Il gasolio non è mai costato così tanto in Italia da quando esistono le serie storiche, cioè dal 2005. La media nazionale segnata dal monitoraggio settimanale del ministero dell’Ambiente è di 2,191 euro al litro, il 27 per cento in più rispetto a prima della guerra in Medio Oriente. La benzina è a 2,084, più 25 per cento. E dall’Iran arriva la conferma che lo stretto di Hormuz resterà chiuso.

Cosa ha detto il presidente del parlamento iraniano

Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato alla vigilia della cosiddetta Settimana della Sacra Difesa, aprendo la seduta del parlamento. Le sue parole legano la riapertura dello stretto al riconoscimento delle richieste di Teheran.

“Oggi, le nostre posizioni in campo diplomatico sono assolutamente chiare, razionali e non negoziabili”, ha detto Ghalibaf. “La trasmissione dei messaggi e la spiegazione delle nostre condizioni tramite i mediatori sono state effettuate in modo chiaro alla controparte, e il nemico sa benissimo che la via dell’inganno e dell’imposizione unilaterale è chiusa. Finché queste condizioni non saranno soddisfatte, i legittimi diritti della nazione iraniana non saranno riconosciuti e gli impegni degli americani non saranno attuati, non ci sarà spazio per tornare alle precedenti condizioni di negoziazione e per aprire lo Stretto di Hormuz”.

Sul rapporto tra armi e trattative ha aggiunto: “La dicotomia tra guerra e negoziazione non è reale, bisogna sia combattere che negoziare: combattere con saggezza e autorevolezza, e negoziare con autorità e razionalità al momento opportuno”.

Perché il prezzo sale anche se quel petrolio non arriva in Italia

Il punto non è la rotta, è il mercato. Il petrolio si scambia a livello mondiale e un barile costa lo stesso prezzo di riferimento ovunque venga raffinato. Quando un quinto del greggio commerciato al mondo resta bloccato, come accade da quando Hormuz è chiuso, la quotazione sale per tutti, compresi i paesi che da quello stretto non fanno passare una goccia.

I numeri lo confermano: il greggio ha superato i 100 dollari al barile, contro i 70 di prima della guerra. Il rincaro scende a catena sui prezzi alla pompa.

Lo stretto, tra Iran e Oman, resta chiuso per volere sia degli Stati Uniti sia dell’Iran, e i negoziati tra le due parti sono fermi. A complicare il quadro si è aggiunta la crisi provocata dagli Houthi, la milizia sciita alleata di Teheran che governa buona parte dello Yemen e ha ottenuto il pieno controllo dello stretto di Bab el Mandeb, tra Yemen e Gibuti. Da lì passava una parte del petrolio che l’Arabia Saudita era riuscita a dirottare fuori da Hormuz attraverso l’oleodotto Est-Ovest, che nei giorni scorsi è stato attaccato e chiuso.

Il risultato è che per il mercato petrolifero la situazione è oggi più difficile dell’inizio della guerra, nonostante gli attacchi militari siano diminuiti.

Quanto incide lo sconto sulle accise

Da marzo il governo prova a frenare gli aumenti con sconti temporanei sulle accise, le imposte di importo fisso applicate a ogni litro. Il bilancio della misura è uno sconto arrivato al massimo a 24 centesimi al litro, a fronte di circa 2 miliardi di euro spesi in quasi sette mesi.

Fino al 17 settembre era in vigore uno sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, tra riduzione dell’accisa e conseguente calo dell’Iva, che si calcola sul prezzo complessivo e quindi anche sulle accise. Sulla benzina lo sconto è finito a inizio luglio e da allora si paga il prezzo pieno.

La scelta di concentrare le risorse sul gasolio ha una ragione: è il carburante di trasporti, industria e agricoltura. Quando sale, si trascina dietro il costo di molti altri beni di consumo e quindi l’inflazione. La benzina serve soprattutto ai veicoli privati.

Cosa può succedere adesso

Il governo deve decidere se proseguire con il rinnovo dello sconto o cambiare strumento. A inizio settembre Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avevano lasciato intendere di voler puntare su misure più mirate verso le fasce più povere.

Il motivo è che lo sconto sulle accise vale per chiunque, a prescindere dal reddito, e in termini assoluti premia di più chi ha un’auto di grossa cilindrata, perché consuma di più.

Le ipotesi sul tavolo sono due. Un bonus carburante per i redditi bassi, complicato da attuare perché serve individuare il canale di erogazione, tra credito d’imposta e voucher. Oppure uno sconto sul bollo auto, che però non si sentirebbe prima del prossimo anno, dato che gran parte dei contribuenti ha già pagato il bollo del 2026.