Doveva accogliere i pellegrini, oggi accoglie chi non ha un posto dove dormire. L’ex Casa del Pellegrino si trova di fronte al Santuario della Madonna delle Lacrime, a due passi dal Parco archeologico della Neapolis, dove ogni giorno passano fedeli e turisti, c’è un rudere diventato rifugio di disperati e discarica a cielo aperto.
Ieri, il Comune ha provato a mettere un argine murando gli accessi. Ma la barriera, almeno per ora, non regge: già oggi si segnala che alcune persone sono riuscite comunque a rientrare nei locali. Un copione già visto, perché interventi analoghi in passato non hanno fermato né i furti né gli incendi.
Chi dorme là dentro
Dietro quei muri c’è un’umanità che di solito non si vede. Dentro l’edificio ci sono giacigli improvvisati, materassi sporchi, rifiuti di ogni genere e un cattivo odore che tiene lontano chiunque non sia costretto a restare. Qualcuno ci ha trovato un riparo per la notte, l’unico possibile, e ci è tornato ogni sera passando da un varco nel muro perimetrale diventato un ingresso stabile.
Sono persone che chiedono un tetto e che finora hanno trovato soltanto un edificio in rovina, senza luce, senza servizi e con il rischio di nuovi roghi, perché le fiamme qui sono divampate più volte, l’ultima ad agosto. Murare le porte significa togliere l’unico rifugio a chi non ne ha altri, e la domanda che nessuno sembra porsi è dove andranno a dormire stanotte.
I video di Gambuzza
A tenere accesi i riflettori è stato Marco Gambuzza, esponente del Partito comunista italiano, che da giorni pubblica video per documentare l’abbandono dell’edificio. Immagini che mostrano lo stato dei locali e, soprattutto, la disperazione di chi lì dentro ha trovato un posto dove trascorrere la notte. Non soltanto degrado, dunque, ma un’emergenza sociale che si consuma in pieno centro.
Il Pci ha portato la protesta anche fuori dai social: ha organizzato un presidio davanti alla struttura, nell’ambito di una campagna per la tutela del patrimonio pubblico, chiedendo alla Prefettura un tavolo permanente su sicurezza, igiene e tutela dell’immobile.
La bonifica
Quel presidio ha dato un’accelerazione: la vicenda è approdata sul tavolo della Prefettura, che ha disposto una pulizia straordinaria dell’area per rimuovere i rifiuti e ristabilire condizioni igieniche sicure. Quasi contestualmente alla chiusura degli accessi la Risam, l’azienda della nettezza urbana di Siracusa, ha effettuato un sopralluogo per poi procedere con bonifica.
Una storia lunga
L’immobile è di proprietà comunale. Nel 1997 fu concesso in comodato gratuito per cinquant’anni, quindi fino al 2047, al Santuario Madonna delle Lacrime, per ospitare i pellegrini. Per anni ha funzionato come struttura alberghiera, con una settantina di camere, un parcheggio e un ristorante. Poi il declino.
Nel marzo 2020 il Comune ha avviato la revoca del comodato, accusando il Santuario di aver ceduto a terzi la disponibilità dell’immobile e di averne cambiato la destinazione d’uso. Lo scontro è finito davanti ai giudici amministrativi ed è diventato anche politico e mediatico, con il rettore del Santuario, don Aurelio Russo, che ha accusato l’amministrazione di accanirsi contro la Basilica.
A febbraio 2024 il Cga di Palermo ha ribaltato il quadro: provvedimento comunale illegittimo, immobile tornato formalmente nella disponibilità del Santuario, Comune condannato alle spese. Ma sulla carta la partita sembra chiusa, nei fatti no. La restituzione materiale dell’immobile non risulta mai avvenuta in modo risolutivo e nel frattempo la struttura è stata razziata, vandalizzata, occupata abusivamente e più volte data alle fiamme.
I progetti mai nati
Negli anni non sono mancate le idee. Durante la pandemia si era parlato di un albergo per pazienti Covid. Il Comune aveva poi puntato su un progetto sociale legato al Pnrr, con percorsi di autonomia per persone con disabilità, gruppi appartamento e una stazione di posta, cioè un centro con accoglienza notturna limitata e servizi di base. Di quel progetto, come denunciato dal M5S, si sono perse le tracce.
Il tavolo che manca
La Prefettura, nel 2024, aveva invitato le parti a cercare una soluzione bonaria. Nel novembre 2025 il consigliere comunale di Forza Italia Cosimo Burti ha presentato un’interrogazione per sapere se l’accordo extragiudiziario fosse stato raggiunto. Una risposta definitiva non c’è. E mentre Comune e Santuario si rimpallano le responsabilità, l’edificio si sgretola e chi non ha un posto dove andare continua a trovarci rifugio. Il paradosso è tutto qui: davanti a uno dei luoghi di culto più visitati della città, un edificio nato per l’ospitalità è diventato il simbolo dell’abbandono.





Commenta con Facebook