La mancata costituzione di parte civile non arreca alcun pregiudizio
Adesso Palazzo d’Orléans blinda la propria linea giuridica sul caso assicurando che la mancata costituzione di parte civile non danneggerà le casse pubbliche. Con una nota ufficiale, la presidenza della Regione Siciliana interviene per chiarire la propria posizione tecnica, spegnendo i timori sui banchi vuoti all’apertura del dibattimento dinanzi alla III sezione penale del Tribunale di Palermo. Una mossa difensiva che punta a disinnescare un caso diventato ormai un terreno di scontro politico caldissimo con il PD e le altre forze d’opposizione.
La nota di Palazzo d’Orléans: la linea della difesa
Dalla presidenza guidata da Renato Schifani si getta acqua sul fuoco, tentando di arginare le critiche. Nell’auspicare che l’esponente di Fratelli d’Italia possa dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati, Palazzo d’Orléans puntualizza in modo netto la linea dell’amministrazione:
“La mancata costituzione di parte civile non pregiudica il diritto della Regione di avanzare, in caso di condanna, la richiesta di risarcimento del danno in sede civile”.
Secondo i tecnici della presidenza, dunque, la tutela del patrimonio e dell’immagine dell’ente pubblico resterebbe comunque pienamente garantita. L’azione legale per ottenere i danni verrebbe semplicemente spostata nella sua sede naturale, ovvero quella civile, subito dopo l’eventuale accertamento della colpevolezza nel processo penale.
Ma la Regione va anche oltre: “In caso di condanna dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, la Regione Siciliana avvierà immediatamente un’azione in sede civile per ottenere il risarcimento del danno” chiarisce ulteriormente la Presidenza.
L’affondo del PD: “Abuso di potere, domani in piazza”
La rassicurazione della Presidenza non ha però frenato le forze di minoranza, che passano al contrattacco. Durissimo l’intervento del segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, che contesta la ricostruzione e parla esplicitamente di un cortocircuito istituzionale:
“Re Schifani ha appiattito la Regione Siciliana ai suoi voleri. E dunque perché mai costituirsi parte civile in un processo per corruzione, in cui l’imputata è l’assessora al Turismo che continua ad essere seduta in giunta regionale? E poi, però, il governatore pensa di tacitare le polemiche varando improbabili e poco credibili disegni di legge sulla trasparenza e contro la corruzione che oramai è diventata un male endemico e incontrastato da questo governo. Con ancora più vigore, di fronte a quest’ennesimo abuso di potere di Schifani, domani saremo in piazza per spingere Schifani fuori da palazzo d’Orléans”.
Il giallo delle notifiche
La vicenda non scoppia oggi e già alla prima udienza la polemica si era affacciata alle cronache, poi spostata alle udienza successiva. Il caso era, infatti, esploso nelle scorse settimane in seguito al rinvio a giudizio dell’assessore. All’apertura del dibattimento a Palermo, l’assenza dei legali dell’ente come parte lesa aveva subito sollevato forti perplessità.
In un primo momento, gli uffici di piazza Indipendenza avevano sollevato un problema di ordine tecnico, sostenendo di non aver ricevuto la notifica dell’udienza, nonostante gli atti della Procura indicassero il contrario. In realtà, però, gli atti riguardavano la notifica non all’Istituzione ma al Presidente come persona informata sui fatti. Il passaggio che aveva creato l’inghippo sta nella nuova normativa che non prevede più l’obbligo di notifica alla parte lesa mentre gli uffici aspettavano una notifica al legislativo e legale della regione per procedere.
Malgrado i successivi annunci su un possibile via libera della giunta per correre ai ripari, i termini utili sono scaduti, lasciando la Regione fuori dal processo penale e aprendo una nuova polemica politica fra le opposizioni e il governo regionale.






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