pippo manuli
Pensionato....opinionista per hobby, di fede repubblicana
IL TEATRO A TAORMINA HA MOLTO PIÙ DI CINQUANT’ANNI
«Festeggiare il Teatro è una cosa, riscrivere la storia del teatro taorminese è un’altra»
Apprendiamo delle iniziative che si intenderebbero promuovere per celebrare il cinquantennale del Teatro a Taormina.
Una celebrazione è sempre una buona notizia, soprattutto quando riguarda la cultura. Ma proprio perché si parla di cultura e di memoria, riteniamo doveroso fare una precisazione: il teatro a Taormina non nasce cinquant’anni fa.
Se l’intento è celebrare una particolare stagione, una manifestazione, un’istituzione o la nascita di quella che sarebbe poi diventata Taormina Arte, è giusto indicarne con precisione l’origine e la ricorrenza.
Altra cosa, però, sarebbe far coincidere quella data con la nascita del teatro nella nostra città.
La storia è molto più antica e molto più articolata.
Taormina ha conosciuto, nel corso del Novecento, una straordinaria stagione teatrale legata al suo Teatro Antico. Già negli anni Venti il grande monumento tornava ad essere stabilmente un luogo di spettacolo; nel secondo dopoguerra si sarebbe poi sviluppata una stagione di eccezionale importanza.
E in questa storia occupa un posto assolutamente straordinario Giovanni Cutrufelli, che a Taormina visse e operò, dedicando alla città una parte fondamentale della propria esperienza artistica.
Regista, attore, autore, traduttore e formatore, Cutrufelli non fu soltanto uno dei protagonisti del teatro italiano che passò da Taormina.
Fu uno di coloro che fecero di Taormina un luogo di produzione e di formazione teatrale.
Con la Compagnia Teatro Mediterraneo e con il Centro Mediterraneo di Drammatica, fondato nel 1953, contribuì a creare una vera scuola, mettendo in rapporto il grande teatro, la formazione dei giovani e il palcoscenico del Teatro Antico.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato raccontare questa storia come se esistesse una contrapposizione tra il teatro dei grandi professionisti e quello delle compagnie locali.
A Taormina il teatro è stato, contemporaneamente, grande teatro e teatro popolare.
È stato il Teatro Antico, ma è stato anche il palcoscenico del San Giorgio dei Salesiani.
È stato il professionista affermato, ma anche il giovane che provava la sera dopo il lavoro.
È stato l’attore di fama nazionale, ma anche il dipendente comunale che saliva sul palcoscenico dopo aver lasciato l’ufficio.
È stato l’albergatore che per passione diventava attore, come Vinciguerra, ed è stato il talento comico genuino e straordinario di Turi Carnazza.
Sono storie diverse soltanto in apparenza.
Perché tutte raccontano la stessa cosa: Taormina aveva una vocazione teatrale.
E quella vocazione non può essere cancellata da una data amministrativa.
Il teatro prima e oltre Taormina Arte
Anche la vicenda di Taormina Arte va naturalmente ricordata per ciò che ha rappresentato.
All’inizio vi furono produzioni proprie e una precisa volontà di costruire a Taormina una grande proposta culturale.
Successivamente arrivarono anche spettacoli e compagnie di giro, arricchendo ulteriormente un’offerta che avrebbe fatto della città uno dei più importanti luoghi dello spettacolo in Sicilia.
Basterebbe ricordare alcune delle straordinarie esperienze che hanno avuto Taormina come palcoscenico: dal Faust di Sbragia alle interpretazioni di Carmelo Bene, da Gabriele Lavia, che avrebbe avuto anche responsabilità nella direzione del comparto Teatro, alle tante compagnie e ai grandi interpreti che negli anni hanno portato qui la propria arte.
Ma tutto questo appartiene alla storia di una manifestazione e di una istituzione culturale, non all’atto di nascita del teatro a Taormina.
E questa distinzione non è una sottigliezza da archivisti.
È memoria.
Non si festeggi la ricorrenza sbagliata
Il PRI Taormina non intende certamente contestare la volontà di celebrare un anniversario.
Al contrario.
Se c’è un anniversario da celebrare, lo si celebri con orgoglio.
Ma lo si chiami con il suo nome.
Se ricorre il cinquantenario di una determinata esperienza, di una manifestazione o della nascita di una istituzione, lo si dica chiaramente.
Non si trasformi però quel cinquantenario nel cinquantenario del teatro a Taormina, perché significherebbe consegnare alle nuove generazioni una memoria parziale e, soprattutto, ingiusta nei confronti di quanti hanno costruito quella tradizione molto prima.
Prima di Taormina Arte c’erano Cutrufelli e il suo straordinario lavoro.
C’erano gli artisti e le compagnie che frequentavano il Teatro Antico.
C’erano i giovani che si formavano.
C’erano le compagnie locali.
C’erano i Salesiani e il San Giorgio.
C’erano uomini e donne che, nella vita quotidiana, facevano altri mestieri e che la sera diventavano attori.
C’erano Nino Monaco, Vinciguerra, Turi Carnazza e tanti altri dei quali la memoria cittadina conserva ancora il ricordo.
E c’erano spettatori che riempivano le sale non perché attratti soltanto dal nome famoso, ma perché il teatro faceva parte della vita della comunità.
Questa è la storia che dovrebbe accompagnare qualsiasi celebrazione.
Perché Taormina non ha bisogno di inventarsi un passato teatrale.
Ce l’ha già. Ed è molto più antico di cinquant’anni.
La vera sfida, oggi, sarebbe forse un’altra: non limitarsi a celebrare ciò che è stato, ma recuperare quella straordinaria vocazione culturale e teatrale che ha fatto di Taormina, per decenni, una città capace non soltanto di ospitare lo spettacolo, ma di produrlo, viverlo e farlo crescere.
Il teatro a Taormina non compie cinquant’anni.
Ha una storia molto più lunga.
E merita di essere raccontata tutta.
A cura del PRI – Taormina, G. M.
Luogo: S. Giorgio -Teatro, Via Don Bosco, S.N., TAORMINA, MESSINA, SICILIA
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