Il sequestro è arrivato insieme alle misure cautelari. Mentre gli agenti della Digos della Questura di Siracusa notificavano le misure nell’ambito dell’inchiesta “Nexus“, sono stati acquisiti diversi supporti informatici, tra cui telefoni cellulari e personal computer, che ora passeranno al setaccio degli inquirenti. L’obiettivo è chiaro: trovare nuovi riscontri attorno al presunto comitato d’affari che, secondo l’accusa, per anni ha provato a pilotare gli affidamenti pubblici del Comune di Siracusa e del Libero Consorzio comunale.

Cosa cercano gli inquirenti

I dispositivi sequestrati potrebbero raccontare molto. Chat cancellate, contatti salvati, documenti: tutto materiale che, incrociato con le centinaia di pagine di intercettazioni già agli atti, potrebbe ricostruire l’ampiezza esatta del sistema e magari aprire nuovi scenari. La polizia giudiziaria punterebbe soprattutto a ricostruire i flussi di denaro e a verificare se il sodalizio abbia tentato di allargarsi oltre i nomi già noti.

Gli indagati e le loro posizioni

Al centro del presunto sistema c’è un carabiniere, finito in carcere, che, stando all’ordinanza del gip, avrebbe avuto un ruolo cardine in questo affare sporco: Salvatore Strazzulla detto “Luca”, appuntato capo dell’Arma in servizio alla Procura di Catania. Per gli inquirenti è il promotore del gruppo, l’intermediario tra politica e imprenditoria, il punto di riferimento “per ogni decisione”.

I Boscarino sono l’altra colonna portante: Massimo, amministratore unico, ai domiciliari, il nipote Giuseppe e i due Salvatore, 73 anni detto “Totuccio” ed il 47enne Per loro il ruolo era quello di portare a casa gli affidamenti: l’Ostello dei migranti di Cassibile, i lavori di riqualificazione, le manutenzioni stradali.

Il canale preferenziale sarebbe stato garantito, sempre secondo gli inquirenti, dalla politica. Concetta Carbone, anche lei ai domiciliari, assessore al Comune di Siracusa nel periodo in cui il Consiglio comunale era sciolto, poi rieletta consigliere e promossa vicepresidente del Consiglio, oltre a ricoprire la carica di consigliere del Libero Consorzio: per il gip sarebbe la “referente politico-istituzionale” del gruppo, colei che avrebbe gestito gli appalti e avrebbe fatto arrivare i lavori.

A completare l’articolazione dell’ente pubblico, Michele Dell’Aira, ingegnere tecnico comunale e Responsabile Unico di Progetto dei lavori dell’Ostello: per lui la contestazione di una tangente ricorrente, 200 euro a settimana “per cinque anni circa”, al punto che gli indagati lo chiamavano, nelle conversazioni, “lo stipendio”. L’ingegnere non ha ricevuto alcuna misura cautelare ma sarà sentito dal gip in occasione dell’interrogatorio preventivo.

Nove il totale degli indagati nel provvedimento del gip: ai sette già citati si aggiungono Tino Bugliarello, imprenditore edile di Sortino al centro della vicenda dei lavori stradali di Ferla, ed un esponente settore delle pompe funebri, chiamato a rispondere di corruzione elettorale, l’unico, tra loro, per cui non è stata chiesta la misura cautelare. Gli imprenditori hanno ricevuto il divieto per 12 mesi di esercitare attività imprenditoriale che consenta di chiedere contributi europei o statali.

L’origine dell’inchiesta

L’inchiesta, nata attorno al progetto “ACCA” contro il caporalato, un finanziamento da 1,6 milioni di euro per ampliare l’accoglienza dei lavoratori stagionali, con annesso un elenco di irregolarità certificate dal Ministero, dal frazionamento artificioso dei lavori ai pagamenti con Durc scaduto, si è allargata fino a lambire i vertici delle istituzioni territoriali.

La posizione dei sindaci

Francesco Italia, sindaco di Siracusa, e Michelangelo Giansiracusa, presidente del Libero Consorzio e sindaco di Ferla, compaiono più volte nelle ricostruzioni dell’accusa come obiettivi delle pressioni del gruppo. Su di loro, però, non pende alcun provvedimento cautelare ma Italia risulta indagato nell’inchiesta complessiva Nexus, avendo ricevuto, tempo fa, un atto giudiziario legato ad una proroga di indagini della Procura di Palermo. Ora tocca ai tecnici. I supporti sequestrati durante le notifiche parleranno, e dalle loro schede potrebbero uscire nuovi nomi, nuove conversazioni, nuovi pezzi di un quadro che gli inquirenti ritengono ancora incompleto.