Azzerare la giunta, chiarire i rapporti politici sullo sfondo dell’inchiesta Nexus e presentarsi in Consiglio comunale con risposte “ampie, esaurienti e comprovate”. È l’ultimatum che il gruppo consiliare del Pd rivolge al sindaco di Siracusa, Francesco Italia, trasformando la bufera giudiziaria sugli appalti pubblici in una sfida politica alla tenuta della sua amministrazione.

I consiglieri Massimo Milazzo, Sara Zappulla e Angelo Greco hanno depositato una mozione di censura che, in assenza di spiegazioni ritenute sufficienti e dell’azzeramento della giunta, “vale quale formale mozione di sfiducia a suo carico”. La richiesta è di affrontare la vicenda nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 22 ottobre, con la partecipazione del sindaco.

Il terremoto giudiziario

Al centro dell’iniziativa c’è l’inchiesta Nexus, condotta dalla Procura europea di Palermo con il coinvolgimento della Digos di Siracusa, che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di tre persone: un carabiniere, un imprenditore e Concetta Carbone, vicepresidente del Consiglio comunale ed esponente politica di primo piano vicina a Italia.

L’indagine ipotizza, tra le altre contestazioni, un’associazione per delinquere e fatti di corruzione legati alla gestione degli appalti. Anche il sindaco risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta complessiva, ma non è destinatario di misure cautelari.

La rete degli appalti

È sul quadro dei rapporti tra politica e interessi imprenditoriali che la mozione del Pd insiste con particolare forza. I consiglieri riferiscono che l’inchiesta delineerebbe uno scenario nel quale, accanto alla consigliera coinvolta e al gruppo imprenditoriale che a lei avrebbe fatto riferimento, vi sarebbero altri consiglieri comunali e amministratori collegati ad altri gruppi economici, anch’essi interessati alla gestione degli affidamenti e degli appalti del Comune.

È una ricostruzione che, se confermata dagli accertamenti giudiziari, investirebbe ben più delle singole posizioni raggiunte dalle misure cautelari: chiamerebbe in causa il sistema delle relazioni politiche e amministrative attraverso cui vengono assegnati lavori e servizi pubblici. Per questo il Pd chiede che il sindaco chiarisca quali appalti e affidamenti siano stati assegnati ai gruppi imprenditoriali citati nell’inchiesta e se le relative procedure presentino irregolarità.

Le liste e il retroscena politico

C’è poi un passaggio della mozione che allarga ulteriormente il fronte della contestazione. I consiglieri scrivono che dalle pagine dell’inchiesta emergerebbe anche il ruolo di stretti collaboratori di Italia che, pur non ricoprendo incarichi politici, si sarebbero organizzati per “entrare in politica” e preparare una lista per le elezioni amministrative, con l’obiettivo, secondo la ricostruzione riportata nell’atto, di avere voce in capitolo nella gestione degli appalti pubblici.

È uno dei punti politicamente più delicati dell’iniziativa del Pd: il tema non sarebbe soltanto quello dei rapporti tra amministratori e imprenditori, ma anche quello della costruzione di liste e presenze politiche funzionali a incidere sulle scelte relative agli appalti. Si tratta di circostanze richiamate dai firmatari sulla base degli elementi dell’inchiesta, che dovranno essere verificate nelle sedi competenti e non equivalgono, di per sé, a responsabilità accertate.

“Aprire tutti gli armadi”

La contestazione diretta a Italia riguarda soprattutto la risposta istituzionale che, secondo i consiglieri, sarebbe mancata dopo l’esplosione del caso. Il sindaco avrebbe dovuto rassicurare immediatamente la città, impegnandosi ad “aprire tutti gli armadi del comune e fare chiarezza”.

La richiesta è concreta: verificare se le pratiche al centro dell’inchiesta presentino irregolarità amministrative, accertare se le procedure anticorruzione abbiano funzionato e rendere pubblici gli elementi utili a comprendere l’assegnazione degli affidamenti. “Tutto questo il sindaco non ha fatto”, contestano i consiglieri, denunciando un danno all’immagine della città e alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La giunta sotto esame

La mozione chiama Italia a rispondere anche delle proprie scelte politiche: avere individuato come alleati e nominato in giunta soggetti che, secondo la ricostruzione dei firmatari, avrebbero avuto contrasti legati alla gestione degli appalti di opere e servizi comunali.

Da qui la richiesta di azzerare immediatamente la squadra di governo. Non una semplice revisione degli equilibri della maggioranza, ma una discontinuità che il Pd pone come condizione per evitare la sfiducia.

 

Il passaggio in Consiglio

Il 22 ottobre sarà il primo banco di prova politico. Milazzo, Zappulla e Greco chiedono che Italia riferisca in aula sugli aspetti amministrativi e politici della vicenda, fornendo risposte documentate sulle procedure, sui rapporti richiamati nell’inchiesta e sul funzionamento dei controlli comunali.

La partita si sposta così dal terreno giudiziario a quello della responsabilità politica. Il Pd pretende chiarimenti e azzeramento della giunta; in mancanza di risposte giudicate adeguate, la censura si trasformerà in una mozione di sfiducia. Per Francesco Italia, l’inchiesta Nexus apre dunque un fronte che investe non soltanto la trasparenza degli appalti, ma anche le relazioni politiche e il funzionamento della maggioranza che sostiene la sua amministrazione.