Entrano in una casa dove è divampato un incendio, portano fuori due persone che non riescono a mettersi in salvo autonomamente e poi rientrano per mettere in sicurezza una bombola del gas. È quanto sarebbe accaduto domenica a Pachino, nel Siracusano, dove tre cittadini tunisini sarebbero intervenuti per soccorrere gli occupanti di un’abitazione.
Tra loro c’è un giovane che, dopo l’intervento, è finito al centro di una procedura di espulsione. A raccontare la vicenda è l’avvocato Salvatore Di Fede, che lo assiste.
“Ho visto anche un video perché i parenti di questo ragazzo mi hanno mandato il video dove proprio si vede che questi tre tunisini, tra cui appunto questo ragazzo, entrano dentro casa e portano fuori in braccio il signore allettato e questo fratello comunque anziano e disabile”. La successiva messa in sicurezza della bombola non sarebbe visibile nel filmato, ma sarebbe stata confermata al legale dalla polizia.
Il provvedimento di espulsione
Dopo l’intervento, raccontato da Cam News Sicilia, gli agenti hanno identificato le persone presenti. Uno dei tre giovani sarebbe risultato privo di documenti e destinatario di un precedente decreto di espulsione, risalente a luglio. “Quindi ieri poi è intervenuta la polizia: hanno identificato queste persone e uno di questi era senza documenti. I controlli, i cosi, si scopre che lui ha un decreto di espulsione. Non poteva rimanere in Italia e quindi hanno aperto la procedura per l’espulsione”, riferisce Di Fede.
L’età del giovane non è stata ancora accertata attraverso documenti. Il legale stima che possa avere tra i 25 e i 30 anni.
La procedura prevede la verifica della disponibilità di posti nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Di Fede racconta di aver contattato il commissariato di Pachino e la Questura di Siracusa per avere aggiornamento ma non è ancora chiaro quale sia la struttura di destinazione. Il giovane avrebbe riferito telefonicamente al legale di trovarsi a Trapani, ma Di Fede precisa di non poterlo confermare con certezza.
L’iniziativa legale
L’avvocato ha già inviato una PEC all’Ufficio immigrazione della Questura di Siracusa, chiedendo di valutare la posizione del ragazzo alla luce dell’intervento di soccorso. Secondo quanto riferito dal legale, alla comunicazione non è arrivata risposta.
“Ho fatto anche una Pec all’ufficio immigrazione di Siracusa dove chiedevo di aprire la procedura dell’articolo 42 bis che prevede proprio che il prefetto ed il questore, nel caso nostro il questore, può dare un permesso di soggiorno di due anni per chi si pregia di azioni di dispiccato valore civile”.
Sollecitare il prefetto
Di Fede annuncia ora l’intenzione di rivolgersi direttamente al prefetto, per sollecitare una valutazione della vicenda. “Farò una nuova PEC al prefetto perché l’ho fatta all’ufficio di migrazione della questura. Ora la voglio fare direttamente al Prefetto dove chiedo di attivarsi con l’articolo 42bis”.






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