confronti delle tre vittime. Sono state commesse delle atrocità per scacciare i demoni”. Lo aveva detto nel corso della requisitoria il pm Manfredi Lanza, con a fianco il procuratore capo Angelo Cavallo. La procura di Termini Imerese ha chiesto la condanna a 30 anni per il muratore Giovanni Barreca e l’ergastolo invece per Sabrina Fina e Massimo Carandente. Per la procura, Barreca sarebbe semi-infermo di mente, da qui la differenza di pena rispetto ai coimputati.
Le torture alla madre e ai figli
“La madre è stata picchiata con calci, pugni, fino a cagionare la morte che avverrà poi in cucina. Poco dopo, Miriam dice che lo facevano tutti gli adulti. Anche quando i ricordi sembrano confusi, Miriam Barreca torna a un certo punto e dice che si decide di dare fuoco al corpo della madre”.
L’omicida era convinto che nei corpi della moglie e dei figli ci fosse il demonio
L’uomo, fanatico religioso, secondo l’accusa avrebbe sterminato la famiglia e lasciato in vita solo la figlia maggiorenne, in preda a crisi mistiche che lo avrebbero convinto della presenza del demonio nelle vittime e nell’abitazione. Gli omicidi furono preceduti da preghiere di gruppo, a cui parteciparono i coimputati, conosciuti in una comunità evangelica, e da atroci torture, subite specie dal più piccolo dei figli, colpito ripetutamente con l’attizzatore del camino e con un phon.
Il pm: “Una vera e propria mattanza”
“In quella villetta ad Altavilla Milicia si è consumata una vera e propria mattanza”, aggiunge il pm Lanza, che ha coordinato le indagini sulla strage, raccontando quanto trovato in quella villetta alla periferia del piccolo comune palermitano.
Il magistrato ha ripercorso i momenti delle torture alle tre vittime: racconta anche di un morso trovato sul polpaccio di Sabrina Fina. “Un morso dato da una delle vittime mentre venivano torturate”, specifica il pm.
Le richieste della procura
La procura di Termini Imerese ha chiesto la condanna a 30 anni del muratore Giovanni Barreca. La condanna all’ergastolo è stata chiesta invece per i due complici Sabrina Fina e Massimo Carandente. Per la Procura, Barreca sarebbe semi-infermo di mente, da qui la differenza di pena rispetto ai coimputati.
La figlia assolta in appello
La figlia di Barreca, Miriam, all’epoca dei fatti minorenne, fu condannata a 12 anni e otto mesi in primo grado, per concorso nella strage. La sentenza è stata ribaltata in appello: la ragazza è stata assolta in quanto incapace di intendere e di volere.






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