Tra pochi giorni suonerà la campanella, ma c’è chi in cattedra ci si siederà con il timore di finire cotto a fuoco lento. A Siracusa il 93,2% delle scuole non ha impianti di climatizzazione adeguati: significa che studenti, docenti e personale ATA rientreranno in aule che, più che ambienti di apprendimento, rischiano di trasformarsi in vere e proprie celle termiche, con il sole a fare da unico impianto di riscaldamento gratuito, ma non richiesto. Il dato, fissato al 6,8% di istituti effettivamente attrezzati, arriva dal Comitato Scuole Sicure di Siracusa, che per voce dei professionisti volontari Angelo Troia, Gianluca Belviso e Giovanni Andronico torna a sollecitare interventi urgenti da parte delle istituzioni.

Aule roventi, parametri disattesi

Il problema non riguarda solo il comfort. Secondo i parametri di riferimento fissati dall’INAIL, le condizioni estive ottimali per un ambiente scolastico prevedono una temperatura compresa tra i 24°C e i 26°C, un’umidità relativa tra il 50% e il 60%, oltre a una buona ventilazione e alla limitazione dell’irraggiamento solare diretto. Con il 93,2% degli edifici scolastici privi di climatizzatori funzionanti, questi standard restano, nella maggior parte dei casi, lettera morta.

Come spiegano dal Comitato, “il microclima scolastico — inteso come l’insieme di temperatura, umidità e ventilazione — incide direttamente sul comfort e sulla sicurezza di chi vive quotidianamente gli edifici per molte ore”. E aggiungono un concetto che dovrebbe far riflettere chi continua a trattare il problema come un’emergenza di stagione: “le temperature elevate non rappresentano più un’eccezione stagionale, bensì una criticità strutturale e prolungata che richiede interventi mirati di edilizia scolastica”.

Di chi è la responsabilità

Il Comitato individua con precisione la catena di responsabilità. Da un lato ci sono i Dirigenti Scolastici, tenuti a valutare il rischio caldo all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi confrontandosi con RSPP, Medico Competente e RLS, con la possibilità, nei casi più gravi, di sospendere le attività didattiche. Dall’altro ci sono gli enti proprietari degli edifici, Comune e Libero Consorzio, chiamati in causa per manutenzioni e adeguamenti strutturali che non possono più essere rimandati: cappotti termici, schermature solari, impianti di climatizzazione.

Quando si tornava a scuola a fine settembre

C’è un paradosso che vale la pena ricordare. Fino a non molti anni fa, in Sicilia la riapertura delle scuole slittava a fine settembre proprio per ragioni climatiche: si aspettava che le temperature si stemperassero prima di far rientrare studenti e docenti in aula. Oggi quella soglia è stata anticipata, ma il clima non ha seguito lo stesso calendario. Il risultato è che si torna sui banchi prima, con edifici che restano gli stessi di allora, o quasi, e temperature che, invece di scendere, continuano a salire.

Un’Italia spaccata in due dal termometro

Mentre in Sicilia il termometro veleggia ancora verso i 40 gradi, in Valle d’Aosta e in gran parte del Nord Italia le temperature sono già scese su valori decisamente più miti. È la fotografia di un Paese che, dal punto di vista climatico, viaggia a due velocità: un fattore che rende ancora più stridente l’idea di un calendario scolastico nazionale uguale per tutti, senza distinzioni legate alle reali condizioni ambientali dei territori.

Cosa chiede il Comitato

Prima di ipotizzare modifiche al calendario scolastico, come la riduzione della pausa estiva, ipotesi che periodicamente torna a circolare, i tecnici del Comitato chiedono innanzitutto una strategia nazionale con investimenti strutturali per l’adattamento climatico degli edifici scolastici. Nel mirino anche la sicurezza delle scuole nelle aree balneari e periferiche, con un richiamo esplicito ai recenti incendi in via Elorina, a conferma di come il problema climatico nel Siracusano si intrecci a più livelli.