Andrea Sempio esclude che l’impronta 33 sia sua. Il 38enne, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, ha parlato dell’inchiesta in due interviste, a Sky TG24 e al Tg1. Ha affrontato le prove, la possibile richiesta di rinvio a giudizio e il filone sulla corruzione. Secondo quanto si apprende, i suoi legali depositeranno domani le ultime consulenze, in vista della scadenza dei termini fissata per il 18 ottobre.

L’impronta 33 e la scarpa numero 44

«Secondo me l’impronta 33 non è attribuibile né a me né a nessuno. Anche volendola attribuire ad Andrea Sempio, è su un tratto del muro in cui altre persone hanno lasciato l’impronta della mano, perché semplicemente ci si appoggiava scendendo le scale. Sull’impronta 33 ci sentiamo abbastanza sicuri», ha detto Sempio a Sky TG24. «Noi escludiamo che sia la mia: quelle minuzie non le troviamo, né le mie né abbastanza minuzie in generale per attribuirle a qualcuno», ha aggiunto Sempio. «Crediamo di poter dimostrare che non fosse un’impronta insanguinata».

Sul numero di scarpa, la difesa dice di aver svolto accertamenti nuovi: «da quando ho 17-18 anni ho sempre avuto il 44. Su quell’impronta ci sentiamo molto forti perché abbiamo fatto esami finora mai fatti, con un tecnico calzaturiero che ha lavorato sul modello di scarpa attribuito all’assassino. Abbiamo coinvolto anche un esperto di un settore diverso: hanno lavorato alla cieca, senza essere in contatto tra loro, e sono arrivati allo stesso risultato».

Il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare

Sempio dice di aspettarsi la richiesta di processo. «Mi auguro di non arrivare al vero e proprio processo. Da un lato sono contento che finalmente sia stata chiusa l’indagine. Il fatto che ci sia una richiesta di rinvio a giudizio ce lo aspettiamo», ha spiegato a Sky TG24. «Spero di andare in fretta in aula, quantomeno in udienza preliminare, perché almeno lì potremmo discutere di tutto e magari spiegare tutto», ha aggiunto il 38enne. «Mi auguro di riuscire a concludere tutto in udienza preliminare. Preferirei affrontarla subito invece che stare in ballo altri tre anni».

Concetto ripetuto in serata al Tg1: «La richiesta di rinvio a giudizio ci sembra scontata. Noi porteremo i nostri temi in aula, quando sarà, e ci aspettiamo che il tutto venga affrontato con lo stesso livello di dettaglio».

Il timore dell’arresto e il filone sulla corruzione

Al Tg1 gli hanno chiesto se abbia il timore di essere arrestato. «Sì, l’idea di essere arrestato in qualche modo c’è sempre», ha risposto Sempio. «Ad esempio, non sappiamo ancora se sono coinvolto o meno nella vicenda della corruzione. Girava voce che fossi stato incluso anch’io in questa inchiesta, ma al momento non lo sappiamo. Io non so se quello può portare a un arresto o meno. Ma l’idea che possa esserci un arresto, quella c’è dal primo giorno».

A Sky TG24 ha precisato: «Al momento non so neanche se sono indagato per la parte della corruzione: abbiamo fatto richiesta per saperlo, dobbiamo ancora avere risposta».

Il filone riguarda l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. Era accusato di aver incassato denaro per favorire l’archiviazione di Sempio nell’inchiesta del 2017. La Procura di Brescia ha archiviato le accuse nei suoi confronti e ha trasmesso gli atti a Pavia. Nel fascicolo risulta ancora indagato il padre di Andrea, Giuseppe Sempio.

Sui contatti del 2017, Sempio ha detto: «Ho subito avvisato il mio avvocato, ho passato il contatto a lui e da lì non si è più saputo nulla».

I presunti depistaggi del Ris

La Procura di Pavia sta verificando anche presunti depistaggi dei carabinieri del Ris di Parma, che svolsero le indagini nel 2007. «Se ci sono stati errori, fanno bene a indagare e a valutare se hanno avuto un peso nella condanna», ha detto il 38enne. «Ad oggi non vedo errori nella nuova indagine, ma siamo ancora in ballo: qualora dovessimo riscontrarne, ci faremo sentire».

I video, i messaggi e la famiglia Poggi

Sempio è tornato anche sui video intimi di Alberto Stasi e Chiara Poggi: «non li ho mai visti, ho scoperto della loro esistenza quando la notizia è arrivata sui media. Tra noi amici Chiara era una figura distante, non facevamo parte della sua vita e non si è mai parlato di lei».

Sui messaggi attribuiti a lui ha dichiarato: «In nessuno di quei messaggi io glorifico lo stupro o ne parlo come di qualcosa di positivo, bisogna vedere qual era il tema della conversazione. Il messaggio è forte, lo capisco assolutamente, la stessa tematica si poteva trattare meglio. Alcuni sono stati recuperati da un vecchio hard disk del 2014, sono cose a cui neanche pensavo più».

Infine, un pensiero per i genitori di Chiara: «Sono due anni che sono qua che diciamo che soffro, ma loro hanno affrontato anni e anni e anni di processi. Quindi probabilmente la loro situazione è ancora più pesante della mia, poi loro comunque hanno perso una figlia. Mi sarebbe piaciuto incontrarli, non ho tanto da dire, ma manderei loro un abbraccio».