In Sicilia la sicurezza non è distribuita in modo equo tra le Forze di polizia. Ai Carabinieri si chiede tutto: presenza H24, notti, festivi, piena estate. Ad altri, in diverse province, si chiede molto meno: le aliquote previste per il concorso delle altre Forze risultano spesso ridotte o del tutto assenti.
Il risultato lo conosciamo bene: i vuoti li copre sempre l’Arma, i colleghi restano soli sulla strada e il prezzo della disorganizzazione lo pagano loro. Un esempio concreto, segnalato negli atti interni: un cittadino si presenta in un Commissariato per denunciare il furto della propria auto e viene invitato a chiamare il 112, cioè i Carabinieri, perché l’ufficio non sarebbe in grado di ricevere la denuncia. La vicenda andrà verificata nelle sedi competenti, ma dice tutto: il cittadino non può essere rimbalzato da un ufficio all’altro, e il Carabiniere non può essere la risposta automatica a ogni carenza organizzativa altrui.
Nei Piani Coordinati di Controllo del Territorio non basta scrivere i turni: bisogna farli davvero. Quando le notti, i festivi e l’estate restano scoperti, le pattuglie dell’Arma intervengono su risse, emergenze e servizi ad alto rischio senza alcuna certezza di ausilio tempestivo. Questa non è collaborazione: è uno squilibrio che mette a rischio i militari e riduce l’efficacia del soccorso ai cittadini. E diciamolo chiaramente: lo spirito di servizio dei Carabinieri non può diventare un alibi gestionale. Turni prolungati, riposi compressi, ferie rinviate e famiglie sacrificate non possono essere il modo “normale” di coprire le carenze di altri.
Quelle carenze devono essere affrontate da chi comanda e da chi pianifica. Nel rispetto delle attribuzioni delle autorità provinciali di pubblica sicurezza, il principio è semplice: i Comandanti Provinciali dell’Arma, per la parte di loro competenza, devono spiegare come vengono pianificati e realmente eseguiti i servizi, quali squilibri hanno rappresentato ai tavoli di coordinamento e quali misure hanno adottato per tutelare il personale.
Le risposte devono essere puntuali, documentate e trasparenti: al Comando Generale e a ogni Carabiniere. Chi dispone l’impiego dei reparti non può limitarsi a prendere atto delle carenze: deve segnalarle, contrastarne gli effetti e renderne conto. La responsabilità di comando non si ferma davanti a un foglio dei servizi.
Al riguardo chiediamo che: il Comando Generale acquisisca da ogni Comando Provinciale i dati su: servizi pianificati e realmente eseguiti, fasce rimaste scoperte, casi in cui l’Arma ha operato da sola, tempi di ausilio, impatto su straordinari, riposi e ferie.
Presso le Prefetture sia verificata l’effettiva equità dei Piani Coordinati e dei servizi di ricezione del pubblico, con particolare attenzione a notti, festivi e stagione estiva;
Mutuo soccorso, copertura di rete e procedure certe per gli interventi ad alto rischio: deve finire l’isolamento operativo dei Carabinieri sulla strada.
Rinforzi, recuperi e ferie realmente fruibili: le carenze di altri apparati non si compensano comprimendo i diritti e la sicurezza dei Carabinieri.
Il Sim Carabinieri Sicilia non accetterà più che l’efficienza del sistema si regga sul silenzioso sovraccarico dell’Arma. Non chiediamo privilegi: chiediamo equità nell’esecuzione dei servizi, trasparenza nelle decisioni e sicurezza per chi opera. Prima di pretendere nuovi sacrifici, i Comandanti Provinciali diano risposte al Comando Generale e a ogni Carabiniere. La sicurezza della Sicilia non può reggersi su un modello sbilanciato, dove a pagare sono sempre le stesse divise.






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