Siracusa rischia di trasformarsi in un enorme villaggio vacanze a cielo aperto, dove la bellezza diventa merce e chi ci abita da generazioni viene spinto sempre più ai margini. È l’allarme lanciato dal Sunia Cgil Sicilia, che in un rapporto diffuso oggi intreccia la crisi abitativa della città aretusea con la crescita del turismo mordi e fuggi.
I dati del Sunia
Il punto di partenza sono i numeri forniti dal sindacato: secondo il rapporto Sunia, il prezzo medio delle abitazioni a Siracusa ha superato i 1.180 euro al metro quadrato, mentre oltre 10 mila famiglie della provincia vivono una condizione di povertà o di forte sovraccarico abitativo.
Un quadro che altre fonti locali, seppur da verificare più a fondo su base Istat/Agenzia delle Entrate, tendono a confermare: il canone medio di affitto nel comune si aggirerebbe intorno ai 9,24 euro al metro quadrato, soglia che per una famiglia con due o tre figli può significare destinare oltre il 40% del reddito solo al tetto sopra la testa, in un territorio dove il lavoro stabile resta merce rara.
Per il segretario regionale del Sunia Cgil, Roberto Alosi, “l’aumento dei prezzi delle case e degli affitti registrato a Siracusa non rappresenta soltanto una dinamica del mercato immobiliare” ma “si nasconde una questione molto più profonda: la crisi del modello di sviluppo della città”. Un giudizio netto, che il sindacato lega a un secondo fenomeno: la corsa degli affitti brevi.
Il peso delle seconde case a Siracusa
A livello nazionale il quadro aiuta a capire la dimensione del cambiamento in atto. Secondo la mappatura del centro studi Aigab, l’associazione di categoria del settore, a giugno 2026 risultano attive circa 492 mila seconde case a reddito con annuncio online in Italia, un mercato che sostiene un indotto stimato in circa 150 mila posti di lavoro. Numeri che, se rapportati al patrimonio abitativo complessivo, restano contenuti su scala nazionale, ma che a Siracusa, per densità e concentrazione nel centro storico, assumono un peso specifico assai maggiore.
Siracusa viaggia più di Catania e Palermo come strutture extralberghiere
A confermarlo sarebbero i dati del Rapporto Svimez 2025, secondo cui la provincia conterebbe 28,2 strutture extralberghiere ogni mille abitanti, più del doppio rispetto a Palermo e Catania, con l’85,8% degli annunci Airbnb cittadini composto da interi appartamenti sottratti al mercato residenziale ,una cifra che meriterebbe un riscontro diretto sulla fonte Svimez prima di essere considerata definitiva, ma che intanto restituisce l’ordine di grandezza del fenomeno. Per Alosi, “la crescita incontrollata dell’offerta ricettiva, l’espansione degli affitti brevi, la progressiva finanziarizzazione del patrimonio immobiliare” rischiano di “snaturare la memoria e la singolarità della città”.
Alosi: “La città come parco a tema”
È qui che il rapporto Sunia introduce l’immagine più forte, quella della città-parco a tema. “Il rischio è che Siracusa smetta di essere una comunità e diventi, lentamente, un grande spazio destinato al consumo turistico, una sorta di parco a tema nel quale la bellezza viene ridotta a merce e la vita quotidiana di lavoratori, giovani coppie, pensionati e famiglie viene relegata ai margini”, scrive il segretario regionale. Un processo, aggiunge, “che va avanti da anni”: residenti espulsi dal centro storico, immobili pubblici alienati o trasformati in strutture ricettive, profitto immediato che prevale sulla funzione sociale della città.
Lo spopolamento di Ortigia
I dati anagrafici su Ortigia raccontano forse meglio di ogni comunicato l’entità dello svuotamento. L’isola, cuore barocco della città, ospitava circa 12 mila abitanti negli anni Settanta; scesi a 4.500-5.000 a inizio Duemila, sono appena 3.889 secondo l’anagrafe comunale aggiornata al 2025. In mezzo secolo Ortigia ha perso quasi due terzi della popolazione residente. Nei mesi estivi, secondo quanto emerso in un confronto pubblico tra residenti e amministrazione, l’isola arriva ad accogliere anche diverse migliaia di visitatori al giorno, con una pressione turistica che i comitati cittadini definiscono da tempo insostenibile.
“Quando una città perde i suoi abitanti, perde anche la propria anima”, osserva ancora Alosi, per il quale “nessuna crescita turistica può essere considerata sostenibile se produce esclusione sociale e nuove disuguaglianze”. Da qui la richiesta di aprire “una grande discussione pubblica sul futuro di Siracusa”, con un progetto di rigenerazione urbana fondato sul recupero del patrimonio pubblico e su “una nuova idea dell’abitare come diritto universale e come bene comune”.
Il segretario del Sunia precisa che invertire la rotta “non significa fermare il turismo o lo sviluppo economico”, ma “governarli, restituendo centralità alle persone”. Una città, conclude, “vive soltanto se continua a essere, prima di tutto, un luogo in cui abitare, crescere, lavorare e costruire il proprio progetto di vita”.






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