Lo sportello apre alle 12 di martedì 22 settembre. Da quel momento si potrà chiedere il bonus colonnine, il contributo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per installare punti di ricarica elettrica a uso privato. Copre l’80 per cento della spesa, fino a 1.500 euro per i privati e fino a 8.000 euro per i condomini. La dotazione è di 68 milioni di euro fino al 2030.
Quando si può presentare la domanda
Le date sono due e conviene segnarle entrambe.
L’apertura è fissata alle ore 12.00 del 22 settembre 2026.
La chiusura è prevista alle ore 12.00 del 31 gennaio 2027.
Nel mezzo ci sono poco più di quattro mesi di tempo.
Quanto si ottiene davvero
Il meccanismo prevede una percentuale e un tetto, e bisogna guardarli insieme.
La percentuale è l’80 per cento delle spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera delle infrastrutture di ricarica.
Il tetto per ciascuna persona fisica richiedente è di 1.500 euro. Significa che il contributo massimo si raggiunge con una spesa di 1.875 euro: oltre quella soglia, la parte eccedente resta a carico del richiedente.
Per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali il limite sale a 8.000 euro. In quel caso il tetto si satura con una spesa di 10mila euro.
Rientrano tra le parti comuni, per esempio, le aree destinate al parcheggio dei veicoli di chi abita nell’immobile.
Come si accede alla piattaforma
La gestione della misura è affidata a Invitalia, che opera per conto del Ministero.
Le domande si presentano attraverso la piattaforma informatica dedicata, raggiungibile dal sito dell’agenzia.
L’accesso avviene con uno dei tre sistemi di identità digitale: SPID, carta d’identità elettronica o carta nazionale dei servizi.
Una volta entrati si compila un modulo elettronico, con una procedura guidata.
Quali spese rientrano nel contributo
L’elenco è più ampio del solo dispositivo di ricarica.
Sono ammesse le spese per l’acquisto e l’installazione delle infrastrutture. Vi rientrano, quando necessarie, l’installazione delle colonnine, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie e gli impianti e dispositivi per il monitoraggio.
Sono coperte anche le spese tecniche: progettazione, direzione dei lavori, sicurezza e collaudi.
Il terzo capitolo riguarda l’allacciamento. Sono ammessi i costi per la connessione alla rete elettrica tramite attivazione di un nuovo POD, il punto di prelievo dell’energia.
Le due condizioni da non sottovalutare
Ci sono due requisiti che possono far saltare la domanda.
Il primo riguarda i pagamenti, che devono essere sempre tracciabili. Senza tracciabilità il contributo non può essere richiesto.
Il secondo riguarda l’attrezzatura: le infrastrutture di ricarica devono essere nuove di fabbrica.
Entro quando va completata l’installazione
Il bonus copre un arco di cinque anni e per ciascuna annualità il calendario è diverso.
Per il 2026 sono ammissibili le infrastrutture la cui installazione viene completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026.
Per le annualità dal 2027 al 2029 il periodo utile coincide con l’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Per il 2030 la finestra è più corta: si chiude il 31 marzo.
Da dove arrivano i soldi
La misura non nasce isolata.
Rientra nel programma pluriennale per il settore automotive definito con il decreto del presidente del Consiglio dello scorso giugno.
La dotazione complessiva è di 68 milioni di euro distribuiti fino al 2030.
L’apertura dello sportello segue la pubblicazione del decreto direttoriale che fissa procedure e regole, firmato su indicazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Cosa ha detto il ministro
Urso ha inquadrato il provvedimento all’interno del piano di settore: “Oggi facciamo un altro passo in avanti nell’attuazione del programma che stiamo realizzando per accompagnare la transizione industriale ed ecologica del settore”, ha dichiarato.
In un secondo passaggio ha collegato l’incentivo alla produzione nazionale: “Con questa misura sosteniamo i consumatori e, allo stesso tempo, la filiera italiana. Il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia, infatti, viene prodotto nel nostro Paese. Ogni euro investito nella rete di ricarica sostiene quindi anche la manifattura italiana, l’occupazione e le nostre filiere tecnologiche”.
A che punto è l’Italia sulle colonnine
Un dato aiuta a capire il contesto in cui l’incentivo si inserisce.
Secondo il rapporto Benchmark Mineral Intelligence pubblicato a gennaio 2026, e riferito al terzo trimestre del 2025, l’Italia è terza al mondo per densità di punti di ricarica.
Nel nostro Paese c’è un punto di ricarica ogni dieci automobili elettriche.
Davanti ci sono i Paesi Bassi, con una presa ogni cinque vetture, e la Cina, con una ogni nove. Dietro seguono la Spagna, a quota undici, e la Francia, a tredici.
Immagine del post generata con l’AI.






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