Ha 22 anni, è cresciuta a Petralia Soprana e ha portato le Madonie sulla passerella della Milano Fashion Week. Corinne Librizzi, studentessa dell’Istituto Europeo di Design di Milano, è stata tra i 14 designer IED selezionati per The Process, lo show collettivo con cui l’istituto ha presentato all’ultima edizione della settimana della moda milanese tre total look dalla sua collezione di tesi, Fuitina.

Il titolo rimanda alla fuga d’amore della tradizione siciliana e la collezione ne fa il filo conduttore di un racconto che mette in dialogo la Sicilia rurale con quella urbana: distese di grano, mandorle caramellate, sfilato siciliano, pascoli e bestiame, cioè le tradizioni e gli stili di vita di cui la designer ha sempre sentito parlare. Lo sguardo di Librizzi è entrato anche in due junction look, outfit che combinano capi di designer diversi, realizzati con il collega Andrea Spinelli e con il duo formato da Costanza Barbieri e Giulio Censori.

Una fuga del 1956 e le partenze di oggi

Dietro la collezione c’è una storia precisa, che la stessa Librizzi racconta così: “Fuitina vuole esaltare e mettere a fuoco l’importanza di mantenere sempre vive le origini e le memorie, che plasmano ogni individuo rendendolo unico e singolare in un mondo che tende sempre di più ad omologare”. E ancora: “Nel 1956 una ragazza di nome Grazia scappò di casa per il sentimento che provava nei confronti di un giovane mezzadro, sfidando la propria famiglia. Così come oggi molti giovani lasciano l’isola per costruire altrove il proprio futuro”.

La collezione accosta quelle due partenze, lontane settant’anni, e lavora su identità costruite tra l’attaccamento alle radici e la speranza per ciò che verrà. Nei capi lo sfilato siciliano viene reinterpretato attraverso l’intaglio, richiamando la forma del pizzo, mentre ricami e intrecci di vimini riaffiorano come frammenti di memoria. Le frange rappresentano ciò che resta impigliato durante la fuga, metafora del legame con il passato. I nodi di lycra e i richiami alle mandorle danno ai capi, all’inizio, una sensazione di pesantezza, simbolo del peso dei ricordi, che si trasforma poi in comfort. “La fuga dalla propria terra non viene quindi vissuta negativamente, ma come un atto di consapevolezza e presa di coscienza. La collezione racconta così una Sicilia personale, osservata attraverso i miei occhi e ascoltata attraverso le mie esperienze”, spiega la designer.

Da Alimena a Galway, poi Milano

Il percorso di Librizzi passa per il diploma al liceo linguistico della vicina Alimena e per una breve esperienza di lavoro a Galway, in Irlanda, prima del trasferimento a Milano. A dicembre concluderà il triennio IED.

The Process, con la direzione creativa di Umberto Sannino, responsabile della Fashion School IED Milano, si è distaccato dalla tradizionale sfilata dei diplomandi per proporre una riflessione sulla moda come pratica culturale, oltre l’abito finito. Prima dello show i designer hanno partecipato a una sessione di mentorship con Danielle Kwateng, executive managing editor di Harper’s Bazaar US, che ha commentato: «La moda nasce da una funzione essenziale: vestire le persone, veicolando identità e dando forma a un gesto di cura. In un momento in cui le immagini si producono sempre più rapidamente, torna ad avere valore il sapere artigianale, l’esperienza dei materiali, la responsabilità delle scelte e il tempo necessario per costruire un’idea. THE PROCESS offre ai giovani designer l’occasione di esplorare tutto questo attraverso il confronto con altre visioni. È anche un modo per comprendere una verità fondamentale della moda: nulla accade isolandosi. Dalla ricerca alla realizzazione, ogni progetto prende forma grazie alle persone e alle competenze che si incontrano lungo il percorso».