pippo manuli
Pensionato....opinionista per hobby, di fede repubblicana
# LA “BUONA AMMINISTRAZIONE” SECONDO IL NUOVO MODELLO DEL NISIOTA:
## SVUOTARE IL COMUNE, RIEMPIRE LE PARTECIPATE
Nota del PRI Taormina**
Qualche giorno fa, nella stanza del Sindaco, si sarebbe celebrata una riunione dal titolo rassicurante: **“La buona amministrazione”**.
Un titolo che, naturalmente, nessuno potrebbe contestare.
Il problema è capire che cosa si intenda per buona amministrazione.
Perché, se la ricetta è quella ormai dichiarata del **“Gruppo Pubblico Locale”**, con funzioni, servizi e personale progressivamente trasferiti dal Comune alle partecipate, noi del PRI qualche domanda continuiamo a porcela.
E non da oggi.
Il PRI Taormina ha contestato per tempo questa impostazione, anche attraverso le proprie osservazioni e le segnalazioni rivolte agli organismi istituzionali competenti.
Oggi, però, il disegno appare molto più chiaro.
La traiettoria sembra essere questa:
**funzione comunale → partecipata → trasferimento del personale → ridimensionamento del Comune.**
E qualcuno vorrebbe chiamarla modernizzazione.
Noi preferiamo chiamarla con il suo nome: progressivo svuotamento della macchina comunale.
## LA GRANDE INVENZIONE DEL “GRUPPO PUBBLICO”
Sia chiaro: il PRI non è contrario alle partecipate per principio.
Una partecipata può essere utile quando dimostra di essere più efficiente, più economica e più funzionale rispetto alla gestione diretta.
Ma qui la domanda è un’altra:
stiamo creando società perché servono alla città o stiamo creando una città amministrata attraverso società perché è più conveniente per chi governa?
Perché la differenza non è affatto secondaria.
Il dossier predisposto dal PRI evidenzia che il Comune starebbe andando verso una ricollocazione complessiva del personale nel cosiddetto “gruppo pubblico locale”, con il collegamento tra trasferimento delle funzioni, trasferimento del personale e predisposizione dei bilanci 2027-2029.
E allora sorge spontanea una domanda:
che cosa resterà del Comune quando tutto ciò che il Comune fa sarà affidato a qualcuno che sta fuori dal Comune?
IL MIRACOLO DEL PERSONALE CHE DIMINUISCE… MA NON DIMINUISCE
Questa è forse la parte più curiosa dell’intera operazione.
Si trasferiscono trenta dipendenti alle partecipate?
Il Comune potrà magari dire di avere trenta dipendenti in meno.
Peccato che il Gruppo Pubblico Locale continui ad avere quei trenta dipendenti.
E magari ne assuma altri.
Non è necessariamente una riduzione della macchina pubblica.
Potrebbe essere semplicemente una modifica del suo perimetro contabile.
Il dossier lo dice con estrema chiarezza: trasferire il personale non significa eliminare il costo; può significare semplicemente spostarlo da un bilancio all’altro.
Ed è proprio qui che la parola “efficientamento” rischia di diventare una parola magica.
Come la moltiplicazione dei pani e dei pesci:
meno Comune, più partecipate.
Meno personale comunale, ma non necessariamente meno personale pubblico.
Meno funzioni dentro Palazzo dei Giurati, ma più società che quelle funzioni devono svolgere.
E naturalmente, per far funzionare tutto questo, servono amministratori, consigli di amministrazione, strutture, contratti, affidamenti, bilanci e controlli.
Insomma: meno Comune, più “Gruppo”.
E QUI ARRIVA LA PARTE PIÙ INTERESSANTE: IL CONTROLLO
Perché il Consiglio comunale non è un soprammobile istituzionale.
L’articolo 42 del TUEL gli attribuisce precise funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo.
Ma una cosa è discutere in Consiglio di una struttura interna al Comune.
Un’altra è discutere di una società che possiede:
* un proprio consiglio di amministrazione;
* un proprio bilancio;
* un proprio personale;
* propri contratti;
* propri responsabili;
* propri processi decisionali.
Più società si creano, più il sistema diventa articolato.
E più il sistema diventa articolato, più diventa difficile per il singolo consigliere comunale avere quella visione complessiva che dovrebbe essere propria del controllo democratico.
Il problema, quindi, non è soltanto economico.
È *istituzionale e democratico*.
IL “CERCHIO MAGICO” DELLE COMPETENZE
E qui il PRI pone una domanda che forse non piacerà.
Non è che, trasferendo progressivamente funzioni, personale e risorse dal Comune alle partecipate, si stia creando un sistema nel quale il Consiglio comunale viene progressivamente privato della possibilità di incidere direttamente sulle scelte operative della città?
