Il carcere di Cavadonna è diventato, nelle ultime settimane, uno dei punti più critici del sistema penitenziario siciliano. Rivolte, incendi, scontri tra detenuti e aggressioni alla Polizia penitenziaria si susseguono da circa due mesi, mentre sindacati e operatori continuano a segnalare una situazione che fatica a trovare una risposta strutturale.
L’ultimo episodio, riferito alla serata di ieri, ha riguardato il blocco 25 di Alta sicurezza, occupato dai detenuti nel corso della protesta. Un episodio che si inserisce in una sequenza ormai difficile da leggere come una semplice somma di emergenze separate.
I numeri dell’emergenza
A fotografare la pressione sulla struttura sono innanzitutto i numeri. Secondo i dati più recenti disponibili, aggiornati al 24 agosto, a Cavadonna erano presenti 720 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 545 posti.
Sul fronte della Polizia penitenziaria risultavano invece 266 unità effettive rispetto alle 310 previste, con una carenza di 44 agenti. Il dato dell’organico complessivo, però, non coincide con quello del personale concretamente disponibile nei singoli reparti e nei diversi turni.
È proprio questo uno dei nodi indicati dagli operatori. Durante una precedente rivolta, i sindacati avevano segnalato la necessità di fare arrivare rinforzi da altri istituti per fronteggiare la situazione.
La lettura di chi lavora dentro
Un sindacalista della Polizia penitenziaria, interpellato da BlogSicilia e che chiede di non essere identificato, restituisce una fotografia particolarmente preoccupata della situazione. La reiterazione degli episodi, secondo la fonte, avrebbe progressivamente indebolito la capacità di prevenire e gestire le tensioni nei reparti. Il timore espresso è che alcuni detenuti abbiano maturato la percezione di poter condizionare la gestione delle proteste e che ogni criticità possa diventare il punto di partenza per una nuova sommossa.
È una valutazione della fonte, che descrive una struttura nella quale la capacità dello Stato di mantenere un controllo capillare dei reparti sarebbe sempre più sotto pressione.
Sovraffollamento e condizioni di detenzione
Alla questione della sicurezza si aggiungono le condizioni materiali dell’istituto. Il Garante dei detenuti aveva già segnalato criticità igieniche e sanitarie, aggravate dalle alte temperature estive. Il caldo rende particolarmente difficili le condizioni all’interno delle celle e sono state segnalate anche presenze di topi e serpenti. Elementi che, sommati al sovraffollamento, contribuiscono ad alimentare un quadro di forte disagio.
La questione riguarda quindi contemporaneamente chi vive il carcere da detenuto e chi vi lavora. In una struttura sovraffollata e con risorse di personale limitate, anche la funzione rieducativa della pena rischia di rimanere compressa dalle emergenze quotidiane.
La riunione in Prefettura
Nei giorni scorsi l’emergenza Cavadonna è stata affrontata anche in Prefettura. Il confronto istituzionale non ha però chiuso la questione, con le organizzazioni sindacali che continuano a chiedere interventi concreti. La prima richiesta riguarda il rafforzamento degli organici. La seconda investe le condizioni operative della Polizia penitenziaria e, in particolare, la possibilità di disporre di strumenti adeguati per affrontare situazioni che possono degenerare rapidamente.
Il problema, sostengono gli operatori, non può essere affrontato ogni volta ricorrendo a personale proveniente da altri istituti. Se per gestire una crisi locale è necessario spostare agenti altrove, la difficoltà finisce per assumere una dimensione più ampia.
Nicita chiede risposte al Governo
Sul caso è intervenuto il senatore del Pd Antonio Nicita, che ha depositato un’interrogazione al ministro della Giustizia dopo avere visitato Cavadonna due volte nel mese di agosto.
Nicita chiede dati aggiornati su presenze, capienza e organici, oltre a informazioni sul completamento delle funzioni gerarchiche dell’istituto, sugli interventi di manutenzione straordinaria e sul potenziamento dell’assistenza sanitaria e psichiatrica.
Nell’interrogazione vengono inoltre affrontate le questioni relative alla qualità del vitto, al sopravvitto e alla disciplina per l’ingresso dei generi alimentari dall’esterno. Il senatore ha anche invitato il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove a visitare la struttura.
Gennuso: “Gli agenti non possono essere lasciati soli”
Dopo l’ennesima protesta è intervenuto anche il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso, che ha espresso solidarietà agli appartenenti alla Polizia penitenziaria coinvolti negli episodi.
“Gli agenti non possono essere lasciati soli a gestire situazioni di questo tipo”, ha affermato Gennuso, chiedendo un rapido aumento delle unità in servizio. Il deputato regionale ha parlato della necessità di “fatti concreti”, sostenendo che il rafforzamento degli organici sia una delle condizioni per consentire agli agenti di operare con maggiore sicurezza.
Una crisi che va oltre Cavadonna
Il rischio, ora, è che una situazione protratta nel tempo finisca per produrre effetti anche oltre i confini di Cavadonna. Non soltanto perché il ricorso ai rinforzi può sottrarre personale ad altri istituti, ma anche perché una sequenza di proteste e aggressioni può diventare un ulteriore fattore di tensione nel sistema penitenziario.
Cavadonna sembra così trovarsi davanti a un problema che non può essere ricondotto soltanto all’ultimo episodio. I numeri del sovraffollamento, la carenza di personale, le condizioni della struttura e la ripetizione delle rivolte compongono un quadro nel quale sicurezza e condizioni di detenzione finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.
La questione aperta è se gli interventi annunciati riusciranno a interrompere questa spirale prima che la gestione dell’emergenza diventi essa stessa la normalità.
Gli altri episodi
Cavadonna non è l’unico carcere italiano dove, nelle ultime settimane, si sono registrati episodi di forte tensione. Il 4 luglio nel penitenziario di Enna si è registrata una violenta rivolta sedata dopo diverse ore. A Viterbo, il 26 luglio, una protesta è degenerata in un incendio: sono rimaste intossicate dal fumo 23 persone, tra detenuti e agenti. A Brissogne, in Valle d’Aosta, a fine agosto una protesta è durata circa 21 ore, con incendi, danneggiamenti delle celle e lancio di oggetti contro la Polizia penitenziaria. Sempre a fine agosto, nel carcere di Novara, un detenuto sottoposto al regime del 41 bis ha aggredito un agente durante le operazioni legate a una telefonata.






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