Cinquemila dollari a ogni cittadino adulto americano, ma solo se i repubblicani vinceranno le elezioni di midterm del 2026. È la promessa lanciata oggi da Donald Trump sul suo account ufficiale su X. Il presidente ha legato esplicitamente l’erogazione al risultato elettorale e già questo basta a inquadrare la notizia: non è un pagamento deciso, ma un impegno condizionato alla vittoria del suo partito a Camera e Senato.

Cosa ha scritto Trump

Nel suo messaggio, accompagnato da un video, Trump ha promesso un assegno a tutti gli americani maggiorenni a patto che il suo partito conquisti il Congresso: “Se i repubblicani vinceranno la Camera dei Rappresentanti e il Senato alle elezioni di midterm del 2026, darò 5.000 dollari a tutti i cittadini adulti degli Stati Uniti d’America. Grazie per l’attenzione, e non vedo l’ora di firmare quegli assegni”.

Non è un’idea nuova. Il presidente l’aveva già annunciata il 9 settembre 2026, al congresso midterm del Partito Repubblicano a Dallas, chiamandola “Trump dividend” e collegandola alla vittoria elettorale.

Perché i soldi non sono affatto garantiti

Al di là dell’annuncio, l’erogazione è tutt’altro che certa e dipende da passaggi che vanno ben oltre la volontà del presidente.

Il primo ostacolo è istituzionale: una misura di questa portata richiede l’approvazione del Congresso, perché Trump non può disporre da solo assegni di tale entità. Lo stesso speaker della Camera, Mike Johnson, ha osservato che i dettagli andrebbero definiti in Parlamento.

C’è poi il nodo delle risorse. Il costo stimato dell’operazione è di circa 1.200-1.300 miliardi di dollari, calcolati su una platea di 240-270 milioni di cittadini adulti. Trump e il vicepresidente Vance hanno parlato di finanziarla con i dazi, ma gli introiti doganali raccolti finora sono molto inferiori a quella cifra. Non è la prima promessa del genere: impegni simili, come gli assegni da 2.000 dollari legati ai dazi o il cosiddetto “DOGE dividend“, non si sono mai concretizzati.

Le critiche e le diverse letture

L’annuncio ha aperto un dibattito sulla sua natura. Alcuni giuristi e esponenti democratici hanno parlato di un incentivo elettorale, arrivando a definirlo una sorta di “bustarella” rivolta agli elettori.

Altri osservatori notano, però, che un pagamento generalizzato a tutti i cittadini adulti non rientra facilmente nella definizione penale di corruzione del voto. Resta, in ogni caso, un’operazione fiscale di enormi dimensioni e politicamente molto contestata, il cui destino è legato a un risultato elettorale ancora da scrivere.