“È l’ennesima dimostrazione di una crisi di sistema delle strutture carcerarie”. Lo dichiara il procuratore di Siracusa, Sabrina Gambino, a capo dell’inchiesta sull’evasione del detenuto di Alta sicurezza fuggito nelle ore scorse dal carcere di Augusta con modalità ancora da chiarire. L’uomo è tuttora ricercato: le forze dell’ordine hanno cinturato una vasta porzione del territorio nel tentativo di rintracciarlo.
Le altre criticità: Cavadonna e la relazione del garante
Le parole del procuratore Gambino allargano il quadro a una situazione di collasso che non riguarda solo l’istituto di Augusta. Ci sono altre criticità come quelle emerse di recente nel carcere di Siracusa, in contrada Cavadonna, dove si sono registrati diversi episodi di aggressione ai danni di agenti della Polizia penitenziaria.
Nella relazione del garante dei detenuti, ricevuto nei giorni scorsi dal prefetto, sono segnalati gravi problemi igienico-sanitari, compresi avvistamenti di serpenti all’interno della struttura. Nella relazione si evidenzia anche che i detenuti che necessitano di soccorso vengono trasportati “a braccio” fino all’infermeria.
Le indagini sull’evasione
Il lavoro degli inquirenti si concentra sulle modalità della fuga. Secondo alcuni fonti – non confermate – l’uomo non si sarebbe calato con le lenzuola, modalità con cui più spesso si consumano le evasioni dagli istituti di pena. Un dettaglio che apre a scenari diversi su come sia riuscito a superare i dispositivi di sorveglianza di un circuito considerato tra i più controllati del sistema penitenziario.
Le ipotesi sul tavolo degli inquirenti
Gli investigatori starebbero valutando diverse ipotesi, tutte ancora al vaglio. Una riguarda eventuali falle nei turni di controllo o nella videosorveglianza della sezione, alla luce delle criticità di organico più volte denunciate dai sindacati. Un’altra, non confermata, è quella di un appoggio esterno: non si esclude che ad attendere l’uomo fuori dal perimetro del carcere possa esserci stato un complice, circostanza che spiegherebbe la rapidità con cui se ne sono perse le tracce. Resta il nodo centrale su cui si concentra l’inchiesta della Procura aretusea: come un detenuto sottoposto per definizione a un regime di vigilanza rafforzata sia riuscito a eludere i controlli.






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