Il closing è arrivato: Ludoil Capital ha rilevato il 51% di Isab da Goi Energy, dopo il via libera di Golden Power, Antitrust e Foreign Subsidies Regulation. Tra l’annuncio dell’accordo, il 13 maggio, e il perfezionamento dell’operazione sono trascorsi poco più di quattro mesi, un tempo contenuto per un dossier di questa complessità, con più autorità, italiane ed europee, chiamate a esprimersi. Il valore dell’asset, in termini di enterprise value, è di un miliardo di euro: è il prezzo convenzionale a cui il mercato stima l’intera azienda, debiti compresi, indipendentemente da come l’acquirente lo finanzia. In questo caso il supporto arriva da BPER, UniCredit e MPS, con garanzia SACE, lo strumento pubblico che assicura le banche sui grandi rischi di credito.
Un asset che pesa sul Paese
Isab non è una raffineria come le altre. Copre da sola circa un quinto della capacità di raffinazione nazionale, è il cuore del Petrolchimico siracusano, tra i più grandi complessi industriali d’Europa, e dà lavoro, diretto e indiretto, a migliaia di famiglie tra Priolo, Melilli e Augusta. Quando un impianto così pesa sull’approvvigionamento del Paese, ogni passaggio societario diventa automaticamente una questione di interesse pubblico, non solo un affare tra privati.
In occasione della prima assemblea dei soci, ISAB ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, composto da tre membri. L’avvocato Marco Russo Spena, presidente, e l’ingegner Paolo Fedeli, amministratore delegato, sono stati designati dal socio di maggioranza; l’avvocato Fabio Cadeddu, consigliere, è espressione del socio di minoranza.
I numeri del piano industriale
Ludoil ha illustrato un piano da 1,3 miliardi di investimenti nei prossimi cinque anni, su due direzioni: il ripristino di unità dismesse (distillazione primaria, desolforazione, solvent deasphalting, thermal cracking) per aumentare la capacità di lavorazione e orientarla verso distillati più puliti; e lo sviluppo della filiera dei biocarburanti, avviata già a luglio con il co-processing all’FCC del sito Nord, per produrre biobenzine, SAF e HVO.
I posti di lavoro
L’attuale organico è confermato per intero, con circa mille addetti aggiuntivi previsti nel quinquennio per i cantieri e un centinaio di nuovi tecnici a regime. Con Isab, Ludoil diventa, per ricavi consolidati attesi, circa 13 miliardi annui: la più grande Multi-Energy Company privata italiana.
Il nodo Trafigura
C’è un elemento che il comunicato aziendale non cita, ma che resta decisivo per capire davvero l’operazione: chi porta il petrolio a Priolo. Trafigura è una delle maggiori società al mondo nel trading di materie prime energetiche, un colosso svizzero-singaporiano che movimenta petrolio, metalli e prodotti raffinati su scala globale. È lei, non Ludoil, a continuare ad acquistare e vendere il greggio per conto di Isab, in base al contratto ereditato da Goi Energy e valido fino al 2033, con circa il 90% dei flussi via nave. Lo stesso dato era emerso dal provvedimento dell’Antitrust ad agosto: il gruppo italiano non è attrezzato come fornitore autonomo di crude e resta quindi legato al trader. Il controllo azionario torna italiano, l’autonomia sull’approvvigionamento no — un dettaglio che pesa più di una riga di colore, perché un’eventuale rottura di quel rapporto avrebbe, secondo l’Autorità, conseguenze economiche rilevanti per la raffineria.
Il sindacato vigila
Prima del closing, quando ancora mancavano dettagli sul progetto industriale, la Cgil territoriale aveva chiesto a Ludoil di passare dagli annunci ai fatti, con investimenti certi e garanzie sull’occupazione e sulla sicurezza, soprattutto per l’indotto di manutenzione. Con il piano industriale ora reso pubblico, investimenti, tempi, organico confermato, una parte di quelle richieste trova una prima risposta scritta nero su bianco. Resta da vedere se e come queste promesse si tradurranno in cantieri e assunzioni verificabili: il confronto tra sindacato e nuova proprietà, su questo, è solo all’inizio.
Cosa resta da capire
Il closing chiude il capitolo regolatorio e finanziario dell’operazione. Ne apre un altro, più lungo e meno definito: la capacità di Ludoil di realizzare davvero 1,3 miliardi di investimenti in cinque anni, la questione, tutt’altro che scontata, dell’autonomia energetica di un impianto che continuerà a dipendere da un trader estero per il petrolio, e la credibilità di una filiera dei biocarburanti che nasce anche dagli obblighi normativi europei, oltre che da una scelta industriale. La famiglia Ammaturo ha vinto la partita finanziaria. Quella industriale, a Priolo, comincia adesso.






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