Agrigento, Cimino: «Stiamo perdendo troppo tempo, servono progetti e una politica capace di ascoltare»
Il presidente dell’Ordine degli Architetti interviene sui grandi temi urbanistici della città: centro storico, San Leone, viabilità, burocrazia e infrastrutture. «Le idee esistono già, bisogna trasformarle in progetti».
“Oggi non bisogna più pensare alle idee. Le idee esistono già e le conosciamo tutti: devono essere trasformate in progetti, strumenti urbanistici e piani delle opere pubbliche».
A dirlo è Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento, nel corso di una lunga intervista pubblicata da AgrigentoOggi, realizzata nel cuore del centro storico, nei pressi della Cattedrale di San Gerlando.
Una conversazione che ha toccato alcuni dei principali nodi dello sviluppo della città: dallo spopolamento del centro storico al futuro del fronte mare di San Leone, passando per burocrazia, pianificazione urbanistica, viabilità e grandi infrastrutture.
«Agrigento soffre il decentramento»
Secondo Cimino uno dei problemi strutturali di Agrigento è rappresentato dalla frammentazione della città e dalla nascita, soprattutto dopo la frana del 1966, di numerosi quartieri satelliti.
Una distanza non soltanto geografica, ma anche sociale e urbanistica, che dovrebbe essere superata attraverso una nuova rete di viabilità interna, parchi e collegamenti.
A risentirne è stato soprattutto il centro storico, progressivamente svuotato di residenti e funzioni.
Per il presidente degli Architetti, però, recuperare gli edifici non basta. Servono servizi, strade, piazze, cortili, illuminazione e incentivi capaci di rendere nuovamente conveniente vivere e investire nella parte antica della città.
Centro storico, da piazza Don Minzoni a via Atenea
Cimino indica anche alcuni interventi concreti. A partire da piazza Don Minzoni, davanti alla Cattedrale, dove ritiene necessario ripensare la presenza delle automobili e recuperare l’ipotesi di una Ztl compatibile con le esigenze dei residenti.
Poi via Atenea, per la quale propone una revisione complessiva della pavimentazione e degli attuali marciapiedi.
L’idea è quella di intervenire sul centro storico attraverso un progetto unitario, evitando interventi isolati e realizzati «a macchia di leopardo».
San Leone e il fronte mare
Altro tema centrale è San Leone, che secondo Cimino non può continuare a essere considerato esclusivamente una località balneare.
Il presidente dell’Ordine propone di recuperare il vecchio concorso di idee promosso anni fa dall’allora Provincia regionale per il fronte mare, aggiornandolo e trasformandolo eventualmente in un vero concorso di progettazione.
Sul tavolo anche il futuro del porticciolo e il problema dell’erosione costiera.
La critica riguarda soprattutto la programmazione: «Non possiamo parlare di San Leone quando l’estate è già finita o sta finendo e di erosione quando l’erosione c’è già stata».
«La politica deve sapere ascoltare»
È però il tema del confronto uno dei fili conduttori dell’intervista.
Cimino auspica che le scelte sul futuro della città vengano condivise con ordini professionali, associazioni di categoria, imprenditori e realtà che operano quotidianamente sul territorio.
«Il problema oggi è sapere anche ascoltare e non avere la presunzione di riuscire a fare tutto».
Un richiamo rivolto alla politica e alle amministrazioni, alle quali gli architetti intendono mettere a disposizione professionalità e competenze.
Cimino ricorda inoltre il ruolo che potrebbe assumere l’Urban Center, immaginato come luogo di confronto tra amministratori, professionisti, commercianti, artigiani e imprenditori.
La priorità: «Viabilità interna»
Alla domanda su quale sia la singola scelta urbanistica da compiere oggi per cambiare il futuro di Agrigento, Cimino risponde senza esitazioni: «La viabilità interna».
Un sistema di collegamenti e parchi capace di ricucire i quartieri satelliti con il resto della città e superare una frammentazione urbanistica che Agrigento si porta dietro da decenni.
Nel ragionamento entra anche il Villaggio Mosè, dove, nonostante la presenza di strutture alberghiere e commerciali, secondo Cimino manca ancora un disegno urbano organico fatto di marciapiedi, illuminazione, viabilità e spazi adeguatamente organizzati.
Da qui l’invito finale: «Sediamoci attorno a un tavolo e iniziamo a pensare a quali progetti fare per Agrigento».
Un confronto che, nelle intenzioni del presidente dell’Ordine, non deve limitarsi alle idee ma tradursi in progettazione, investimenti e opere capaci di produrre anche nuove opportunità professionali ed economiche per il territorio.
L’intervista integrale ad Alfonso Cimino è stata pubblicata sul canale YouTube di AgrigentoOggi.
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