Se n’è andato a 66 anni Franco Baresi, una delle figure più grandi della storia del calcio italiano e mondiale. Il Milan perde il suo capitano simbolo, la Nazionale uno dei protagonisti dei Mondiali del 1990 e del 1994, il calcio un campione che ha trasformato il ruolo del difensore in un’arte fatta di eleganza, intelligenza tattica e leadership silenziosa.

Il messaggio del Milan

Il club rossonero ha annunciato la scomparsa sui propri canali social. “Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima”, si legge nella nota.

“Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all’altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l’ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica. Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre”.

Il club ha aggiunto: “La storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del Dna e del cammino di tutto il club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura”.

Da Travagliato al Milan, passando per un rifiuto

Baresi era nato l’8 maggio 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia. Conobbe presto il dolore, perdendo entrambi i genitori quando era appena adolescente.

Cresciuto nell’oratorio del suo paese, arrivò al Milan nel 1974 dopo essere stato scartato dall’Inter, la squadra per cui tifava da bambino e nella quale militava invece il fratello maggiore Giuseppe. Una beffa del destino destinata a cambiare la storia del calcio.

Il capitano più giovane della storia rossonera

L’esordio in Serie A arrivò nel 1978, con Nils Liedholm a lanciarlo. Bastarono poche stagioni perché diventasse il punto di riferimento della squadra e, ad appena 22 anni, il capitano più giovane della storia rossonera.

Da allora la fascia non lasciò più il suo braccio. Lo accompagnò attraverso i momenti più difficili, dalle retrocessioni successive allo scandalo del Totonero fino alla rinascita firmata Silvio Berlusconi.

Con Sacchi, dentro la leggenda

Fu con l’arrivo di Arrigo Sacchi che Baresi entrò definitivamente nella leggenda. Libero moderno, interprete perfetto della difesa a zona e del fuorigioco, guidò una linea arretrata diventata modello per intere generazioni di allenatori e calciatori.

Più che un marcatore era un regista della difesa: anticipava il gioco, leggeva le situazioni con un secondo di vantaggio, comandava i movimenti dei compagni con poche parole e molti sguardi.

Con il Milan disputò 719 partite ufficiali, vincendo sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali. Divenne il simbolo di una delle squadre più forti di sempre, insieme a Gullit, Van Basten, Rijkaard, Maldini e Costacurta.

La Nazionale, dal 1982 alla notte di Pasadena

In azzurro collezionò 81 presenze. Convocato da Enzo Bearzot al Mondiale del 1982, contribuì alla spedizione conclusa con il trionfo in Spagna, pur senza scendere in campo.

Diventò poi il leader della difesa azzurra fino alla finale dei Mondiali del 1994 negli Stati Uniti. Rientrato dopo un infortunio lampo per giocare la sfida decisiva contro il Brasile, disputò una prestazione memorabile nonostante le condizioni fisiche precarie.

Rimase però l’immagine del suo rigore alto nella serie finale e delle lacrime inconsolabili dopo la sconfitta: uno dei momenti più dolorosi e umani della storia del calcio italiano.

“Piscinin”, il carisma senza clamore

Riservato fuori dal campo quanto autorevole dentro, Baresi non ebbe mai bisogno di atteggiamenti plateali. Il suo carisma nasceva dall’esempio, dalla disciplina e da una professionalità riconosciuta da compagni e avversari. “Piscinin”, il soprannome affibbiatogli negli anni giovanili per il fisico minuto, divenne sinonimo di grandezza.

Il numero 6 ritirato e il ritorno in società

Conclusa la carriera nel 1997, il Milan ritirò immediatamente la maglia numero 6, un onore riservato ai simboli assoluti del club.

Dopo una breve esperienza al Fulham come direttore tecnico, tornò definitivamente in rossonero, ricoprendo diversi incarichi dirigenziali e mantenendo sempre un ruolo di riferimento per il settore giovanile e per l’intera società.

Gli ultimi mesi e l’ultima immagine

Operato nel 2025 per un nodulo polmonare, negli ultimi mesi aveva continuato a partecipare alla vita del club rossonero.

Soltanto pochi mesi fa era stato tra gli ultimi tedofori della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ricevendo l’abbraccio di San Siro e del pubblico italiano.

Il cordoglio dell’Inter

Tra i primi messaggi è arrivato quello dei rivali di sempre. Sull’account X dell’Inter si legge: “Addio a Franco Baresi, protagonista delle grandi sfide del Derby di Milano e una delle figure che più hanno definito la storia della rivalità. Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha scritto pagine indimenticabili del calcio italiano. Il Presidente Giuseppe Marotta e tutta FC Internazionale Milano si stringono attorno alla famiglia Baresi, al fratello Beppe e all’AC Milan in questo momento di dolore”.

Il messaggio della Juventus

Anche la Juventus ha affidato a X il proprio ricordo: “Ci sono persone che, con il loro talento, entrano nella storia. E altre che, con la loro umanità, vi restano per sempre. Franco Baresi è stato entrambe le cose”.

Il club bianconero ha aggiunto: “Classe, stile, leadership e rispetto dentro e fuori dal campo. Un esempio per generazioni di calciatori e tifosi, amato e stimato da tutti gli appassionati di calcio. Il suo ricordo vivrà per sempre. Juventus Football Club si stringe attorno alla famiglia Baresi ed alla AC Milan in questo momento di dolore”.

Il ricordo della Figc

La Federcalcio ha diffuso una nota con il cordoglio del presidente Giovanni Malagò, del direttore tecnico e presidente del Club Italia Claudio Ranieri e del commissario tecnico Roberto Mancini.

“Il calcio italiano perde una delle sue leggende”, ha dichiarato Malagò, “un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani. Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi”.