Non sarà più necessario svuotare la capsula prima di buttarla. È l’effetto più immediato del cambiamento che scatta il prossimo 12 agosto, quando entra in applicazione il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, cioè il Regolamento UE 2025/40.

Da quella data capsule e cialde di caffè saranno classificate a tutti gli effetti come imballaggi, anche quando al momento dello smaltimento contengono ancora residui di prodotto. Una novità assoluta: fino a oggi questi articoli non rientravano nella normativa di settore.

Attenzione, non esiste un contenitore unico

Su questo punto conviene fare chiarezza, perché la semplificazione circolata in questi giorni rischia di generare errori.

La nuova norma non stabilisce un unico flusso di raccolta valido per tutti. Il contenitore corretto dipende dal materiale della capsula e dalle disposizioni del Comune o del gestore del servizio.

Le capsule in alluminio o plastica vanno conferite nella raccolta indicata dal produttore e dal proprio Comune, come già avviene per le lattine e per gli altri imballaggi. Le cialde e le capsule compostabili certificate secondo la norma UNI 13432 vanno, invece, nella raccolta dell’organico, dove previsto.

C’è poi un terzo caso: se sono presenti componenti separabili manualmente, come il film rimovibile presente su alcune capsule, questi vanno conferiti separatamente nel flusso corrispondente al loro materiale.

Le nuove etichette

Per orientare i consumatori, il regolamento introduce l‘obbligo di etichettatura ambientale. Sulle confezioni dovranno comparire il codice identificativo del materiale, secondo la Decisione 97/129/CE, e le indicazioni per il corretto conferimento. È proprio questo, per i cittadini, il cambiamento più visibile: un’informazione più chiara e uniforme su dove buttare ciò che resta dopo il caffè.

Cosa cambia per le aziende

Il nuovo sistema prevede una responsabilità condivisa. Le imprese dovranno progettare prodotti più facilmente riciclabili e fornire istruzioni chiare, mentre ai consumatori spetta rispettare le indicazioni riportate sulle confezioni.

Secondo il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, le aziende del comparto stanno già lavorando con CONAI e con la filiera del riciclo per semplificare i materiali, migliorare l’etichettatura e sperimentare sistemi di raccolta più efficaci. Le imprese associate partecipano, inoltre, a test di raccolta sul territorio e finanziano analisi merceologiche, per rendere capsule e cialde più facilmente intercettabili dai sistemi automatici di riciclo.

Michele Monzini, vicepresidente del Comitato Italiano del Caffè, ha dichiarato: “Le aziende italiane del caffè non subiscono la transizione ecologica, ma la guidano da pionieri, trasformando i vincoli normativi del PPWR in grandi opportunità di innovazione industriale. Siamo pronti per il 12 agosto 2026. Per noi la sostenibilità non è un obbligo dell’ultimo minuto, ma un percorso industriale concreto che portiamo avanti da anni, a tutela dell’accessibilità del prodotto e della continuità del rito del caffè, irrinunciabile per le famiglie italiane”.

Il nodo degli impianti

Resta, però, un aspetto sul quale è opportuna cautela. Secondo la ricostruzione di Repubblica, non tutti gli impianti di trattamento sarebbero già pronti a gestire il nuovo flusso di materiale.

Un elemento che potrebbe tradursi, nei primi mesi, in differenze applicative da territorio a territorio. Anche per questo la verifica delle disposizioni comunali resta il passaggio decisivo.

Non solo caffè

La nuova classificazione non riguarda soltanto le capsule. Rientrano nel perimetro anche le bustine per tè e per altre bevande, permeabili o in unità monodose, che risultano morbide dopo l’uso e che sono destinate a essere utilizzate e smaltite insieme al prodotto.