Secondo Renato Colucci, primo ricercatore dell’Istituto di scienze polari del Cnr, l’estate 2003 rappresentava un’anomalia di circa quattro deviazioni standard rispetto al clima di allora. Oggi lo stesso scarto vale attorno a una deviazione standard: quelle temperature rientrano nella normale variabilità del clima attuale.

Agosto 2026 è stato il mese più caldo mai registrato sulla Terra. Lo ha certificato oggi il servizio climatico europeo Copernicus: 16,96 gradi di temperatura media globale dell’aria, 1,65 sopra il livello preindustriale. Nelle stesse ore Renato Colucci, primo ricercatore dell’Istituto di scienze polari del Cnr, ha spiegato al quotidiano il Nord Est perché il record in sé non è il dato più significativo. “Farà sempre più caldo”, ha detto. Il punto è un altro: temperature che vent’anni fa erano eccezionali oggi rientrano nella normale variabilità del clima.

Perché l’estate del 2003 non fa più da metro di paragone

Colucci insegna Glaciologia all’Università di Trieste e presiede la Società Meteorologica Alpino-Adriatica. Nell’intervista raccolta da Marco Ballico mette a confronto l’estate appena finita con quella del 2003, che per l’Italia resta il riferimento storico del caldo estremo.

Sul Carso, spiega il ricercatore, i valori medi di temperatura sono simili. Cambia la scala del confronto. Nel 2003 l’anomalia valeva circa quattro deviazioni standard: andava quattro volte oltre la variabilità normale del clima di allora. Oggi lo stesso scarto vale attorno a una deviazione standard. Tradotto: quello che ventitré anni fa era un evento straordinario adesso sta dentro la normalità.

Sul futuro Colucci non lascia margini. Estati come questa torneranno. Forse non l’anno prossimo, ma nel giro di tre o quattro anni, e potenzialmente più calde.

Cosa dicono i dati europei usciti oggi

Il bollettino di Copernicus, pubblicato il 10 settembre, arriva alla stessa conclusione per via numerica. Agosto 2026 ha chiuso a 16,96 gradi di media globale, 0,85 sopra la media 1991-2020. È il valore più alto mai misurato per un singolo mese, a pari merito con luglio 2023. Ed è il primo mese dal novembre 2025 a superare la soglia di 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale, quella indicata dall’Accordo di Parigi.

Il dato che riguarda più da vicino l’Europa è un altro. L’Europa occidentale ha appena vissuto l’estate più calda mai registrata, e il primato che ha battuto era proprio quello del 2003. Sull’intero continente l’estate 2026 risulta la terza, dopo il 2024 e il 2022. Secondo Samantha Burgess, responsabile per il clima dell’Ecmwf, si tratta di “un mese straordinario nella serie delle rilevazioni climatiche globali”.

Colucci e Copernicus dicono, quindi, la stessa cosa da due direzioni diverse. Il ricercatore la legge in termini statistici, il servizio europeo la registra come record superato.

Il mare pesa più dell’aria

Nell’intervista Colucci indica negli oceani la sua preoccupazione maggiore su scala globale, più ancora delle temperature dell’aria. I numeri lo seguono.

Ad agosto la temperatura media superficiale degli oceani extrapolari, la fascia compresa tra 60 gradi nord e 60 gradi sud, ha toccato 21,07 gradi. È il valore più alto mai misurato per il mese. Il 24 e il 25 agosto il dato giornaliero è salito a 21,11 gradi, un altro primato assoluto. Nel Pacifico equatoriale, intanto, si sta rafforzando un episodio di El Niño che potrebbe rientrare tra i più intensi mai osservati.

Sui mari italiani il quadro è ancora più marcato. Secondo la rianalisi ERA5, ad agosto le acque superficiali attorno alla penisola hanno raggiunto 28,83 gradi, con un’anomalia di quasi tre gradi sulla media trentennale.

Un mare caldo in autunno non genera da solo piogge alluvionali, precisa Colucci. Le rende però più probabili.

Come siccità e nubifragi finiscono per essere lo stesso fenomeno

Il meccanismo che il ricercatore descrive è lineare. Se l’atmosfera è più calda e il mare pure, in aria c’è più vapore acqueo. Quando quel vapore condensa, le precipitazioni tendono a essere più violente. Allo stesso tempo la modifica delle configurazioni atmosferiche produce anticicloni più forti e più duraturi. Il risultato sono lunghe fasi senza pioggia, seguite da pochi giorni in cui cade tutta l’acqua mancata.

L’estate europea appena chiusa è andata esattamente così. Copernicus segnala condizioni più secche della media su gran parte dell’Europa occidentale e centrale, in alcuni casi dal mese di maggio, con siccità severa in Francia, Regno Unito, Ungheria, Romania e Serbia. I livelli di Reno, Danubio, Vistola, Rodano e Po sono scesi a valori eccezionalmente bassi, e la scarsità di pioggia ha favorito gli incendi.

Montagna, permafrost e il precedente himalayano

Sulla catastrofe che il 26 agosto ha travolto le valli al confine tra Nepal e Tibet, con oltre mille vittime accertate e migliaia di dispersi, Colucci invita alla cautela. Attribuire quel singolo evento al riscaldamento globale, per ora, sarebbe prematuro.

Il legame è invece dimostrato per alcuni casi alpini, che il ricercatore cita direttamente: la Marmolada, Blatten, il crollo del Piz Scerscen. L’aumento delle temperature in quota non intacca soltanto il ghiaccio. Degrada anche il permafrost, e con esso le proprietà meccaniche della roccia. Un vantaggio europeo, aggiunge Colucci, è la rete di monitoraggio, più fitta che in altre aree del mondo.

Cosa cambia per il Sud

L’alternanza tra mesi secchi e precipitazioni concentrate è il modello che il Mezzogiorno conosce già. La Sicilia ne ha visto entrambe le facce in due anni. Dopo l’emergenza idrica del 2024 e del 2025, le piogge dell’inverno scorso hanno ricaricato gli invasi: al primo agosto 2026 i bacini dell’isola contenevano 500,71 milioni di metri cubi, contro i 311,42 della stessa data del 2025.

Il recupero, però, non cancella il deficit accumulato negli anni precedenti, e il prelievo estivo erode le riserve in fretta. È la ragione per cui gli enti tecnici parlano di siccità ricorrente e non di emergenza superata.

Sulle emissioni Colucci chiude senza consolazioni. Siamo in ritardo, i primi allarmi seri risalgono agli anni Ottanta, e anche interrompendo oggi le emissioni il problema resterebbe per decenni. Il prossimo bollettino di Copernicus, con i dati di settembre, è atteso nella prima settimana di ottobre.

Immagine generata con l’AI.