Un lungo percorso di mobilitazione che parte dalle piazze e punta dritto alla decisiva scadenza elettorale del 2027. Guardando al prossimo anno alla vigilia della Festa dell’Unità di Palermo, la presidente del PD Sicilia, ospite di talk Sicilia, Cleo Li Calzi, fa il punto sulla situazione interna al partito e sulle grandi manovre per la costruzione della coalizione. L’obiettivo è chiaro: non ripetere gli errori del passato e farsi trovare pronti per la sfida che rinnoverà contemporaneamente il Comune di Palermo, la Regione Siciliana e il Parlamento nazionale. Ma esattamente ad un anno dalla precedente intervista i temi si allargano anche all’emergenza di questa settimane, l’aeroporto di Catania e alle conseguenze sul turismo.
La festa dell’unità di Palermo, però, è il punto di partenza. Così come lo scorso anno proprio da Palermo si prova, dietro le quinte, a cercare una pace interna tanto difficile quanto necessaria, sempre più necessaria con l’avvicinarsi della stagione elettorale
Siete ancora tutti litigati dentro questo partito?
Non siamo un partito di litigiosi, ma un partito plurale. Il Partito Democratico custodisce al suo interno posizioni differenti e questa diversità rappresenta da sempre la nostra vera ricchezza. Su questo punto la segretaria nazionale Elly Schlein è stata chiarissima e io ripeto le sue parole ogni giorno: non faremo alla destra il favore di dividerci. Questo principio cardine vale per la nostra dinamica interna e, a maggior ragione, per la coalizione. La nostra responsabilità politica primaria è quella di offrire ai cittadini una proposta programmatica valida e solida, capace di battere le destre.
La Festa Provinciale dell’Unità di Palermo si inserisce in una grandissima mobilitazione nazionale che ha superato le 500 feste in tutta Italia, segno di una comunità politica estremamente viva. Questo percorso di ascolto e confronto nei territori si concluderà a novembre proprio a Palermo, scelta come sede della Festa Regionale del PD. Si tratta di una piazza caldissima in vista della prossima tornata elettorale, e il contributo per costruire la nuova proposta politica dovrà arrivare mettendo insieme tutte le energie a disposizione, senza escludere nessuno.
Queste tensioni interne stanno finalmente rientrando?
Le tensioni all’interno del partito ci sono state, inutile negarlo, e fanno parte della normale dialettica politica, specialmente dopo l’ultimo congresso che ha visto dinamiche congressuali accese. Tuttavia, bisogna distinguere il funzionamento quotidiano del partito – su cui peraltro si confronterà la direzione nazionale – dal momento elettorale. Quando si tratta di scendere in campo e presentarsi agli elettori, il Partito Democratico si ritrova compattissimo e non esiste alcun tipo di problematica. La segretaria nazionale ci ha richiamati a una forte responsabilità politica: non possiamo farci trovare impreparati. Tutte le componenti del partito stanno lavorando insieme con grande maturità per raggiungere una sintesi condivisa.
Ci sarà un contributo di tutte le anime alla Festa dell’Unità che comincia domani?
Alla Festa dell’Unità di Palermo assisteremo a un contributo ricchissimo da parte di tutte le anime del partito. L’evento, organizzato dalla segretaria provinciale Teresa Piccione e dalla Federazione di Palermo in costante raccordo con la segreteria regionale, vedrà la partecipazione di ospiti di rilievo nazionale e locale. Al centro del dibattito ci saranno i temi caldi e cruciali per il futuro della città. La manifestazione si chiuderà con un tavolo strategico interamente dedicato alla coalizione per Palermo. Si tratta del passaggio fondamentale che darà il via a una stagione ininterrotta di impegno per arrivare compatti alle elezioni comunali, oltre a quelle regionali e nazionali che affronteremo nei successivi appuntamenti.
Come si potrà trovare la quadra di una coalizione di centrosinistra nel 2027?
Il 2027 sarà un anno elettorale di straordinaria importanza. Come già accaduto nel 2022, si concentrerà nello stesso anno il rinnovo del sindaco di Palermo, del governo della Regione Siciliana e dei due rami del Parlamento nazionale. Non sappiamo ancora se ci sarà un unico election day, ma la centralità di questo passaggio per la Sicilia è indiscutibile. Per questo motivo la costruzione della coalizione è decisiva. Personalmente preferisco parlare di centrosinistra anziché di “campo largo”, perché le forze che siederanno al tavolo devono riconoscersi chiaramente nei valori progressisti. Sarà una coalizione molto allargata, capace di includere un forte apporto delle realtà civiche, ma con un’unica certezza invalicabile: non guarderà mai alla destra.
