Un sistema di sorveglianza volto ad individuare le minacce infettive, coordinare gli interventi sanitari e ridurre i rischi legati alla circolazione internazionale delle persone. Palermo punta a diventare il primo laboratorio mediterraneo per la biosicurezza aeroportuale, con un progetto che coinvolge autorità sanitarie, mondo scientifico, istituzioni civili e militari e società di gestione degli aeroporti. L’obiettivo è superare la frammentazione delle competenze e costruire procedure comuni per affrontare eventuali emergenze biologiche. È il risultato atteso dal percorso avviato il 16 ottobre a Villa Malfitano Whitaker, dove si è svolta la conferenza The Palermo Declaration – A One Health approach to Mediterranean Air Borders Biosafety. Una giornata di confronto scientifico e istituzionale dedicata alle nuove minacce sanitarie e alla sicurezza delle frontiere aeree, promossa dalla Fondazione Human Biosafety Health ETS, insieme all’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia «A. Mirri» e all’Ordine dei medici di Palermo.
Al centro dell’iniziativa c’è la Palermo Declaration, il documento di indirizzo strategico che individua nell’aeroporto internazionale Falcone Borsellino il primo hub sperimentale per sviluppare e validare un sistema integrato di biosicurezza. La dichiarazione, alla quale il Comune di Palermo ha dato il proprio sostegno con una deliberazione della giunta del 9 ottobre, intende creare le condizioni per trasferire successivamente il modello anche ad altri aeroporti del Mediterraneo. Non si tratta di introdurre un nuovo sistema di controlli generalizzati sui passeggeri, ma di organizzare una rete di prevenzione e risposta che metta in comunicazione competenze finora distribuite tra soggetti diversi.
La Palermo Declaration e il sistema di sicurezza sanitaria negli aeroporti
Il principio della Palermo Declaration è quello della One Health, che considera interdipendenti la salute umana, animale e ambientale. Applicato agli aeroporti, punta a riconoscere le minacce biologiche e coordinare gli interventi tra autorità sanitarie, istituzioni, università e operatori aeroportuali. La dichiarazione rappresenta il punto di partenza per sviluppare procedure, non ancora un protocollo operativo.Tra i firmatari indicati nel programma figurano il sindaco Roberto Lagalla, il rettore Massimo Midiri, l’amministratore delegato di Gesap Gianfranco Battisti, la direttrice dell’Istituto zooprofilattico Francesca Di Gaudio, il presidente dell’Ordine dei medici Salvatore Amato e quello della Fondazione Human Biosafety Health Francesco Bongiorno. Coinvolti anche l’Arnas Civico e i rappresentanti del Comune e dell’ateneo. «Abbiamo voluto creare un momento di confronto istituzionale e scientifico su una sfida strategica: la biosicurezza delle frontiere aeree del Mediterraneo», spiega Bongiorno.
Il confronto ha approfondito il ruolo della Medical Intelligence e degli strumenti di Open Source Intelligence nell’individuazione precoce dei rischi sanitari. Tra i temi affrontati, le emergenze legate a Ebola, Marburg e altri virus pericolosi, il rischio di importazione dei contagi e le procedure di biocontenimento. Sono intervenuti nel programma esperti come Francesco Sidoti dell’Università dell’Aquila, Luca Zinzula della ShanghaiTech University e Paolo Zucca del Centro Biocrime del Friuli Venezia Giulia.Particolare attenzione è stata riservata all’esperienza dell’Aeronautica militare nel trasporto sanitario specializzato e nelle evacuazioni mediche MEDEVAC e STRATEVAC. Il confronto ha preso in esame anche il modello dell’aeroporto militare di Villafranca di Verona, come possibile riferimento per sviluppare procedure applicabili agli scali civili.
Dalla sorveglianza delle malattie infettive alla cooperazione internazionale
Le sessioni pomeridiane hanno approfondito gli aspetti organizzativi e sanitari del progetto. Dalla gestione delle emergenze biologiche complesse al ruolo dell’Enac, dagli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del ministero della Salute al coordinamento con il sistema di emergenza 118. Una parte dei lavori è stata dedicata alla continuità operativa degli aeroporti, che devono conciliare la tutela della salute con la necessità di garantire, per quanto possibile, la regolarità dei servizi. Un secondo filone scientifico ha riguardato la sorveglianza delle malattie infettive emergenti e delle zoonosi. L’Istituto zooprofilattico siciliano può contribuire con le proprie competenze nella ricerca veterinaria, nella biologia molecolare e nel monitoraggio degli insetti vettori di malattie. Nel programma è stata affrontata anche la collaborazione tra l’Istituto, la FAO e la WOAH, l’organizzazione mondiale per la salute animale, con il progetto STOR-REMESA rivolto alla cooperazione sanitaria tra i Paesi mediterranei.
Alla conferenza hanno partecipato al confronto anche rappresentanti del mondo medico algerino ed esperti internazionali di sicurezza, tra cui la società ADAS Aerospace Defense & Security degli Emirati Arabi Uniti. Una dimensione internazionale che risponde all’esigenza di costruire sistemi di prevenzione capaci di operare oltre i confini nazionali.L’iniziativa recupera inoltre un’esperienza maturata in Sicilia tra il 2014 e il 2018 durante la gestione delle malattie infettive negli sbarchi dei migranti, in un periodo segnato anche dall’emergenza internazionale Ebola. È da quel patrimonio di competenze che nasce la Fondazione Human Biosafety Health.
«Dall’esperienza sul campo ci siamo resi conto che una parte importante di quel patrimonio di conoscenze rischiava di disperdersi e dunque abbiamo deciso di inserirlo all’interno della fondazione», aggiunge Bongiorno. Durante la pandemia la rete ha contribuito alla formazione di circa 17mila medici sulle procedure di vestizione e svestizione dei dispositivi di protezione individuale, oltre a svolgere attività formative in presenza con le forze dell’ordine. Il progetto palermitano punta a trasformare queste competenze in un sistema stabile di preparazione, addestramento e cooperazione.
Dalla dichiarazione alla sperimentazione: le sfide per Palermo
La sfida adesso è tradurre la Palermo Declaration in procedure operative. L’aeroporto Falcone Borsellino sarà il primo centro sperimentale, ma restano da definire tempi, finanziamenti e modalità di attuazione. Il coinvolgimento di Gesap assume particolare rilievo perché introduce la prevenzione sanitaria nella gestione dell’infrastruttura, dalla sicurezza dei passeggeri al coordinamento con ospedali e servizi di emergenza.
Il progetto apre inoltre una prospettiva di cooperazione scientifica con gli altri Paesi mediterranei, anche se la possibilità di estendere il modello dipenderà dai risultati della sperimentazione. «La sicurezza non si costruisce inseguendo le emergenze, ma lavorando e cooperando per anticiparle», sottolinea Francesca Di Gaudio, direttrice generale dell’Istituto zooprofilattico della Sicilia.
Per valutare l’efficacia del sistema serviranno indicatori precisi: tempi di individuazione dei rischi, rapidità degli interventi e capacità di coordinamento tra le autorità. Il passaggio decisivo sarà trasformare l’intesa istituzionale in un modello stabile e verificabile, capace di fare dell’aeroporto palermitano un riferimento per la biosicurezza nel Mediterraneo.



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