Nelle prime ore di oggi, la Polizia di Stato di Catania ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 22 persone. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale etneo su richiesta della Procura diretta da Franco Curcio, ipotizza a vario titolo i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’uso delle armi, porto abusivo di armi da sparo, lesioni e minacce con l’aggravante del metodo mafioso. Per altre quattro persone il giudice si è riservato di decidere dopo gli interrogatori preventivi.

Le indagini della Squadra mobile si sono concentrate su un gruppo criminale composto soprattutto da giovani leve, attivo nelle piazze di spaccio del Villaggio Sant’Agata, di Librino e di San Cristoforo, e ritenuto vicino al clan mafioso dei Cappello-Bonaccorsi.

Dalla rissa alla discoteca allo scontro armato tra fazioni

L’inchiesta è partita dalla sparatoria avvenuta nella primavera del 2022 nei pressi del locale notturno catanese “Ecs Dogana”. All’origine di quella rissa, poi degenerata in colpi di arma da fuoco, ci sarebbe stato il veto imposto da alcuni giovani vicini al clan dei Mazzei (“Carcagnusi”) a un cantante neomelodico, parente di un esponente dei Cappello-Bonaccorsi, a cui sarebbe stato impedito di esibirsi insieme al trapper Tony Effe.

A partire da giugno 2023, le tensioni si sono trasformate in una vera e propria guerra interna tra due fazioni dello stesso gruppo. Da un lato c’era chi voleva punire un affiliato ritenuto infedele, dall’altro chi lo difendeva. Gli investigatori hanno registrato agguati e scontri a fuoco nel quartiere Villaggio Sant’Agata, ricostruiti anche grazie alle conversazioni intercettate di una donna imparentata con uno dei protagonisti, che descriveva dettagliatamente i motivi dei dissidi familiari e criminali.

Tra gli episodi contestati c’è anche una spedizione punitiva nata per un debito di droga non pagato di appena 500 euro. In quell’occasione, una palazzina a Camporotondo Etneo è stata crivellata con numerosi colpi di arma da fuoco di grosso calibro.

Il business dei droni e la droga in carcere con l’aiuto di professionisti

Oltre alle tradizionali piazze di spaccio nei quartieri popolari, l’organizzazione aveva avviato un canale commerciale molto redditizio all’interno delle carceri siciliane, introducendo droga, telefoni cellulari e schede sim. Per superare le barriere degli istituti di pena, il gruppo si affidava a esperti nel pilotaggio di droni e all’invio di corrispondenza con sostanze stupefacenti nascoste.

In questo contesto, le indagini hanno coinvolto anche figure professionali esterne. Un avvocato catanese è stato arrestato con l’accusa di aver introdotto droga nel carcere di Agrigento per consegnarla a un esponente di vertice del gruppo. Inoltre, un medico in servizio nel carcere di Noto è stato raggiunto da una misura cautelare con l’accusa di aver tentato di recapitare droga e sim all’interno della struttura, nascondendole in palloncini che contenevano carne e pesce.

I cellulari venivano poi rivenduti ai detenuti a prezzi gonfiati fino a 15 volte rispetto al valore di mercato, garantendo enormi profitti all’organizzazione. Durante le indagini, i poliziotti hanno anche intercettato una canzone registrata in diretta da un cantante neomelodico vicino al gruppo, il cui testo ripercorreva esplicitamente i fatti della sparatoria all’Ecs Dogana.