Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Se vediamo i tavoli di consultazione delle coalizioni del centrodestra e del centrosinistra in Sicilia le donne sonno pressoché inesistenti. Sembra che ci sia una conventio ad escludendum del Fattore F, genere femminile, nonostante i capi dei due principlali partiti italiani appartengano a questo genere. Ci ha provato pure l’Unione Europea, mettendo soldi sulla crescita femminile con lo strumento Next Generation UE, ma in Sicilia non c’è traccia di nessun progetto a riguardo. E non è nemmeno questione da codice Tajani, sulla lunghezza delle loro gonne, sono considerate tout court per la politica siciliana inaffidabili. Sono riuscite ad imporre, con un patto trasversale tra vari partiti e sensibilità, l’obbligo di almeno 4 donne nelle giunte politiche, cosa pacifica istituzionalmente per legge in tutto il resto d’Italia, ma nei partiti che sono associazioni private il potere maschile è assoluto, e loro alle riunioni dove si devono decidere i vertici di una Regione non ci possono stare. Perché? Perché indipendentemente dalla lunghezza delle gonne è bene che non decidano nulla. Che poi magari vorrebbero imitare la Meloni ed indicare una donna a Presidente della Sicilia. Ma siamo pazzi?  Siamo l’ultimo baluardo del patriarcato e cediamo pure noi? Già è difficile mettere tanti maschietti insieme a decidere chi di loro deve vincere, o quantomeno partecipare,  figuriamoci se ci mettiamo pure le femmine. Non sia mai.

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