Anche se si avvertono le sirene della destra e si nota qualche personalismo di chi oggi prova a dialogare su due tavoli diversi, l’ultimo comunicato congiunto del centrosinistra ha ribadito che il perimetro politico è tracciato e non ci sono dubbi. Noi abbiamo il dovere e la responsabilità di vincere. Nel 2022 abbiamo perso a livello regionale e nazionale esclusivamente a causa delle nostre divisioni. Un errore che non possiamo e non dobbiamo ripetere. Il negoziato attuale è vivace e dinamico proprio perché include soggetti politici nuovi nati dall’opposizione comune al governo Schifani, un percorso che è riuscito a unire forze che prima erano divise.
Come bisognerà muoversi per la stesura del programma e la scelta dei nomi?
La base politica comune serve proprio a questo: a costruire il programma di governo. Non mi appassiona il gioco del “toto nomi” slegato dai contenuti. Deve essere il programma a definire il perimetro dell’azione politica e, di conseguenza, a indicare l’identikit del candidato o della candidata più idonea a rappresentare quel progetto e quell’idea di governo. Il tavolo regionale e quello cittadino si sono già dati l’obiettivo immediato di mettersi al lavoro per scrivere insieme le linee programmatiche, offrendo una prospettiva concreta di cambiamento al territorio.
Il caos estivo dell’aeroporto di Catania a causa dell’Etna era davvero imprevedibile?
Il passaggio dai temi politici a quelli amministrativi mette in luce una delle ferite aperte della scorsa estate: la gestione dei flussi turistici e della mobilità. Per ben tre volte l’aeroporto di Catania è rimasto bloccato a causa delle eruzioni dell’Etna e della cenere vulcanica, provocando il caos. Aerei dirottati a Palermo, Trapani e Comiso – con quest’ultimo scalo spesso non ancora attrezzato per l’imbarco bagagli di tutte le compagnie –, voli cancellati e tempi di percorrenza dilatati.
Tutto questo non era affatto imprevedibile. Che l’Etna erutti è un dato di fatto strutturale, non un evento eccezionale. Il vero problema non è il vulcano, ma un sistema aeroportuale siciliano che non ragiona e non agisce come un vero sistema interconnesso. C’è stato sicuramente uno sforzo incredibile da parte degli scali di Catania e Palermo, quest’ultimo già saturo per via della stagione, per cercare di garantire i servizi. Tuttavia, le criticità emergono anche sul fronte delle compagnie aeree. Mandare un messaggio nel cuore della notte a un passeggero che si trova a Catania per avvisarlo che il suo volo partirà da Trapani quattro ore dopo non significa informarlo, ma depistarlo. Le compagnie lo fanno solo per evitare rimborsi e sanzioni amministrative. A questo proposito, ci si deve chiedere perché il ministro delle Imprese Urso non intervenga sulle compagnie aeree e perché il ministro delle Infrastrutture Salvini non si occupi della gestione complessiva delle nostre reti viarie.
Come bisognerebbe intervenire sulla programmazione e sul nodo delle privatizzazioni?
Attorno agli scali operano attori fondamentali come ENAC ed ENAV, ma manca una visione d’insieme. Da anni ormai si parla in modo avanzato della privatizzazione di Catania e, più recentemente, di Palermo. Si discute di privatizzare come se queste fossero delle società qualunque o semplici asset da collocare sul mercato. Gli aeroporti in un’isola come la Sicilia rappresentano invece infrastrutture strategiche e vitali per la mobilità, delle quali non si può fare a meno. Il fulcro del dibattito, da economista, non deve essere il valore di mercato delle azioni, ma lo sviluppo a lungo termine della regione. I processi di selezione dei soci privati devono essere finalizzati esclusivamente a garantire la crescita e la stabilità del territorio.
Quando un aereo non decolla a causa della prolungata chiusura di uno scalo dovuta all’Etna – e non a un’improvvisa e imprevedibile bomba d’acqua –, il problema reale risiede nella totale assenza di programmazione. Questo è particolarmente grave se consideriamo che l’aeroporto di Catania è stato fatto crescere fino a superare la soglia dei 10 milioni di passeggeri senza adeguate contromisure strutturali.
Serve davvero realizzare un nuovo aeroporto nell’Agrigentino come dice Salvini?
Di fronte a queste emergenze, le risposte della politica nazionale appaiono spesso inadeguate. Il ministro Salvini ha recentemente suggerito l’opportunità di realizzare un nuovo aeroporto nell’Agrigentino. Si tratta di una proposta che non risolve affatto i nodi critici di Catania e che somiglia alla solita tendenza a buttare la palla in calcio d’angolo. Peraltro, le stesse autorità di vigilanza, che dipendono direttamente dal Ministero delle Infrastrutture, avevano già bollato l’ipotesi di un quarto aeroporto nell’isola come assolutamente irragionevole. Prima di lanciare certe idee, sarebbe opportuno che il ministro si confrontasse con le sue stesse strutture.