Attenzione: non diciamo che il Consiglio venga formalmente esautorato.
Diciamo qualcosa di più semplice e più serio:
più funzioni vengono collocate fuori dall’ente, più il controllo consiliare diventa indiretto.
E questo non è un dettaglio.
È il cuore della questione.
Il dossier evidenzia infatti che il Consiglio non scompare, ma rischia di vedere ridotto il proprio campo di osservazione diretta man mano che la gestione concreta della città viene collocata dentro soggetti societari.
L’“AVIDITÀ” DEL MODELLO
Ed eccoci al punto politico.
Quello che preoccupa il PRI è una sorta di avidità amministrativa.
La tendenza a voler prendere tutto:
i servizi,
il personale,
le entrate,
le funzioni,
gli affidamenti,
le società,
gli organismi,
i bilanci.
Tutto deve entrare nel grande contenitore del “Gruppo Pubblico Locale”.
Ma una domanda rimane:
perché?
Dov’è il vantaggio misurabile per il cittadino?
Quanto costa il sistema prima?
Quanto costerà dopo?
Quali costi vengono realmente eliminati?
Quali vengono semplicemente trasferiti?
Quali funzioni rimangono al Comune?
Quale personale resterà al Comune?
E soprattutto:
chi risponderà politicamente quando qualcosa non funzionerà?
Perché il rischio più grande è quello di creare un singolare paradosso:
il Comune conserva la responsabilità politica, ma trasferisce altrove la capacità operativa.
Ed è esattamente questo il “cerchio” che va verificato.
EQUITÀ URBANA: IL PRECEDENTE CHE NON PUÒ ESSERE DIMENTICATO
Non partiamo da zero.
La vicenda di Equità Urbana S.p.A. è già passata davanti alla Corte dei conti.
La deliberazione n. 209/2025/PASP ha espresso un parere parzialmente negativo sulla precedente deliberazione consiliare e ha riservato verifiche su aspetti tutt’altro che marginali: andamento dell’attività finanziaria, spese sostenute dal Comune, rapporti debito-credito, controlli interni e assetto societario complessivo.
E allora è lecito chiedere:
se oggi non stiamo parlando più di una singola società, ma di un progressivo ridisegno dell’intera macchina amministrativa, chi sta valutando l’operazione nel suo complesso?
Perché società per società si può anche costruire una giustificazione.
Ma la somma delle società, dei servizi, del personale e dei costi produce qualcosa di molto più grande:
un nuovo modello di Comune.
IL PRI NON CHIEDE DI BLOCCARE TUTTO
Chiediamo semplicemente trasparenza.
Prima di trasferire personale e funzioni, il Consiglio comunale dovrebbe conoscere:
1. il piano complessivo di riorganizzazione;
2. la mappa delle funzioni trasferite e di quelle che resteranno al Comune;
3. il costo attuale e quello previsto;
4. la nuova dotazione organica comunale;
5. gli organigrammi delle partecipate;
6. il sistema concreto dei controlli.
Sono esattamente le verifiche che consentirebbero di capire se siamo davanti a una vera riorganizzazione oppure a una semplice **migrazione di funzioni, personale e costi dal Comune alle società**.
E ALLORA, SIGNOR SINDACO, UNA DOMANDA SEMPLICE
La vera domanda non è:
Possiamo creare una partecipata?
La vera domanda è:
È nell’interesse di Taormina che il Comune perda progressivamente funzioni, personale e capacità amministrativa mentre aumenta il numero e il peso delle società che controlla?
Perché una legge può autorizzare uno strumento.
Non può certificare automaticamente che quello strumento sia la migliore scelta amministrativa.
E soprattutto non può sostituire il controllo democratico.
Il PRI continuerà quindi a guardare con attenzione questa trasformazione e a porre le proprie osservazioni agli organismi competenti.
Non abbiamo paura delle partecipate.
Abbiamo paura di un Comune che, a forza di partecipate, rischia di non essere più capace di fare il Comune.
E allora permetteteci una conclusione volutamente ironica.
Se il progetto di “buona amministrazione” sarà completato secondo il nuovo modello, forse un giorno potremo davvero annunciare il grande risultato:
il Comune sarà finalmente leggero, moderno, efficiente e senza inutili funzioni.
Resteranno il Sindaco, la Giunta, qualche dirigente e, naturalmente, la targa:
PALAZZO DEI GIURATI – COMUNE DI TAORMINA.
Il problema?
Dentro potrebbe non lavorarci più nessuno.
**PRI TAORMINA**
Luogo: Vittorino da Feltre, Dietro Cappuccini, S. N., TAORMINA, MESSINA, SICILIA
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook