Esami pilotati e facilitati per conseguire la patente pilotati e le spese dell’Aci. Ci sarebbe questo in due inchieste in cui è coinvolto Angelo Pizzuto ex capo di gabinetto dell’assessore Alessandro Aricò mandato a dirigere la motorizzazione di Palermo travolta da continui scandali.

E’ quanto emerge dall’ordinanza dell’ordinanza del gip Alessandra Marino che ha convalidato gli arresti domiciliari per Pizzuto e per Ignazio Pepati l’uomo che secondo le indagini della polizia stradale, coordinate dalla procura, avrebbe consegnato la mazzetta di 5.500 euro sequestrata dalla polizia a casa del direttore della Motorizzazione. Pepati, amico di vecchia data di Pizzuto, sarebbe stato il tramite del pagamento che sarebbe stato predisposto dai gestori di due autoscuole palermitane: Michele Cardinale, titolare di fatto di un’attività con sede in via Leonardo da Vinci 267, e la sorella Rosalia Cardinale, titolare di un’altra attività che si trova in via Malaspina 211. Anche loro sono indagati per corruzione, a piede libero. Restano invece ai domiciliari Pizzuto e l’uomo che avrebbe consegnato la mazzetta, Ignazio Pepati, amministratore unico della società di gestione Aci Palermo.

I due durante l’interrogatorio davanti al gip hanno ribadito che quei soldi erano la restituzione di un prestito. Una versione che non ha convinto il gip.

Secondo la ricostruzione della procura, quei soldi sarebbero serviti a “oliare” gli esami di alcuni candidati delle autoscuole dei Cardinale: due cittadini del Ghana sostituirono dei connazionali alle prove, altri otto candidati utilizzarono degli smartphone nell’aula della Motorizzazione. Pizzuto e Pepati sono indagati anche per falso. Davanti al gip, hanno negato di essersi scambiati una mazzetta: «Era un prestito fra amici». Ma a smentirli ci sono le intercettazioni fatte dalla squadra di polizia giudiziaria del Compartimento di polizia stradale di Palermo. E il gip ha disposto per entrambi i domiciliari, così come chiedevano i pm Giulia Falchi e Antonio Carchietti.

L’inchiesta su Pizzuto è molto più ampia: c’è anche un altro filone che riguarda la sua gestione dell’Aci. Lo scrivono i pm nella richiesta di convalida dell’arresto: «Pizzuto è già destinatario di un sequestro preventivo, per l’ipotesi di peculato commesso mentre era presidente dell’Automobile Club Palermo, il cui attuale amministratore è Pepati». Nell’ambito di quest’altra indagine, condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, Pizzuto è accusato di aver distratto somme per quasi 138 mila euro, per fini personali.

L’indagine della polizia racconta che l’11 settembre, Rosalia Cardinale va a trovare Pepati all’Aci e gli passa un biglietto. E poi fa un cenno con la mano: “Lui sopra”, dice. Il gesto viene ripreso dalla telecamera nascosta dalla polizia nell’ufficio. Parlano di alcune prove d’esame. Quattro giorni dopo, Pepati va a casa di Pizzuto. Il 17 settembre, Michele Cardinale incontra Pepati in un garage di via Daidone. Sono le 9.38. La microspia capta una frase: “Ci sono tutte cose — dice il gestore dell’autoscuola — 6 pari”. Secondo i poliziotti, si tratta di una mazzetta di 6.000 euro. Alle 9.57 Pepati e Pizzuto si incontrano, nei pressi di un bar in via Scordia: l’amministratore dell’Aci parcheggia, apre il bauletto dello scooter e Pizzuto posa il suo smartphone. Poi i due si allontanano e conversano. Qualche minuto dopo, il direttore della Motorizzazione riprende il telefono dal bauletto della moto di Pepati. E non solo quello, tira fuori anche una busta di plastica di colore verde. Quindi, ritorna in ufficio. Da quella busta verde escono otto smartphone che finiscono nelle mani di altrettanti candidati che devono sostenere l’esame per la patente.

Alle 16, Pizzuto e Pepati si vedono nuovamente. Questa volta al bar Sicily di via Umberto Giordano. I poliziotti osservano l’amministratore dell’Aci mentre passa al direttore della Motorizzazione una busta bianca, già vista nell’ufficio di Pepati. Per il pool coordinato dalla procuratrice aggiunta Francesca Mazzocco non ci sono dubbi: si tratta di una mazzetta. “Il perpetuarsi di condotte illecite, per niente scalfite da provvedimenti giurisdizionali a suo carico — scrive ancora la procura — lascia presumere che Pizzuto, ma analoghe considerazioni possono valere per Pepati, possa perseverare nella commissione di fatti delittuosi ove non sottoposto ad alcuna misura cautelare”.