I giudici della sezione giurisdizionale della corte dei conti (presidente Salvatore Chiazzese) hanno condannato Maurizio Messina, autista dell’assemblea regionale siciliana con qualifica di assistente parlamentare di terza fascia assegnato alla guida dell’autovettura in uso di Gianfranco Miccichè (ex Presidente e deputato dell’ARS) a risarcire la Regione con 25 mila euro. Il giudizio è iniziato dopo la sentenza penale con la quale Messina è stato condannato per indebita percezione di indennità di missione mediante false attestazioni e alla sottrazione di somme sottoposte a sequestro.

L’autista dell’Ars avrebbe attestato false missioni da Palermo a Cefalù e viceversa, in realtà non eseguite o svolte in un arco di tempo inferiore a quello dichiarato, inducendo così in errore l’amministrazione e conseguendo l’indebita percezione di indennità di missione per circa 10 mila euro. Come accertato dalla procura contabile diretta da Pino Zingale, l’autista dell’Asr il 20 maggio del 2024 dopo la notifica del provvedimento di sequestro preventivo nella mattina dello stesso giorno, ha disposto un bonifico istantaneo di 16.000 euro a favore della figlia, con causale “regalo nascita bimbo”, così azzerando il conto corrente condotta ritenuta dalla sentenza il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro.

Per questo la procura ha chiesto anche il risarcimento del danno all’immagine della Regione corrispondenti al doppio dell’utilità illecitamente percepita, individuata per 10 mila euro per le missioni indebitamente retribuite e 16.000 euro per la somma sottratta al sequestro. Per la difesa di Messina mancherebbe la prova dell’esistenza stessa del danno reputazionale e vista la posizione solo esecutiva priva di poteri decisionali o di rappresentanza esterna, non poteva essere contestato il danno all’immagine.

Il legale ha ribadito che le somme sono state restituite. Per i giudici “alla luce della sentenza penale del tribunale di Palermo – si legge nella sentenza – la condotta della lesione del bene immagine dell’Ars risulta ampiamente provata attraverso il materiale probatorio acquisito nell’ambito del procedimento penale. Messina, seppur abbia prefigurato l’eventualità di essere scoperto e la prevedibile lesione del prestigio dell’ente di appartenenza che ne sarebbe derivata, lo stesso abbia comunque accettato tale rischio, integrando pienamente una condotta connotata da un dolo quantomeno eventuale. Per i giudici il danno è pari al 60% di quello quantificato”.