A Valle Castellana un litro di benzina costa circa 1,75 euro. Il gasolio si ferma a 1,89. Sono cifre che nel resto d’Italia non si vedono da tempo, mentre la media nazionale ha superato quota 2 euro. Il motivo sta nella proprietà dell’impianto. L’unico distributore del paese, ottocento abitanti in provincia di Teramo, è gestito direttamente dal Comune. Sui social lo chiamano “la benzina del sindaco“.
Quanto si risparmia davvero
Il vantaggio alla pompa oscilla tra i 10 e i 20 centesimi al litro rispetto a un normale self service privato.
Su un pieno da 50 litri di benzina significa tra 5 e 10 euro in meno. Sul gasolio la forbice è la stessa.
Il confronto va fatto con la modalità self service. Sul servito il divario si allarga ulteriormente, perché lì il ricarico del gestore è più alto.
Il paese si trova all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Ascoli Piceno. Gli abitanti sono distribuiti in circa quaranta frazioni.
Perché il Comune ha preso il distributore
La gestione pubblica non nasce come iniziativa promozionale. Nasce da un rischio di chiusura.
Il terremoto del 2016 ha accelerato lo spopolamento dell’area. Quando anche l’ultimo impianto di rifornimento ha rischiato di sparire, l’amministrazione ha deciso di rilevarlo. L’acquisizione risale al 2022 e il sindaco Camillo D’Angelo promise allora un prezzo dei carburanti calmierato.
Perdere quel distributore non avrebbe riguardato solo i residenti. Lo usano i pendolari, gli operai dei cantieri della ricostruzione post sisma e i turisti che frequentano la montagna. Senza, sarebbe servito percorrere decine di chilometri per un pieno.
In un territorio di montagna quella distanza non è un disagio marginale. Incide sulla scelta di restare o di andarsene, che è il nodo di tutte le aree interne.
Dove finisce il prezzo che paghi alla pompa
Il meccanismo che tiene bassi i listini si spiega guardando la composizione del prezzo.
Quello che l’automobilista paga è la somma di tre voci. Il costo del prodotto, le tasse (accise e IVA) e il margine del gestore.
La parte fiscale è di gran lunga la più pesante. Il margine di chi gestisce l’impianto vale pochi centesimi al litro. È a quei pochi centesimi che il Comune rinuncia, acquistando il carburante e rivendendolo sostanzialmente al prezzo di costo.
Nessun imprenditore privato da remunerare, quindi. La gestione in economia permette di coprire i costi del servizio senza caricare il ricarico.
I 500mila euro che non sono un guadagno
Il dato che sta circolando in queste ore riguarda gli incassi. Nel 2025 il distributore ha registrato entrate intorno ai 500mila euro, circa otto volte i 75mila del primo periodo di gestione.
Il numero va letto con cautela, e la stessa ricostruzione di Sky TG24 lo precisa. Quella cifra misura il giro d’affari, non l’utile.
La crescita dipende da due fattori distinti. Il primo è l’aumento dei prezzi del carburante, che gonfia il fatturato a parità di litri venduti. Il secondo sono i maggiori rifornimenti di pendolari e turisti.
Quanto resti in cassa al Comune, al netto degli acquisti e dei costi di gestione, è un’altra questione e non emerge dalle cifre diffuse.
Chi arriva da fuori provincia
Il passaparola ha superato i confini regionali. Al distributore arrivano automobilisti da tutta la provincia di Teramo e anche dalle Marche.
C’è chi da Ascoli Piceno sale in montagna apposta per fare il pieno sul versante teramano, come racconta il Resto del Carlino nella cronaca locale. In una fase di prezzi elevati, venti centesimi al litro giustificano una deviazione.
Cosa comporta per l’amministrazione
La scelta ha un costo organizzativo che non compare nel prezzo esposto.
Il Comune deve acquistare il carburante, controllare i serbatoi e gestire gli incassi. Sono attività che una macchina amministrativa di un ente da ottocento abitanti si trova a svolgere in proprio.
È l’impegno operativo che la ripresa di Virgilio Notizie segnala accanto ai numeri del risparmio.






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