La soluzione consiste nell’affrontare il problema per quello che è: un deficit strutturale della Sicilia e non un’emergenza passeggera. Dobbiamo individuare gli strumenti idonei a garantire l’arrivo costante del traffico nazionale e internazionale. Il rischio di non agire è altissimo. Durante una recente chiusura dello scalo etneo, ho vissuto in prima persona il panico dei turisti stranieri in un B&B a Catania, preoccupati di non poter rientrare nei propri Paesi. I grandi tour operator internazionali stanno già guardando alla programmazione delle prossime stagioni con forti perplessità sulla destinazione Catania, che non viene più percepita come affidabile a causa di questi disservizi ripetuti. Dobbiamo fare crescere e mettere in rete scali come Comiso e Birgi, creando un unico sistema flessibile e capace di rimodularsi rapidamente in caso di necessità.
I collegamenti interni sono fragili: come connettere gli aeroporti senza strade e treni efficienti?
Per far funzionare un sistema aeroportuale integrato sono indispensabili collegamenti stradali e ferroviari efficienti. Se Comiso deve accogliere i voli dirottati da Catania, bisogna considerare che raggiungerlo oggi è una vera e propria impresa. Si tratta comunque di un tragitto meno complesso rispetto al collegamento tra Catania e Agrigento suggerito dal ministro, il quale evidentemente dimostra di non conoscere la reale condizione delle strade siciliane.
La situazione viaria dell’isola è drammatica. Percorrendo l’autostrada Palermo-Catania, i navigatori satellitari mostrano una sequenza interminabile e ininterrotta di segnalazioni per cantieri e lavori in corso. Una condizione che si trascina da mesi, se non da anni, a fronte della quale è persino difficile scorgere operai al lavoro nei cantieri. Si percepisce uno stato di totale abbandono. La carenza di collegamenti dignitosi tra le nostre città colpisce duramente il diritto alla mobilità dei cittadini, che si spostano non solo per turismo o vacanza, ma per motivi di lavoro e di salute. Il turismo va inteso come un pilastro strategico dell’intera economia regionale, e non può prescindere da una rete infrastrutturale moderna.
I disservizi estivi rischiano di provocare un crollo delle prenotazioni in tutta l’isola?
Il rischio concreto è che il danno d’immagine finisca per colpire l’intera isola, non solo la Sicilia orientale. Gli operatori del settore stanno già registrando le prime disdette a catena che non colpiscono unicamente la città di Catania, ma si estendono a mete cruciali come Taormina e Siracusa. Di riflesso, una parte di questo flusso turistico potrebbe riversarsi su Palermo, una città che tuttavia sta già soffrendo a causa di un evidente fenomeno di overtourism e che necessita a sua volta di una forte pianificazione e gestione dei flussi.
Se non saremo in grado di offrire risposte certe e strutturate su come viene organizzata l’accoglienza e l’incoming nella nostra isola, l’allarme degli operatori si trasformerà inevitabilmente in una certezza drammatica nel giro di pochi mesi. Il fatto che in Sicilia ci sia un aeroporto principale in cui non si riesce ad atterrare con regolarità è ormai di dominio pubblico globale.
Quali sono i punti fermi del programma per sanare le disuguaglianze nell’isola?
Come coalizione di centrosinistra stiamo affrontando questi nodi direttamente all’interno del programma elettorale. È una priorità assoluta per lo sviluppo sociale ed economico della Sicilia. L’assenza di programmazione sulle infrastrutture e sui trasporti si traduce in un vero e proprio deficit di mobilità per i cittadini e per le imprese siciliane. È una questione di diritti fondamentali ed è, a tutti gli effetti, una forma di disuguaglianza inaccettabile che separa la Sicilia dal resto del Paese.
Su questi temi, e sul futuro del territorio, il Partito Democratico chiamerà a raccolta i cittadini in occasione della Festa Provinciale dell’Unità, in programma dal 2 al 4 ottobre a Villa Filippina a Palermo. Le feste non appartengono ai partiti, ma alla città e alle comunità. Sarà un momento di confronto aperto e vivace, una dialettica che considero una ricchezza irrinunciabile finché manterrà saldo l’obiettivo finale: restare uniti per restituire una proposta credibile alla Sicilia. Un percorso di ascolto che proseguirà poi su tutta la provincia, fino all’appuntamento con la grande Festa Regionale del PD prevista a novembre.






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