C’è una provincia sola, due squadre, e da settembre un solo campionato a dividerle: la Serie D. Ma prima ancora che in campo, la sfida tra Avola e Siracusa si gioca già nelle stanze dei rispettivi club, dove siedono due presidenti agli antipodi.
Chi sono i due presidenti
Da una parte Vincenzo Coffa, imprenditore edile avolese e figura di vertice nazionale di Anaepa-Confartigianato, che in quattro anni ha trasformato una squadra sull’orlo della retrocessione in Promozione nella matricola che riporta Avola in D dopo 53 anni. Metodo, programmazione, low profile: il presidente biancazzurro non cerca i riflettori e lascia che a parlare siano i risultati. La città, va detto, glielo riconosce: la doppia promozione (23/24 e 25/26) lo ha consegnato allo status di uomo del momento.
La rivincita di Salvo Montagno: dal Siracusa all’Avola
E in questo canovaccio c’è un passaggio che vale la pena raccontare per intero, perché è quasi un romanzo dentro il romanzo: nell’organigramma dell’Avola siede infatti Salvo Montagno, imprenditore nel settore dei rifiuti e uomo di calcio di lungo corso, con un passato da dirigente proprio nel Siracusa. Fu lui, nel 2022, ad aprire le porte del club azzurro ad Alessandro Ricci, presentandolo alla piazza come il nuovo che avrebbe potuto risollevare le sorti della società.
Un investimento di fiducia che, con il tempo, si è ritorto contro lo stesso Montagno, progressivamente estromesso dalle stanze dei bottoni biancoazzurre fino a perdere ogni peso decisionale. Da lì il trasloco ad Avola, dove ha ritrovato un ruolo e, si racconta, anche la voglia di prendersi una rivincita sportiva proprio contro l’uomo che lui stesso aveva contribuito a lanciare. Il derby di provincia, insomma, per Montagno ha il sapore particolare dei conti in sospeso.
Ricci: un uomo solo al comando
Dall’altra parte, a pochi chilometri, Alessandro Ricci, imprenditore toscano, player nel settore del fotovoltaico. Anche lui, in tempi non sospetti, ha conosciuto la gloria: qualche consigliere comunale aveva persino ventilato la cittadinanza onoraria dopo la promozione in C del 2025. Un anno dopo, il copione si è ribaltato: retrocessione diretta, complici i punti di penalizzazione inflitti per i mancati versamenti agli stipendi dei calciatori, e una piazza che da innamorata è diventata ostile.
Il curriculum recente di Ricci si è arricchito di un nuovo deferimento della Procura federale per presunte irregolarità amministrative. Il presidente continua a dire che la società non naviga in acque agitate: ha affermato, in più occasioni che non risultano procedure di liquidazione giudiziale a carico del club, richiamando una certificazione della Cancelleria del Tribunale di Siracusa. Un chiarimento necessario, in un momento in cui ogni sua parola viene passata al setaccio.
L’ammissione di responsabilità di Ricci
Nell’intervista concessa a SiracusaNews, Ricci ha scelto la strada delle scuse pubbliche: “Ci metto la faccia, sia per gli errori del passato sia per quello che abbiamo fatto in questi giorni per consentire al Siracusa di iscriversi al campionato”. E ancora, sulla credibilità perduta: “Non si compra in farmacia. L’avevamo costruita negli anni e si è dissolta nell’ultima stagione”. Parole che pesano, ma che dovranno fare i conti con un dato di fatto: gli azzurri partiranno in D con punti di penalizzazione ereditati dalla scorsa annata, un’eredità pesante da smaltire fin dal primo turno.
Per provare a ricucire con la tifoseria, Ricci ha messo sul tavolo un gesto simbolico: la cessione di almeno il 3% delle quote societarie al comitato dei tifosi che, a fine stagione, aveva contribuito con circa 30mila euro per sostenere il club. Un’apertura, certo, ma che arriva a distanza siderale dal capitale politico ormai speso: Ricci resta, nei fatti, un uomo solo al comando di una nave che non tutti a Siracusa vogliono più vedere salpare sotto la sua bandiera.
Avola medita il sorpasso sul capoluogo
Ecco allora il quadro della sfida che precede la sfida: da un lato un costruttore silenzioso che gode di credito quasi unanime e ha già una vendetta pronta in panchina con il nome di Montagno, dall’altro un presidente che deve ricostruire consenso e credibilità partendo da un pesante passivo, sportivo e non solo. Il campionato dirà chi arriverà prima al traguardo, ma la partita più delicata, quella tra i due patron, con l’ex socio di Ricci schierato dalla parte opposta, è già iniziata. Se il sorpasso di Avola sarà sportivo, per la prima volta in mezzo secolo, simbolico la provincia che guarda a una nuova capitale del pallone.






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