Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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C’è un filo che attraversa i pontificati dopo il Concilio Vaticano II. Ed è sconfiggere la paura avendo speranza nell’uomo. Leone XIV ci fa vedere tutto questo con una foto in cui dalla Porta d’Europa a Lampedusa guarda l’orizzonte. Qui capiamo il messaggio della sua enciclica Magnifica humanitas, in quella foto sulla soglia di una porta aperta e non sbarrata. La parola accoglienza, il verbo integrare, fa paura ad un Vecchio Continente, che non fa più figli ed è destinato a scomparire. L’80 per cento dei grandi anziani italiani, la cui curva demografica si impenna vorticosamente, è assistito da badanti straniere. Se le remmigrassimo tutte di colpo come propone Vannacci andremmo al crollo del sistema, idem se remmigrassimo i lavoratori stranieri in agricoltura o nelle fabbrichette del Nord Est. Il Pil andrebbe a pezzi e dovremmo spendere in ospedalizzazioni almeno 100 md in più. L’Italia non si può permettere di remmigrare nessuno e anzi è costretta ad accogliere. Per non scomparire. Ed invece di farne un punto di forza, umano, civile, politico, fa di tutto per suicidarsi, prendendo il fentanyl delle paure e dell’odio. Si vuole avvelenare per non salvarsi. Ma non è solo un problema italiano, anche se noi siamo i più vecchi di tutti, è un problema europeo ed occidentale, come ammonisce con la sua calma fermezza invalicabile Papa Leone in questa terra di frontiera che sembra senza bandiera. Perché la bandiera europea è ipocrita, quella italiana ignota, quella siciliana fatta dall’indole di questa comunità, ma non da atti significativi delle sue istituzioni.

Tutti i politici hanno paura di se stessi, delle parole del Papa a cui sono costretti a baciare la mano, ma il loro dio minore è il consenso, di nicchie imbelvite di minoranza, non il vero Dio, e nemmeno l’umanità.

Ma per fortuna non di sola paura vive l’uomo, ma anche dell’amore di una coppia, i coniugi Montana, che hanno accolto e amato Leonardo, un bambino sbarcato a Lampedusa senza più nulla, con la madre morta nel viaggio accanto a lui. Oggi quel bambino palermitano che regala ciò che ha di più prezioso, il suo pallone, al Papa è il simbolo di questa Sicilia che non vuole remmigrare nessuno, vuole sperare in una Magnifica humanitas.

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