Gli operatori della marineria di Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, viaggiano verso lo stato di agitazione e sono pronti ad aderire alle proteste in corso in altre marinerie italiane per il caro gasolio. Nella riunione è stato ribadito che, con gli attuali prezzi del gasolio, l’attività di pesca è diventata antieconomica: “Con il gasolio così caro non possiamo andare a lavorare”, spiegano gli operatori. La marineria si riserva di comunicare nei prossimi giorni le iniziative concrete da intraprendere per far sentire le proprie istanze.

Una mobilitazione che viene da lontano

La protesta di Portopalo si inserisce in un quadro nazionale già avviato. Sono 43 le marinerie italiane che hanno sottoscritto un documento comune, nato dal confronto tenutosi ad Ancona l’11 settembre e trasmesso al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al sottosegretario Patrizio La Pietra. La mobilitazione dovrebbe culminare il 22 ottobre con una giornata di fermo dei motopescherecci, a cui hanno già annunciato l’adesione altre marinerie, tra cui quella di Termoli.

La marineria per Portopalo

Attorno alla pesca gravita un indotto ampio: cantieristica, commercio ittico, mercati locali, ristorazione, trasporti legati alla distribuzione del pescato. Se l’adesione alla protesta dovesse tradursi in un fermo prolungato dell’attività, il rischio è una contrazione dell’offerta di pesce fresco sui mercati del Siracusano, con effetti a cascata su prezzi ed entrate di un indotto che in altre marinerie siciliane conta già migliaia di addetti diretti e indiretti. A pagare il prezzo più alto, in caso di fermo, sarebbero soprattutto gli equipaggi a giornata, privi delle tutele riservate agli armatori

Il fronte regionale

In Sicilia la Federazione Armatori Siciliani ha convocato un’assemblea straordinaria della marineria, dopo aver scritto al presidente della Regione e agli assessori competenti. Secondo la Federazione, prima di finanziare nuovi progetti per il settore andrebbero salvate le imprese che oggi vanno in mare: tra le iniziative da sottoporre agli armatori, si legge, anche forme di protesta eclatanti.

Gli strumenti già in campo

Sul fronte delle misure esistenti, il governo ha previsto un credito d’imposta sul carburante per le imprese di pesca. Le marinerie che hanno aderito alla mobilitazione nazionale ne chiedono la proroga, insieme a un incontro urgente con i rappresentanti del Governo.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Al momento la marineria di Portopalo non ha reso note le forme della protesta che intende adottare. Resta da capire se l’adesione locale si tradurrà in una partecipazione al fermo nazionale annunciato per il 22 ottobre, e quale esito avrà l’assemblea straordinaria convocata dalla Federazione Armatori Siciliani per il 23 settembre.