Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Risulta ormai chiaro che il fronte delle opposizioni al centrodestra
non sceglierà un federatore con un processo di confronto politico. Andrà alle primarie, con profili di marcata differenza
di politiche interne ed estere. Questo proviene dalla spettacolarizzazione della
politica, in scia al modello americano introdotto in Italia nel 1994, quando per
la prima volta abbiamo votato con il maggioritario. Da cui il bipolarismo muscolare
al posto del bipartitismo. Prossimamente voteremo, forse, con un falso proporzionale,
con quasi obbligo coalizionale, con il candidato premier sulla scheda, di dubbia
costituzionalità, e con preferenze per i gonzi. Un coacervo da gastroenterologi,
più che da politologi.
Le primarie nazionali del centrosinistra si tireranno dietro,
visto il fazioso frazionismo insito nella cultura siciliana, le susseguenti primarie
siciliane. In Sicilia le primarie sono anche l’unica occasione perché Cateno De
Luca possa concorrere alla carica di Presidente. Perché il centrodestra lo potrebbe
riempire di seggi, assessorati e sottogoverni, ma mai gli cederebbe la poltrona
di Palazzo d’Orleans, rinuncerebbe al ruolo di designazione oligarchica del potere,
unico vero collante del centrodestra di governo. Pertanto se punta realmente ad
assumere la carica di presidente, non pensando che voglia fare l’ascaro a tempo
del centrodestra nazionale, potrebbe palesarsi una corsa alle primarie con partecipante
Cateno De Luca, se il centrosinistra non vuole già perdere a tavolino confinandosi
in una bella e pura proposta minoritaria. Di grande effetto sarebbe poi una contesa
tra Cateno e Ismaele Lavardera per la poltrona
di presidente, tra mentore e discepolo. Per tenere tutto insieme, dopo le primarie,
e non mandare tutto a fichi d’india, il patto dovrebbe essere che il vincente farà
il presidente della Regione ed il secondo quello dell’Assemblea. In un ottica del
genere alla parte più razionale dei 5stelle, e a quella più riformista del PD, oltre
che agli altri riformisti e civici sparsi e numerosi nei territori, grava una responsabilità.
Quella di individuare una figura moderata e riformista capace di convincere la platea
devi votanti che non vogliano, ed in Sicilia sono ancora maggioranza silenziosa,
estremizzarsi. A queste primarie, in quanto necessariamente libere, potrebbero partecipare
pezzi di moderati di centrodestra, non affatto convinti della propria coalizione
isolana. Pensiamo agli vari autonomisti, a sindaci civici, a pezzi di FI non allineati
alle scelte del partito. Questo potrebbe in Sicilia, dove può esserci più libertà,
nelle sue variegate forme, ricostituire un modello laboratorio. Perché se il centrodestra
nazionale andrà insieme a Vannacci in un lasso di tempo non lungo sarà destinato
a scoppiare, nonostante tutti gli accordi di potere e poltrone possibili. E l’esperienza,
se si farà, siciliana potrebbe diventare prodroma di altri scenari.
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