Blindare l’immenso patrimonio storico-artistico dell’isola partendo dalle competenze, senza commettere l’errore di avviare selezioni basate su regole obsolete. È questo il senso dell’appello lanciato alla Regione Siciliana da un fronte compatto composto da associazioni culturali, ambientaliste e mondo universitario: AStArte, SISCA, Legambiente, ANA e CUNSTA che chiedono a gran voce l’aggiornamento immediato della Matrice professionale prima di far partire il tanto atteso maxi concorso per i Beni culturali.
L’emergenza tutela dopo il furto di Antonello da Messina
La necessità di un cambio di passo non è mai stata così evidente. Sebbene la macchina amministrativa si fosse mossa già nei mesi passati, l’attenzione mediatica seguita al doloroso furto delle opere di Antonello da Messina ha riacceso i riflessori sulle gravissime carenze di organico e sui problemi di sicurezza che affliggono i musei e i siti archeologici siciliani.
L’annuncio di un bando fino a 200 posti per rimpolpare le fila del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana – bloccato da ben 26 anni a causa del lungo stop legato all’accordo Stato-Regione – rappresenta una boccata d’ossigeno, ma rischia di trasformarsi in un’occasione sprecata. Secondo le associazioni, infatti, non si può programmare alcuna assunzione senza aver prima censito i reali fabbisogni degli istituti e definito i nuovi profili professionali.
Il caso: storici dell’arte e specialisti “esclusi” dalla Matrice
La mobilitazione era nata a luglio, quando AStArte aveva denunciato un paradosso tutto siciliano: la totale assenza della figura dello storico dell’arte nella nuova Matrice professionale della Regione. Un’anomalia per una terra che vive di cultura. Da quel momento è nato un tavolo tecnico con gli Assessorati delle Autonomie locali e dei Beni culturali per inserire non solo gli storici dell’arte, ma tutte le figure specialistiche necessarie alla salvaguardia dei siti.
“Senza questo atto riparatore – sottolinea Silvia Mazza, presidente di AStArte – non è possibile programmare correttamente alcun maxi concorso”. L’obiettivo è far entrare nei ruoli regionali archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, restauratori ed esperti di diagnostica applicata ai beni culturali, oltre a ingegneri e architetti. Un’esigenza di mappatura reale dei vuoti d’organico condivisa anche dall’assessore regionali Francesco Scarpinato, che ha confermato la necessità di uno studio specifico sul settore.
Il nodo del personale interno: vent’anni di demansionamenti
Salvare i beni culturali dell’isola significa heritage valorizzare chi, dentro quegli uffici e in quei musei, ci lavora già da una vita. Le sigle sindacali e associative pongono l’accento sulla vicenda dei vincitori del concorso per dirigenti tecnici del 2000.
Si parla di funzionari con background accademici di altissimo livello (dottorati, scuole di specializzazione) che da oltre due decenni subiscono un sostanziale demansionamento economico e professionale, occupando ruoli che non riconoscono le responsabilità e le competenze maturate sul campo. In vista della selezione di nuovi dirigenti, la richiesta alla Regione è chiara: attivare subito percorsi trasparenti di progressione di carriera.
Una riforma per il futuro della Sicilia
Il documento – firmato dai rappresentanti delle sigle tra cui Ilaria Miarelli Mariani (CUNSTA), Massimiliano Rossi (SISCA), Marcella Giorgio (ANA), Gianfranco Zanna e Tommaso Castronovo (Legambiente) – si chiude con un ultimatum politico: il maxi concorso non deve essere un semplice “tappabuchi” per le carenze di pianta organica, ma l’atto di nascita di una riorganizzazione complessiva del sistema. Solo legando a doppio filo le assunzioni alle reali competenze specialistiche la Sicilia potrà finalmente proteggere e valorizzare i suoi tesori.



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